24 Mag 2022

La cosmetologa Gloriana Assalti: “Non vergognatevi del vostro corpo, valorizzatelo”

Scritto da: Brunella Bonetti

In una società dell'immagine che esige corpi perfetti, l'imperfezione può essere un atto rivoluzionario. Gloriana Assalti, farmacista ed esperta di cosmetologia e medicina estetica, riflette sulle motivazioni che spesso ci spingono a desiderare di cambiare il nostro corpo.

Roma, Lazio - Siate coraggiose, siate pazienti, siate costanti e arriverete a scoprire di voi stesse cose meravigliose fino a dire: «Io mi piaccio! Sono unica e meravigliosa». È questa la suggestione scaturita da un’intensa chiacchierata con Gloriana Assalti, specialista di medicina estetica, che ci ha raccontato qual è il vero scopo del suo lavoro e soprattutto quanto sia importante per ogni donna accettare il proprio corpo con tutte le sue meravigliose, uniche imperfezioni.

Gloriana è l’esempio di una donna naturale che, nonostante abbia mezzi e strumenti per rifare il proprio corpo, sceglie invece di accettarlo e di accettarsi così com’è, con pregi e difetti. Perché in fondo siamo un po’ tutte così: valiamo per quello che siamo e per come siamo.

Buongiorno dottoressa Assalti, mi racconti di lei e del suo percorso professionale come specialista di medicina estetica.

Innanzitutto dammi del tu! Mi sono laureata in farmacia, non per volontà, ma perché mi sembrava una sfida con me stessa per dimostrare che sarei stata in grado di fare cose che non mi erano congeniali. Dopo la laurea, soddisfatta di me stessa, ho lavorato come farmacista per venticinque anni, cercando di andare oltre il semplice compito di somministrare e vendere farmaci.

Nel momento in cui ho capito che quell’impiego stava perdendo di qualità, ho deciso di laurearmi in cosmetologia, una branca che ha sempre avuto un grande fascino per me. Poi mi sono accorta che tramite la cosmesi avrei potuto prevenire e vigilare anche alcune patologie. Così, grazie alla presidentessa della bioetica e dopo un master in tale disciplina alla Cattolica, ho cambiato totalmente mentalità e mi sono dedicata alle malattie oncologiche.

Cosa significa applicare la medicina estetica alle malattie oncologiche?

Oggi tutti pensano che quando si aiutano i pazienti oncologici basti cambiare il loro aspetto con il trucco: tutte cose che abbelliscono, anzi nascondono il loro corpo. Lo scopo della medicina estetica oncologica invece è quello di attenuare i danni della malattia e infondere coraggio nei pazienti fino a rendere possibile una convivenza con il loro stato.

gloriana assalti
Come si relaziona a loro?

Incoraggio le mie pazienti a fronteggiare la loro patologia, fino a conviverci, a testa alta. Fino a dire «io sono più forte di te e non mi vergogno del mio corpo». Capelli che si perdono, unghie che si rompono, la pelle che si screpola e tanti altri disagi fisici: le rendo consapevoli delle conseguenze fisiche della malattia e do loro gli strumenti necessari per affrontarle.

Dopo aver analizzato più di mille prodotti cosmetici, ho formulato un approccio e una pratica molto semplici: io mi avvicino a ognuna di loro e offro loro la possibilità di migliorare il proprio corpo senza camuffarlo e senza nascondere il proprio stato. Nella vita è tutta una questione di approccio e il mio scopo è offrire un nuovo e più consapevole approccio alla malattia.

Che differenza – a livello medico, ma soprattutto sociale ed umano – la medicina che pratichi tu e quella per rimodellare il proprio corpo per esigenze meramente estetiche?

Oggi ci si appropria in modo non corretto di questa disciplina. Quella che faccio io è una medicina sociale: un intervento cosmetico volto a ricostruire danni fisici, ma anche a rinforzare la fiducia in sé stessi e nel proprio stato di normalità, nonostante tutto. Molto spesso mi capita perfino di prevenire disagi fisici, così da non arrivare ad assumere quella che, volgarmente, si chiama “faccia da chemiota”.

Essendo una medicina sociale, io mi occupo di andare incontro a tutta quella situazione che fanno vivere male la malattia. La società non vuole gente malata, vuole camuffare la malattia come se non esistesse. Al contrario, io non mi limito a migliorare lo stato fisico, ma do a ogni paziente gli strumenti per non perdere la fiducia in se stessa.

Quanto incidono sull’utilizzo della medicina estetica la moda, la comunicazione e i messaggi martellanti dei mass media su come dovrebbe essere il corpo delle donne?

Purtroppo incidono molto e male. Ad aggravare la situazione c’è il sentito dire che tutti i medici possono fare medicina estetica, anche senza specializzazioni, trasformando in modo disastroso una donna malata e aggravando anche il suo stato psicologico, oltre che quello fisico. Anche la pelle è un organo ed esistono i medici specializzati per intervenire su tale organo. E questo faccio io, ogni giorno in ospedale.

A cosa serve invece ciò che fai tu?

Se parliamo di una malattia sociale come il tumore, la medicina sociale e la cosmetologia che attuo io permettono di andare in giro pelate, ma a testa alta. Il mio scopo è innanzitutto parlare con ogni paziente, capirne il problema e non tanto modificare il suo corpo, ma cercare di valorizzarne le caratteristiche, mettere in risalto le proprie, uniche bellezze, per permettergli di accettare la propria persona. Perché quando ci accettiamo e valorizziamo ciò che abbiamo, riusciamo a vivere meglio in primo luogo noi stessi, ma anche le persone che ci sono attorno, la nostra comunità.

La società non vuole gente malata, vuole camuffare la malattia come se non esistesse

Ti è mai capitato di cambiare la vita delle tue pazienti? Raccontaci qualche episodio particolare.

Si, mi è capitato e ogni volta è meraviglioso. Una volta una paziente oncologica mi ha fatto chiamare e mi ha chiesto di non farla morire brutta. La sola idea di avere il suo corpo devastato, anche se da morta, la terrorizzava. Poi lei non è morta e ora accetta il suo corpo così com’è. Cerco di accogliere ogni paziente nella sua unicità: con me non devono giustificare il proprio stato, non devono nascondere la malattia. Mi sforzo di capirli e offrire loro la possibilità di accettarsi e valorizzare le proprie caratteristiche.

Perché, secondo te, sempre più persone si rivolgono alla medicina estetica?

Perché – è evidente – viviamo nel mondo dell’apparenza, della falsità e dell’immagine. Un’immagine di bellezza e ricchezza che sembra l’unico modo per farsi spazio nella società. In questo senso forse io vado controcorrente e umanizzo i propri difetti fino a farli diventare caratteristiche speciali ed uniche.

Cosa consiglieresti alle Moderne Persefone, soprattutto a quelle che pensano di ritoccare il proprio corpo per sembrare più belle, più giovani e sentirsi più accettate?

Ognuna di noi, attraverso il proprio lavoro, trasmette sé stessa. Io stessa, per anni, non mi sono sentita accettata. Ho vissuto per anni un forte senso di inferiorità. La mia rivincita è stata una ricostruzione molto lenta e un percorso di valorizzazione proprio delle parti che non mi piacevano. Ma questo mi ha portato, oggi, ad avere una positiva considerazione di me e a riuscire a infondere nelle mie pazienti la stessa stima e il rispetto del proprio corpo. Anzi, della propria persona. È un processo difficile, durante il quale si può cadere. Ma il coraggio, la pazienza e la costanza premiano e regalano soddisfazioni meravigliose.

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