24 Mar 2022

La storia a lieto fine di Nojdar, dall’Iraq al borgo di Badolato

Scritto da: Guerino Nisticò

Nojdar è un profugo kurdo giunto in Italia con la nave Ararat, protagonista di uno storico sbarco sulle coste calabresi negli anni novanta. Dopo mille peripezie in giro per l'Europa, lui e la sua famiglia hanno cominciato una nuova vita nel piccolo paese di Badolato. Una bella storia che vogliamo raccontarvi in un momento in cui empatia e disponibilità all'accoglienza possono fare la differenza.

Catanzaro, Calabria - Husseini Nojdar Majid, sposato con Sulaiman, è oggi un marito e padre felice e sereno con tre figli straordinari: un adolescente di quasi 15 anni di nome Majid e due femmine più piccole, la tredicenne Shan e Lana, di appena 6 anni. La sua è una di quelle storie da romanzo che vanno assolutamente raccontate.

Ad appena vent’anni, in fuga dall’Iraq in guerra, sbarca con la nave Ararat tra Badolato e Santa Caterina dello Ionio. È il 26 dicembre del 1997. Rimane a Badolato solo qualche giorno, ospite in un campo straordinario di primissima accoglienza, e poi con un gruppo di migranti kurdo-iracheni viene trasferito a Lamezia, dove soggiorna per diversi mesi in un campo di accoglienza gestito dalla Protezione Civile.

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Il 16 febbraio del 1998, dopo aver sostenuto l’audizione presso la Commissione Territoriale di Crotone, Nojdar ottiene lo status di rifugiato politico con relativi documenti e parte subito per la Svezia, dove incomincia una nuova vita facendo un sacco di sacrifici e lavorando in diversi settori economici, sia nel mondo dell’edilizia e sia in quello della ristorazione. Dopo diversi anni, decide però di spostarsi in Turchia, dove continua a lavorare e dove si sposa con l’attuale moglie Sulaiman, sua storica fidanzata irachena – rimasta in patria al momento della sua partenza per l’Italia – fino al 29 novembre 2004, data del loro matrimonio ufficiale. Dal loro amore nascono tre splendidi figli.

Husseini Nojdar Majid resta in Turchia fino al 2019, dove lavora nel settore edile e dei trasporti, e nel luglio dello stesso anno si trasferisce da solo in Italia, a causa dei nuovi problemi e delle tante difficoltà dovute alla guerra riesplosa in Iraq. Nell’aprile del 2021 gli viene riconosciuto l’asilo politico e approda nuovamente a Badolato tra maggio e giugno 2021.

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Qui ricomincia una nuova vita grazie al progetto SAI (ex Sprar) del CIR/Consiglio Italiano per i Rifugiati e del Comune di Badolato. Contestualmente, grazie al supporto legale dell’avvocato Antonino Laganà e alla mediazione culturale del giovane mediatore kurdo-iracheno Al Ibrahim Aydn Imad Ishaq, avvia le pratiche per il giusto e regolare ricongiungimento familiare con moglie e figli rimasti in Turchia.

Finalmente, verso la fine di gennaio 2022, si compie il loro sogno con l’atto finale della pratica di ricongiungimento familiare e con l’ingresso in Italia di tutta la sua famiglia con arrivo a Roma e successivo trasferimento nel borgo di Badolato. La famiglia di Husseini Nojdar Majid oggi vive in questo paesino calabrese – un microcosmo di globalizzazione sostenibile – assieme a tante altre famiglie africane e kurde e ad altri ragazzi iracheni e africani.

Ero arrivato qui nel 1997 da ventenne e ora sono ritornato con i miei 45 anni sulle spalle e con un’intera famiglia, per una nuova vita serena e tranquilla, dedicata alla concreta ricerca di pace

Questo crogiolo include ovviamente anche cittadini autoctoni e nuovi cittadini stranieri del borgo e Husseini Nojdar Majid ne fa parte, ospite di una delle tante case destinate al sistema e progetto SAI “C’era una volta a Badolato” di seconda accoglienza e protezione dei rifugiati politici e richiedenti asilo, il cui responsabile è attualmente il dottor Stefano Loiacono.

Per lui è partito anche un tirocinio formativo/borsa lavoro – grazie all’operatrice di progetto Cristina Cunsolo – e per la sua famiglia è stato predisposto un piano di inserimento e inclusione sociale. Intanto i piccoli sono stati iscritti presso le scuole locali, frequentano gli spazi e la sede con i vari servizi del CIR di Badolato e nel tempo libero vivono in libertà, armonia e serenità tra gli storici e nuovi cittadini del borgo che compongono la nuova comunità multiculturale e multireligiosa di Badolato.

badolato nomadismo digitale

«Voglio ringraziare immensamente Badolato e tutta la sua comunità», ci confida Nojdar. «Questo era e resta un paese accogliente e ospitale. La mia seconda casa e piccola patria. Un sentito e importante ringraziamento devo farlo all’avvocato Laganà, al dottor Loiacono e a tutti i responsabili e le operatrici del CIR e del Progetto Sai di Badolato.

Ritornare a qui dopo venticinque anni per compiere il ricongiungimento familiare è stato come realizzare un grande sogno. Ero e sono ancora molto emozionato. Ero arrivato qui nel 1997 da ventenne e ora sono ritornato con i miei 45 anni sulle spalle e con un’intera famiglia, per una nuova vita serena e tranquilla, dedicata alla concreta ricerca di pace, lavoro e futuro certo per me e per i miei cari».

Anche i figli e la moglie di Nojdar sono felici di essere qui: «Da Badolato parte una nuova prospettiva di vita presente e futura per noi, tutti assieme e uniti più di prima. I miei figli sono iscritti a scuola e io ho iniziato a lavorare a Davoli, grazie a una borsa lavoro del progetto di accoglienza.

Vedo con piacere che è partito favorevolmente quel processo di inclusione e interazione sociale di cui avevamo bisogno e a Badolato è più facile che in altri posti. I miei figli giocano in Piazza Castello e per le vie del borgo con bambini kurdi, africani, italiani e tanti altri, provenienti da tutto il mondo. Per ora restiamo qui, nella nostra piccola grande Kurdolato».

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