16 Mag 2022

“Dal lato all’altro della finestra di una RSA, il telefono ci unisce”

Scritto da: Lorena Di Maria

Walter e Sabino sono parenti. A distanziarli è una finestra, che separa la stanza di una RSA dal mondo al di fuori. Così il fotografo Massimo Divenuto ci mostra, attraverso una foto e il suo racconto, uno spaccato di vita durante la pandemia. Un pezzetto di storia che molti hanno vissuto sulla loro pelle e che affronta il tema dell’isolamento, della distanza e delle speranze da un lato all’altro di una finestra.

Torino - Massimo Divenuto è un artista, fotografo e designer. Tempo fa ha scritto un breve brano per accompagnare una foto che la sorella aveva scattato nel dicembre 2020. Una foto che racconta una storia – quella dei suoi familiari – e al tempo stesso è anche la storia e il vissuto di migliaia di anziani ospiti nelle RSA, che, come vi abbiamo raccontato in questo articolo, durante questi due anni di pandemia hanno vissuto il dramma della distanza dalla propria famiglia. La storia di figli e nipoti che, nella più totale impotenza, hanno trovato le parole per descrivere il loro vissuto durante questi anni difficili.

Il testo che abbiamo riportato fa parte del progetto Scatti Telefonici e parla di Sabino e Walter, rispettivamente padre e suocero di Massimo Divenuto. Come ci viene raccontato, «è un nome un po’ vintage, in quanto riprende i vecchi scatti che si utilizzavano un tempo per contare i consumi delle bollette telefoniche, mentre oggi gli scatti sono quelli fotografici che siamo soliti fare con i nostri smartphone».

Come sappiamo, dall’inizio della pandemia le RSA sono state duramente colpite, in particolare per la vulnerabilità e la fragilità delle persone ospitate e per le scelte dettate dal tentativo di ridurre i rischi di contagi. Per questo le testimonianze, come quella di Massimo, sono preziose: perché anche solo una foto rubata nella quotidianità della vita ci sa parlare di distanza, di isolamento dai propri familiari, di amore e di speranza.

Walter e Sabino1
SCATTI TELEFONICI: LA STORIA DI SABINO E WALTER

«La foto in questione fu scattata da mia sorella che prontamente provvide ad inviarmela con mia piacevole ed emozionante sorpresa. Il giorno prima mi aveva accennato che avrebbe portato nostro papà a far visita a mio suocero, anche se tutti sapevamo che non avrebbero potuto incontrarsi di persona in quanto quest’ultimo era ospite di una RSA. La foto, molto rudimentale in quanto scattata con il telefono, fissa per sempre un’immagine e concentra in un fotogramma la realtà del momento storico che stiamo vivendo».

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«Quello di sinistra “libero” è mio padre, si chiama Sabino e a fine ottobre ha compiuto 80 anni. Quello di destra, “ai domiciliari” dietro la finestra del piano rialzato, è mio suocero e si chiama Walter, anche se in realtà il suo nome di battesimo è Giuseppe, perché nato proprio nel giorno di San Giuseppe e di anni ne ha 81. Per entrambi, l’anno che sta volgendo al termine è stato molto complicato. Sabino ha subito un intervento abbastanza invasivo per colpa del suo piede diabetico e purtroppo deambula con qualche difficoltà. Walter da quest’anno è ospite di una delle tante RSA sparse per la città di Torino e in questi giorni è costretto a rimanere chiuso in struttura per motivi di sicurezza.

La loro è una storia abbastanza comune e per questo straordinaria. Entrambi sono stati costretti a lasciare la loro terra, anche se per motivi differenti. Sabino, come tanti altri, ha lasciato la Puglia negli anni di gloria della Fiat, per arrivare a Torino a fine anni ’60. Walter invece ha raggiunto sua figlia dalla provincia veneta e il suo soggiorno in RSA, nonostante la scelta obbligata e dolorosa, è sempre stato leggero e piacevole. È libero di uscire quando e come vuole e quando non può farlo evade leggendo i libri che gli portiamo di volta in volta. Entrambi hanno perso le rispettive mogli ma non si sono abbattuti o meglio hanno saputo reagire.

La storia di figli e nipoti che, nella più totale impotenza, hanno trovato le parole per descrivere il loro vissuto durante questi anni difficili

Grazie alla tecnologia basica di un telefono cellulare – non smartphone perché a detta loro è troppo complicato – si sono sempre tenuti in contatto, ma questa volta Sabino ha insistito per vederlo di persona una volta libero di uscire senza giustificazione. In tempi di video chiamate e video call, la foto testimonia che esistono anche le vivo call, ovvero le chiamate al telefono ma fatte di persona dal vivo o dal vero, appunto, guardandosi negli occhi o, come direbbe Jerry Calà, “face to face”, anche se attraverso un serramento con vetro camera. Sempre dalla foto si evince che Sabino, quello “libero”, indossa la mascherina correttamente, dimostrando più prudenza o forse semplicemente per rispetto delle regole del mondo esterno.

Walter invece, quello ai “domiciliari”, gioca sempre a fare un po’ il ribelle, forse grazie anche al suo temperamento veneto. La sua mascherina è lì appesa come se dovesse volare via con una folata di vento e sua figlia, da buona e ligia farmacista, non perde occasione di rimproverarlo. Spesso lo troviamo al Valentino a passeggiare con la mascherina sulla bocca e il naso di fuori. Walter aspetta solo di poter nuovamente uscire, anche se fa molto freddo. Libero di passeggiare al Valentino, con il sacchetto di arachidi (da lui chiamate “bagigi”) per i suoi amici scoiattoli che ormai lo conoscono e lo aspettano. Libero come un cacciatore di aquiloni, il libro che sta leggendo in questi giorni».

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