3 Mag 2022

Maso Riol, il sogno realizzato da quattro giovani con la testa sulle spalle e le mani nella terra

Scritto da: Sara Anfos

Rami protesi verso il cielo e radici saldamente ancorate a terra. Il sogno di Camilla, Massimo, Nadja e Silvan è come un albero: solido ma ardito. Con costanza lo stanno realizzando, dando nuova vita a un vecchio maso abbandonato sulle montagne altoatesine. Scopriamo la loro storia grazie a NOWA, partner di Italia Che Cambia nel territorio dell'Alto Adige.

Bolzano, Trentino Alto Adige - Durante il lockdown del 2020 in tanti abbiamo sognato di vivere fuori dalle città, in mezzo alla natura, di tornare ai ritmi dell’agricoltura. Di farlo insieme a persone che condividano la nostra stessa filosofia di vita. In tutta Europa e nel mondo le realtà comunitarie sono cresciute e si sono moltiplicate. Non in Alto Adige però, dove da anni diversi gruppi e associazioni cercano di supportare persone e famiglie che decidono di avviare un progetto comunitario. Ma finora nessuno di questi progetti era arrivato davvero alla linea di partenza.

Sono stati Camilla e Massimo da Bressanone e Nadja e Silvan da Vipiteno, due coppie di giovani ragazzi, che dalle parole sono passati ai fatti. Si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di realizzare il loro sogno di una vita sostenibile, significativa, nella pace e nella bellezza delle montagne altoatesine. Li andiamo a trovare al vecchio maso Riol, rimasto abbandonato per più di cinquant’anni. Ora l’hanno preso loro in affitto dall’Abbazia di Novacella per farne la loro nuova casa.

maso riol

Salita la strada montana e usciti dal bosco, ci si apre una vista che lascia davvero senza fiato. Il maso Riol è isolato, immerso fra prati davvero immensi e circondato da monti boscosi. Non avevamo ancora mai visto posto più bello. Ci accoglie Massimo, che sembra felice di vederci e ci conduce attraverso il prato scosceso al vecchio maso, dove la sua fidanzata Camilla ci sta aspettando insieme a Nadja e Silvan.

Li conosciamo. Massimo è un fotografo ed educatore in un asilo nel bosco, Camilla lavora in un’associazione attiva nel campo della sostenibilità, Nadja è una fotografa di animali selvatici con una vera passione per la fauna, mentre Silvan è un mastro muratore. Rimaniamo stupiti dalla serenità che emanano e dalla loro chiarezza di spirito. Non sono sognatori sprovveduti, ma giovani con le idee chiare, consapevoli del lavoro che li aspetta.

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Hanno un progetto preciso pensato fin nei minimi dettagli che, oltre alla coltivazione biologica di erbe aromatiche e frutti di bosco, è concepito come un progetto di vita multifamiliare, all’insegna dell’autosufficienza e della sostenibilità. Un progetto circolare che riprende e reinterpreta il sapere e il saper fare antichi in chiave innovativa.

Camilla, Massimo, Nadja e Silvan si sono preparati molto prima di iniziare la loro avventura. Hanno studiato le tecniche di coltivazione più appropriate, si sono documentati sui tipi di piante e sulle razze di animali originari di queste montagne, quelle più resistenti e adatte alle condizioni. E hanno voluto incontrare i membri della famiglia contadina che, più di cinquant’anni fa, viveva nel maso che stanno per rivoluzionare.

Sono stati proprio i figli, ormai grandi, degli abitanti originari di maso Riol ad illustrare ai ragazzi la funzione dei vecchi strumenti che sono rimasti qui. Hanno spiegato loro come usare gli attrezzi per mietere i prati, quelli per costruire e quelli per riparare, quelli per il raccolto, il piccolo mulino nella stanza del pane, il grande contenitore per la pasta madre, la graticola per riporre lo Schuttelbrot – il pane secco contadino che si conserva per mesi – la stanza per affumicare i salumi, la stanza per conservare i preparati. Un grande piccolo mondo in cui si creava tutto, si trasformava tutto e, sapientemente, non si buttava nulla.

Non sono sognatori sprovveduti, ma giovani con le idee chiare, consapevoli del lavoro che li aspetta

Camilla, Massimo, Nadja e Silvan sono riusciti a fare tantissimo in così poco tempo, ma così tanto deve ancora succedere. Li abbiamo incontrati la prima volta quasi un anno fa, all’inizio del loro progetto, quando il maso Riol doveva essere completamente ristrutturato. Stavano facendo i primi test di coltivazione e stavano mettendo a punto gli spazi e i loro ruoli.

Da allora siamo andati a trovarli altre volte. Nel frattempo hanno deciso di allevare pecore invece di maiali, hanno ristrutturato gran parte del maso con le loro mani e hanno passato il loro primo inverno lassù, isolati, circondati di neve e bellezza. Vi racconteremo man mano tutto il miracolo che il loro progetto di vita e di lavoro continuerà a crescere. Alla prossima parte della storia!

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