26 Nov 2021

L’Oasi del Nervia: un tesoro di biodiversità tra la cementificazione della costa ligure

Scritto da: Lorena Di Maria

In Liguria, tra i Comuni di Castelrosso e Ventimiglia, c'è un'oasi naturale che rappresenta un piccolo gioiello di biodiversità e natura. Si chiama Oasi del Nervia ed è una delle poche zone ancora non cementificate del ponente ligure. Un gruppo di giovani studiosi, esperti e appassionati di scienze naturali si batte da anni per tutelare quest'area; li abbiamo incontrati per farci raccontare la storia e i problemi che minacciano questo piccolo paradiso terrestre.

Si chiama Nervia, proprio come il fiume che termina la sua corsa buttandosi nel mar ligure. Vicino alla sua foce sorge infatti lei, l’Oasi del Nervia: una piccola ma ricchissima oasi faunistica di circa 5 ettari che, inserita in un’area naturale ancora più ampia, è parte di un Sito di Interesse Comunitario per la biodiversità.

Possiamo considerarla l’unica foce rimasta non cementificata – almeno per ora – nella provincia di Imperia, ma soprattutto una delle pochissime dell’intera Liguria. Abbiamo scelto di parlarvene poiché rappresenta un gioiello tanto prezioso quanto fragile, un ecosistema ancora intatto e incontaminato che noi tutti dobbiamo impegnarci a tutelare.

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Rudy, Enrico, Andrea e Giuseppe: “Tuteliamo e valorizziamo l’Oasi e il suo ecosistema”

L’Oasi del Nervia offre rifugio a moltissimi animali, soprattutto uccelli migratori che giungono qui in primavera. Le ridotte dimensioni del sito permettono di osservare gli animali anche da breve distanza e, aguzzando un po’ la vista, si possono contare più di 200 specie di uccelli selvatici: piccoli rallidi migratori come la Schiribilla e il Voltolino, diverse specie di aironi, anatre selvatiche e limicoli migratori. Addirittura è presente un insetto endemico che è possibile trovare soltanto in questo habitat, per non parlare della vegetazione, fitta e selvaggia.

L’Oasi, insomma, custodisce un habitat preziosissimo per tutte le specie vegetali e animali, purtroppo minacciato da diverse problematiche che tutti i giorni mettono a repentaglio la sopravvivenza delle sue specie. Per saperne di più abbiamo parlato con un gruppo di esperti che da anni si prende cura di questo angolo di paradiso e che ne conosce tutti i segreti.

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Sono Rudy Valfiorito, Enrico Carta, Andrea Floris e Giuseppe Citino: c’è chi, come Rudy, è guida naturalistica e rappresentante provinciale della Lipu, c’è chi è esperto di birdwatching, chi insegnante, chi laureato in scienze dei sistemi naturali, chi si occupa di divulgazione e chi di educazione ambientale con i bambini.

Loro si considerano degli “scappati di casa con la passione per la natura”, ma insieme formano un team imbattibile in fatto di conoscenza sul mondo naturale e del territorio su cui sorge l’Oasi del Nervia. Il loro impegno in quest’area è uno in particolare: valorizzare e tutelare l’Oasi, che custodisce in sé un valore naturalistico che per nulla al mondo può andare perduto.

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La nascita dell’Oasi del Nervia

Rudi l’Oasi del Nervia l’ha vista “nascere” negli anni ’80, ovvero quando è stata identificata come oasi “sulla carta”, senza però essere mai stata effettivamente gestita in modo adeguato per garantire la sua salvaguardia. Infatti, come ci viene raccontato, «ci troviamo ancora oggi ad avere una totale disattenzione verso questo luogo, pur essendo esso dichiarato area protetta. Quello che cerchiamo di fare è far conoscere il più possibile questa realtà perché diventi effettivamente protetta come in teoria dovrebbe essere secondo le normative vigenti nell’area».

La prima cosa che i nostri protagonisti stanno chiedendo è che le normative siano effettivamente applicate, perché l’Oasi del Nervia, oltre a essere un’oasi a livello provinciale, è anche una ZTS, ovvero Zona Speciale di Conservazione e per via dei grandissimi pregi dal punto di vista naturalistico rientra in un progetto europeo della direttiva Habitat.

La frammentazione degli ecosistemi

Uno dei problemi che sta maggiormente intaccando l’area dell’Oasi del Nervia è la presenza di una passerella, recentemente realizzata, che contribuisce ad aumentare la frammentazione degli habitat naturali. «Quello della frammentazione è uno dei maggiori problemi al mondo di perdita della biodiversità. Nel nostro particolare contesto locale inoltre, l’opera contribuisce all’arrivo di un grandissimo flusso di persone».

Il disturbo alla fauna selvatica è un aspetto che viene spesso sottovalutato, ma è allo stesso tempo una delle principali cause di scomparsa degli animali selvatici che per sostare, nutrirsi e riprodursi hanno bisogno di ambienti totalmente indisturbati. Se non vengono fatti rispettare i regolamenti e se non vengono applicate le necessarie misure di mitigazione, la situazione diventa drammatica dal punto di vista naturalistico. 

