7 Giu 2022

MuratiVivi: “Vogliamo liberare i tesori nascosti nell’arsenale militare spezzino”

Scritto da: Valentina D'Amora

Riconvertire le zone militari in disuso in aree produttive utili alla città di La Spezia e ai paesi limitrofi. Questo è l'obiettivo dell'associazione MuratiVivi, che si batte per la bonifica e la riconversione delle aree militari. Ora ha in progetto l'avvio di un grande scavo per riportare alla luce ciò che resta dell'antico borgo marinaro su cui è stato costruito l'arsenale.

La Spezia - C’era una volta un borgo marinaro affacciato sul mar ligure, fatto di pescatori, di vita semplice, di giornate di sole e di labbra salate. Oggi invece c’è una frazione di La Spezia che non vede più il mare da oltre 150 anni. «Siamo rimasti senza accesso al mare e pure avvelenati», spiega Willam Domenichini dell’associazione MuratiVivi, che mi racconta che al posto di quella borgata ora c’è l’arsenale militare fatto costruire da Cavour.

L’unico accesso al mare adesso è contingentato: «Si tratta di un piccolo enclave a cui si accede passando per la base con un pass, per attraversare la porta Marola. Da qui si raggiunge una banchina dove sono attraccate alcune piccole imbarcazioni, ma non è un accesso al mare degno di questo nome».

A dividere il paese dall’area militare c’è un muro di cemento armato alto quasi quattro metri e protetto da filo spinato, che oggi racchiude anche zone non più necessarie alle esigenze produttive dell’arsenale. Ed è proprio per questo che MuratiVivi si batte: perché vuole che l’identità di Marola si riconnetta alla sua antica tradizione marinara, ormai quasi del tutto smarrita dopo il 1860, e per restituire alla cittadinanza spazi in disuso. «Occorre farlo per valorizzare la nostra storia e costruire il futuro della città», sottolinea Domenichini.

marola manifestazione a mianto
LA STORIA

L’associazione è nata poco più di dieci anni fa grazie all’intraprendenza e alla determinazione di un gruppo di abitanti di Marola, la prima borgata che si incontra quando da La Spezia ci si affaccia verso Portovenere. La storia marolina è particolare: si tratta infatti di uno dei primissimi nuclei abitativi del Golfo dei Poeti e se ne ha traccia anche in alcune mappe presenti in Vaticano.

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

Vorresti leggere più contenuti come questo? 

Articoli come quello che hai appena letto sono gratuiti e aperti, perché crediamo che tutti abbiano il diritto di rimanere informati. Per questo abbiamo scelto di non nascondere i nostri contenuti dietro paywall, né di accettare contributi da partiti o aziende compromesse. Per continuare a farlo abbiamo bisogno del tuo contributo. Fai la tua parte, aiutaci a costruire un’informazione sempre più approfondita.

«La decisione del Governo Cavour di costruire nell’area del borgo l’arsenale della Marina militare italiana portò a una serie di conseguenze, prima tra tutte l’aver trasformato La Spezia da piccolo borgo marinaro a città vera e propria». A seguito dell’apertura dell’arsenale ci fu uno spostamento fisico di molti edifici verso la parte collinare e Marola è rimasta di fatto “murata viva”: «Noi ora vogliamo recuperare la storia della nostra città, far comprendere a tutti i nostri diritti, per essere riconosciuti come cittadini che hanno dignità e coltivano speranze per un futuro migliore».

Marola

Per far questo i MuratiVivi stanno portando avanti una serie di battaglie civiche relative ai rapporti che ci sono attualmente tra la marina militare e la cittadinanza, spesso declinate sotto il profilo della sostenibilità. William mi racconta che da parte della Marina vengono portate avanti diverse attività a pochi metri dalle abitazioni civili, come le esercitazioni degli elicotteri che a inizio maggio hanno sfiorato i tetti delle case di Marola o le attività in mare: «Si trovano su un piano borderline, perché lo stazionamento dei navigli in banchina comporta un certo numero emissioni atmosferiche, che ricadono sulla qualità dell’aria di chi vive in zona».

IL COMPLESSO DI SAN FRANCESCO GRANDE

Al momento sotto i riflettori dell’associazione c’è il progetto di recuperare il complesso quattrocentesco di San Francesco Grande e avviare uno scavo per riportare alla luce ciò che resta della chiesa di San Maurizio, risalente all’alto medioevo, e dell’antico borgo di Marola. Preziose testimonianze del passato che si trovano a pochi passi al di là del muro dell’arsenale. A proporre lo scavo Piero Donati, storico dell’arte ed ex sovrintendente dei beni culturali, e ad appoggiarlo una costellazione di personalità del mondo accademico ma anche associativo che sconfina la Liguria stessa.

Noi ora vogliamo recuperare la storia per costruire il futuro della nostra città

La documentazione raccolta e l’appello con tutte le firme sono stati consegnati al Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che si è mostrato interessato all’iniziativa. «Sono passaggi che spesso non hanno la velocità che ci si auspica, ma si spera portino all’obiettivo: La Spezia ha diritto a recuperare i suoi spazi e portare alla luce i suoi tesori, anche per costruire una rete turistica che punta sulla qualità e non sulla quantità».

E la missione di recupero di queste bellezze sepolte potrebbe portare a una svolta proprio sul piano dell’offerta: «Il sito potrebbe essere inserito in un itinerario percorribile in una giornata che comprenda anche il santuario dell’Acquasanta e la trecentesca chiesa di Santa Caterina di Campiglia», rimarca Piero Donati. Grazie ai MuratiVivi i marolini stanno crescendo come cittadini, stanno riscoprendo la comunità e una visione della città nuovamente a vocazione marina.

Articoli simili
What a festival: un appuntamento per ripensare il ruolo dei grandi eventi in Sicilia
What a festival: un appuntamento per ripensare il ruolo dei grandi eventi in Sicilia

Barbara Cassioli racconta a I(n)spira-Azioni il suo viaggio a piedi e senza soldi attraverso l’Italia – #10
Barbara Cassioli racconta a I(n)spira-Azioni il suo viaggio a piedi e senza soldi attraverso l’Italia – #10

Educazione territoriale: il ruolo dell’educatore nel sostegno di ragazzi e bambini
Educazione territoriale: il ruolo dell’educatore nel sostegno di ragazzi e bambini

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Fa molto caldo – #553

|

Wagner Group: cosa sappiamo della milizia privata che combatte fra le fila russe (e non solo)?

|

Francesca Cinquemani torna al sud per coltivare lavanda e rilanciare la sua terra

|

Queen of Sheba: una coppia di naturalisti sulle tracce di una rara orchidea australiana

|

Confcooperative, la giornata delle cooperative e alcune novità dal mondo che unisce comunità ed economia

|

Friend of the Earth, in missione per salvare dall’estinzione il lemure cantante del Madagascar

|

Homers: con il co-housing la rigenerazione urbana si fa comunità – Io Faccio Così #358

|

È nata Robin Food, la cooperativa di rider sostenibile che vuole rivoluzionare il mondo delle consegne