7 Mag 2021

Caso o destino? Storia di un ritorno nella Calabria Che Cambia

Scritto da: Elisa Elia

Elisa è una giornalista che dopo anni vissuti in una grande città, Roma, ha sentito la necessità tornare nella sua terra d'origine, la Calabria. Casualmente – o forse no – nello stesso momento la redazione nazionale di Italia Che Cambia aveva deciso di focalizzarsi in particolare proprio su questa regione.

Quando mi sono ritrovata senza niente, dopo dieci anni di vita vissuta a Roma ed esperienze lavorative di qualsiasi tipo, ero in crisi. Chiariamoci: senza niente significa senza certezze. All’improvviso mi chiedevo, di nuovo, dopo anni passati a farlo: cosa volevo fare del mio futuro? Qual era la mia direzione? Ero destinata a sentirmi sempre come una piccola barca in mezzo alla tempesta?

Ero arrivata (e poi rimasta) a Roma perché per me rappresentava il sogno: una città piena di stimoli, dove il giornalismo (che era quello che sognavo di fare) si coniugava con la mia voglia di impegno sociale. Avrei potuto raccontare le lotte e così farne parte, dando il mio contributo. Avrei potuto puntare la mia macchina fotografica e dare forma a chi non ha spazio nelle narrazioni mainstream. Avrei potuto instaurare dei legami di fiducia grazie alla mia penna. Avrei potuto…Niente di tutto questo coincideva con la mia vita reale e con la mia necessità di costruirmi un’autonomia solida. L’idealismo era stato ben presto relegato soltanto a una parte della mia vita, mentre tutto il resto mi scorreva davanti agli occhi nell’attesa che io prendessi una decisione.

calabria che cambia 2

Finché non mi sono ritrovata a pensare alle mie origini e cioè alla Calabria, che è la terra da cui provengo. E scrivevo: “A volte mi viene voglia di tornare lì, per sempre. […] Sogno di poter tornare in una terra dove comunità non significhi necessariamente controllo, dove la gente impari a mobilitarsi per la propria autodifesa collettiva (e non individuale), dove vivere in mezzo alla natura non voglia dire isolamento, ma maggiori opportunità di una vita piena e condivisa”.

E all’improvviso mi sono detta: ma perché non lo faccio? Si era acceso un piccolo fuoco. Ogni tanto, però, una folata di vento troppo forte lo faceva spegnere. Anche se qualche scintilla continuava ad ardere, sotto la cenere. Cercavo delle risposte e intanto chiedevo: tu cosa fai in Calabria? Come hai portato avanti questo progetto? Ah sì, pensi che si potrebbe fare qualcosa del genere?

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Finché, durante le mie ricerche, non mi sono imbattuta in Daniel. Avevo lavorato tanti anni fa per Italia Che Cambia e avevo sempre apprezzato il progetto, che non era un semplice giornale, ma qualcosa di più. Proprio per questo volevo chiedere consiglio a lui, perché ne stimavo la persona e il lavoro.

Fra le tante cose, Daniel mi disse che nella lista c’era l’idea di creare Calabria Che Cambia. Una regione che li aveva affascinati, per la sua natura e per ciò che stava iniziando a muoversi. Perché sì, loro lo avevano visto: il famigerato cambiamento. Lo avevano visto in una terra tradizionalmente considerata arretrata, ferma e immobile (da chi, poi? Da quelli che ci vorrebbero a fare skype-call in cuffia mentre sfrecciamo in bici per le strade di Milano andando a recuperare il nostro panino al McDrive più vicino?).

Mi sembrava una coincidenza singolare il fatto che io volessi tornare in Calabria e che Italia Che Cambia volesse fare qualcosa proprio lì. Non era un progetto ben definito, si stagliava ancora sull’orizzonte del desiderio. Ma una mia eventuale presenza in Calabria avrebbe aiutato, mi disse Daniel. Insomma, all’improvviso un po’ di cenere si era spostata e pareva che qualche rametto si fosse riacceso.

calabria che cambia 1

E così sono partita. Fisicamente, con la testa e con il cuore. Ho iniziato a riscoprire la mia terra sotto un’altra luce, a valorizzare ciò che già c’era e che avevo sempre considerato mediocre, a conoscere nuove storie. Ho iniziato ad attraversarla e ogni chilometro percorso era un pezzetto significativo di quel viaggio. Addirittura, ho scoperto che c’era chi decideva di venire a vivere in Calabria da paesi come la Svizzera e l’Inghilterra, paesi dove “tutto funziona”…pensa tu!

Ho dovuto tenere a bada il mio idealismo, quella voce dentro di me che mi diceva che era tutto perfetto e che era quello che avevo sempre sognato di fare. Perché ovviamente no, non è tutto perfetto. Del resto, se già lo fosse, non ci sarebbe bisogno di alcun cambiamento, dentro e fuori di noi.

Adesso quel fuoco ha ripreso a bruciare e questa volta il vento, tipico della mia città, non fa altro che alimentarlo. E ancora mi chiedo: caso o destino? La risposta non ce l’ho. Lascio da parte ogni dubbio, perché so che la risposta verrà da sé.

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