22 Set 2021

Ulivi malati e biodiversità in pericolo: la Puglia non si avvelena!

Scritto da: Benedetta Torsello

Da oltre otto anni il territorio pugliese è assediato dal problema della batteriosi da xylella. L’epidemia degli ulivi ha trasformato il volto delle campagne, risalendo dalla punta meridionale estrema fino a lambire il barese, in un’avanzata drammaticamente inarrestabile. La moria di questi alberi – oltre a generare ingenti danni ambientali, economici, culturali e morali – costringe tutti noi a chiederci cosa si sarebbe potuto fare e cosa abbiamo ancora l’opportunità di cambiare di fronte a una catastrofe tutt’altro che inaspettata.

Puglia - I miei nonni non hanno visto morire gli ulivi. E non hanno neppure assaggiato quello che all’epoca non credevo fosse il nostro ultimo olio. I nostri alberi e quelli di molti altri si sono ammalati uno alla volta e del loro olio non ricordiamo neppure il sapore. Le campagne pugliesi ormai non hanno più lo stesso volto. Ettari di uliveti in Salento hanno preso le sembianze di uno sconfinato cimitero di alberi con i tronchi annodati dai secoli, spogli e inermi. E il fronte della batteriosi da xylella minaccia sempre di più le aree a nord di tale zona infetta.

In attuazione della Decisione dell’Unione Europea 2020/1201 del 14 agosto 2020, che abroga la vecchia normativa (Decisione 2015/789/UE), lo scorso aprile la Regione Puglia ha approvato in extremis un Piano di Azione contro la xylella per monitorare e contenere la diffusione del batterio e la proliferazione del vettore responsabile del contagio. La nuova normativa europea lascia finalmente agli Stati membri la libertà di non abbattere piante di interesse storico, scientifico e culturale. Essa prevede inoltre il ricorso a misure per il contenimento del contagio, specificando tra le altre cose che «si dovrebbero privilegiare per quanto possibile le soluzioni non chimiche».

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Ph. Benedetta Torsello

Sorveglianza del territorio, monitoraggio dei vettori, rimozione e distruzione delle piante infette, lotta al vettore: sono queste le azioni del Piano regionale contro la xylella. Tra gli obiettivi, oltre al contenimento della malattia, vi è in particolare la prevenzione della diffusione dell’organismo nocivo nelle aree ancora ritenute indenni. Come? Per la lotta al vettore – dallo stadio giovanile a quello adulto della sputacchina – le soluzioni individuate dal Piano prevedono da un lato l’obbligo di eliminare attraverso arature, erpicature, fresature, trinciature tutta la vegetazione erbacea spontanea su tutto il territorio regionale, a eccezione dei terreni con culture erbacee quali cereali, proteaginose, colture orticole, foraggere e floricole.

Dall’altro lato, è imposto l’obbligo di due trattamenti fitosanitari nelle aree delimitate di Monopoli, Polignano, Canosa di Puglia e nelle zone cuscinetto e contenimento della zona infetta “Salento”. Questi stessi trattamenti la Regione li raccomanda fortemente nell’area indenne e nell’area infetta “Salento”.

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Il Piano d’Azione non convince affatto per l’elevato rischio ambientale e sanitario che comporterebbe l’impiego ciclico e indiscriminato di erbicidi e pesticidi ad ampio spettro. Per questi motivi, il comitato “La Puglia non si avvelena”, capofila di un gruppo di 54 associazioni territoriali, ha promosso una petizione sostenuta da più di 6000 cittadini per abrogare il Piano. Il comitato denuncia aspramente le linee guida approvate dalla Regione, perché non sono state previste misure per salvaguardare l’agro-ecosistema degli ulivi pugliesi e sono state del tutto ignorate le indicazioni europee volte a privilegiare pratiche agricole più sostenibili, evitando se possibile il ricorso alla chimica.

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Ph. Benedetta Torsello

«Gli agricoltori sono stati abbandonati. Gli alberi sono stati totalmente abbandonati», denuncia Palma Nicoletta Blonda, ricercatrice del CNR e portavoce del comitato “La Puglia non si avvelena”. Sono parole amare e sconfortate le sue, mentre rilegge insieme a me le pagine del Piano d’Azione e soppesa i rischi ambientali, ecologici, alimentari a cui inevitabilmente andremo incontro.