Quell’unica foce del fiume ancora incontaminata

Un altro aspetto che emerge dall’intervista è che il passaggio di persone, anche nelle zone soggette a divieto, rappresenta un forte elemento di disturbo, soprattutto per gli uccelli migratori, fra cui molte specie rare, che sono estremamente fragili. «Basta anche una sola persona che si avventuri sulla spiaggia o lungo gli argini per far scappare definitivamente dall’Oasi del Nervia le specie più sensibili. Oltretutto, ci sono specie tipiche dell’ambiente della spiaggia, come limicoli, sterne e gabbiani, che non possono trovare rifugio e sostentamento altrove».

Questo perchè la foce del Nervia, l’unica ancora relativamente naturale di tutta la provincia di Imperia, si trova su una delle rotte migratorie più importanti d’Europa: proprio in questo tratto di costa del ponente ligure transita la maggior parte degli uccelli che si trasferiscono periodicamente dall’Europa all’Africa e viceversa.

«Questo è un punto di eccezionale importanza naturalistica: senza di lui gran parte degli uccelli non ha letteralmente un posto dove posarsi e neanche semplicemente per riposare, azione fondamentale dopo aver percorso migliaia di chilometri. In questo modo si fa un danno non soltanto a livello locale alle specie stanziali, ma anche alla biodiversità dell’intera Europa, dal momento che la maggior parte di uccelli che sosta in quest’area proviene dall’intero continente».

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Essere orgogliosi di avere l’unica spiaggia totalmente protetta della Liguria

«Dobbiamo essere orgogliosi di avere l’unica spiaggia totalmente protetta della Liguria e farne un vanto della nostra zona». La spiaggia in questione è adiacente all’Oasi del Nervia e, come ci viene spiegato, è un ambiente importantissimo: le spiagge infatti custodiscono un particolare habitat di importanza prioritaria di conservazione secondo le normative europee: parliamo della cosiddetta “vegetazione annua delle linee di deposito marine”, costituita da quelle piante erbacee che crescono nelle aree sabbiose, in prossimità della battigia.

«Questo habitat, un tempo molto diffuso, è diventato negli ultimi decenni il più raro e minacciato della Liguria a causa proprio dell’eccessiva frequentazione umana delle spiagge e del continuo calpestio che impedisce alle piantine di germogliare e crescere. Evitare di passeggiare o prendere il sole in quei poco più di 100 metri, sul totale dei 350 chilometri di costa che abbiamo nella nostra regione – raccontano –  non appare poi una grave rinuncia».

L’Oasi del Nervia e la gestione dell’accoglienza dei migranti

Un’altra problematica che ha interessato l’Oasi nei mesi passati è stata la presenza di bivacchi di persone migranti. Il loro arrivo in quest’area è infatti il risultato della chiusura del centro di accoglienza nella città di Ventimiglia, che ha lasciato diverse persone senza un luogo in cui stare e le ha indotte a rifugiarsi nei pressi dei canneti sulla sponda ventimigliese del torrente.

Come precedentemente riportato in un appello sulla  pagina Fb e come ci viene spiegato da Enrico, Andrea, Giuseppe e Rudy, «oltre ad allontanare la fauna selvatica con la loro presenza, ne derivano un notevole inquinamento e degrado dell’area dovuti all’utilizzo di detersivi per il corpo e per gli indumenti che contaminano l’acqua, agli escrementi e all’abbandono di grandi quantità di rifiuti fra cui plastiche, bottiglie e vestiti usati».

«Altrettanto grave è la condizione insalubre e di pericolo in cui vivono queste persone, costrette a lavarsi con acqua inquinata, a non avere servizi igienici e ad essere costantemente esposte alle intemperie e al grave rischio delle alluvioni, che quasi ogni anno causa dei morti».

«È oltremodo evidente – concludono – che questa situazione non è sostenibile e non è degna di un paese civile. Per evitare questi problemi, oltre a chiudere gli accessi alle aree in questione, è necessario ripristinare un centro di accoglienza. Non è assolutamente questo il modo di tutelare l’area e allo stesso tempo di tutelare la vita di queste persone».

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I rapporti con le istituzioni: un percorso in divenire verso la tutela dell’area

Negli ultimi mesi il gruppo è riuscito a instaurare un tavolo di lavoro con il Comune di Castelrosso e Ventimiglia. L’idea è avviare un dialogo duraturo di progettazione per mettere in luce potenzialità e problematiche dell’area dell’Oasi del Nervia. «Da parte nostra ci sono l’impegno e la volontà assoluta di collaborare con le istituzioni e portare la nostra esperienza e competenza, con la consapevolezza che sono le amministrazioni a doversi occupare per prime della tutela di quest’area». 

Ad oggi Giuseppe, Andrea, Rudy ed Enrico stanno anche mettendo le basi per la creazione di una rete di associazioni con cui poter collaborare per avviare dei progetti di educazione ambientale che siano diversificati per differenti fasce di età.

«Compatibilmente con gli impegni lavorativi di ognuno, ci stiamo già impegnando da diversi anni a organizzare delle visite guidate, escursioni e attività di birdwatching con le scuole e la cittadinanza e vorremmo proseguire con ancora più partecipazione. Ci siamo resi conto che la mancata tutela di quest’area dipendeva essenzialmente dal fatto che la popolazione locale non ne conoscesse i pregi e di conseguenza anche le amministrazioni non le davano importanza, considerandola un’area degradata quando invece non lo è affatto. Bisogna insistere con l’educazione ambientale per far comprendere ciò che, intorno a noi, ha realmente valore».

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