In Puglia la foresta di ulivi con oltre 60 milioni di piante – in gran parte millenarie e secolari – è in serio pericolo. Inoltre le azioni proposte dal piano regionale appaiono in netto contrasto con il Green Deal europeo: come pensare di poter raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050, senza adeguate sperimentazioni per il recupero degli ulivi, capaci di immagazzinare CO2, in un territorio sempre più sulla soglia della desertificazione?

Nel Piano stesso si ammette che «una strategia di controllo a lungo termine basata soltanto sull’uso dei pesticidi non è sostenibile», anche perché la protezione degli ecosistemi e dei servizi ecosistemici ad essi correlati è prioritaria nella Nuova Strategia Europea sulla Biodiversità. Alcune sperimentazioni sull’efficacia di prodotti naturali sono state già avviate, come il caolino, utile nella riduzione di eventi di trasmissione di Xylella su uliveti (in Italia) e vigneti (in Portogallo).

«Altri studi di Marco Scortichini, dirigente di ricerca del CREA, hanno riportato risultati sorprendenti nel recupero di ulivi trattati con biofertilizzanti», prosegue la portavoce del Comitato. «Le analisi chimiche sui campioni di alberi hanno dimostrato una riduzione della carica batterica e una graduale ripresa delle funzioni produttive delle piante. Tali sperimentazioni andrebbero ampliate in termini di estensione delle aree e durata nel tempo».

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Pixabay

Preoccupanti i dati riportati dalla FAO nel suo “Rapporto sulla Biodiversità”, secondo cui «molte specie che contribuiscono ai servizi ecosistemici vitali per il cibo e l’agricoltura, compresi gli impollinatori, gli organismi del suolo e i nemici naturali dei parassiti, stanno rapidamente scomparendo». I pesticidi ed erbicidi previsti dal Piano approvato dalla Regione Puglia (Acetamiprid, Deltametrina, Fosmet e Spinetoram) senza certezze scientifiche di poter rallentare l’avanzata della xylella danneggiano altri insetti, come gli impollinatori, primi custodi della biodiversità. La crescente moria di api mellifere ha fatto mobilitare gli apicoltori pugliesi, che hanno firmato un ricorso al TAR per abrogare la delibera 538 del 6/4/21, sostenuti dal comitato “La Puglia non si avvelena” e da altre associazioni locali.

«Da ricercatrice, non posso non temere che si commettano gli stessi errori fatti nel Salento anche nel resto del territorio pugliese – prosegue Palma –: il sud Italia sta andando verso un graduale processo di desertificazione, accelerato da scelte sbagliate e in contraddizione con uno degli obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDG), quello che mira alla tutela di tutti gli ecosistemi terrestri».

Piantare specie di ulivo considerate resistenti alla xylella in regime di agricoltura intensiva non può considerarsi una strada percorribile per il futuro delle campagne pugliesi, perché comporterebbe un fabbisogno idrico insostenibile per il territorio, provato da decenni di pratiche agricole discutibili, che hanno impoverito la qualità del suolo, salinizzato le falde e quindi ridotto la resilienza dell’agro-ecosistema. Contrariamente a quanto disposto dal Piano d’Azione, cioè che “le erbe spontanee andrebbero preservate perché forniscono sostentamento attraverso le fioriture agli insetti impollinatori” .

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Ph. Benedetta Torsello

I trattamenti fitosanitari imposti dalla Regione inoltre porterebbero ingenti danni anche alle aziende agricole biologiche. Come si legge nel Piano infatti, “il raccolto successivo al trattamento non può essere commercializzato con riferimento al metodo di produzione biologico”. Tuttavia, pur avendo il Piano previsto la possibilità di integrare biopesticidi (olio di arancio), tali prodotti avvelenano ugualmente gli insetti impollinatori. Si dovrebbe, forse, iniziare a pensare a come convivere con la xylella, tornando ad occuparsi degli ulivi e riscoprendo le antiche buone pratiche agricole cadute in disuso con il graduale abbandono delle campagne.

Nel video realizzato dalla Regione per sensibilizzare i privati e le istituzioni sul tema della lotta alla xylella, un bambino immagina incredulo delle campagne senza ulivi. Purtroppo in molte aree della Puglia questo non è solo un possibile scenario futuro, ma il drammatico presente di una terra agonizzante. E mentre ascolto la voce di quel bambino, non riesco a smettere di chiedermi se è davvero stato fatto tutto il possibile per quelle campagne abbandonate a loro stesse, come cimiteri di alberi.

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