20 Lug 2022

In viaggio con The Climate Route attraverso i Balcani fra carbone, nucleare e attivismo ambientale

Grazie alle parole di Camilla Tuccillo, che sta partecipando alla spedizione, riviviamo le emozioni, le scoperte e le riflessioni emerse dalla prima parte del viaggio di The Climate Route APS verso oriente alla scoperta degli effetti del cambiamento climatico. Sulla rotta balcanica il gruppo ha fatto diversi incontri, visitato centrali nucleari e a carbone e avuto modo di riflettere sul concetto di transizione energetica.

La spedizione di The Climate Route ha superato la soglia di metà viaggio. Lasciata l’Italia e superati i Balcani, i/le routers sono nel cuore della Turchia e quasi pronti per dirigersi in Georgia prima e in Azerbaigian poi. Il viaggio non è facile – il tempo è centellinato, gli spostamenti spesso scomodi e il riposo mai abbastanza – ma le esperienze che stanno vivendo sono forti e riescono a fornire loro tutta l’energia necessaria.

Stanno incontrando persone che, nonostante siano molto diverse tra loro per età, percorso di studi, tipologia di lavoro e motivazioni, hanno fatto una stessa scelta di vita: prendersi cura del nostro Pianeta. Una delle tematiche più frequenti è quella dell’energia: posto che la una transizione energetica sia non solo necessaria ma addirittura indispensabile, come si può fare in modo che sia anche giusta? Quali sono le priorità che guidano questo cambiamento?

the climate route balcani 2
GRIGI E PUNTI DI VISTA

Dalle comunità energetiche all’energia nucleare alle centrali a carbone, i volontari e le volontarie di The Climate Route hanno ascoltato opinioni e idee tanto forti da far mettere in discussione le proprie. Scoprire che esistono tanti punti di vista per guardare una stessa cosa è sempre interessante e spesso edificante.

Una delle prime tappe ha condotto la spedizione in un Comune – Ponte Nelle Alpi, in provincia di Belluno – dove grazie all’impegno dell’attuale assessore all’ambiente è nata una comunità energetica in continua crescita. Produrre energia grazie a dei pannelli solari sopra le proprie teste, auto-consumarla, condividerla e quindi svincolarsi dalla rete di distribuzione ha numerosi vantaggi tanto dal punto di vista ambientale – meno utilizzo di fonti fossili in primis – quanto da quello economico – soprattutto se l’energia prodotta si può accumulare e riusare al momento del bisogno.

Passando da un Paese all’altro e da una “scala” a un’altra, in Slovenia i viaggiatori e le viaggiatrici sono stati in visita alla centrale nucleare di Krsko. Tale centrale attualmente produce circa il 20% dell’energia slovena e circa il 16% di quella croata. Alcuni dipendenti ci illustrano come questa forma di energia debba essere inclusa all’interno della transizione energetica se si vuole davvero tenere la temperatura globale al di sotto dei 2°C entro la fine del secolo. Non si sentono attivisti, ma ciò che motiva il loro lavoro quotidiano li accomuna: provare a salvarci.

Esiste una scelta giusta? La spedizione di The Climate Route ci sta dimostrando proprio il contrario. Il bianco e il nero sono colori difficili da dimostrare, anche se sono molto facili da scegliere perché guidati dalla parte più irrazionale di noi. Spesso la complessità delle situazioni e delle relazioni al loro interno impongono una scala di grigi non immediatamente comprensibile.

IL TEMPO ZERO DELL’AMBIENTALISMO

La tappa in Serbia è stata dedicata alla questione principale della crisi climatica in atto: l’utilizzo di fonti fossili. Il 70% dell’energia del Paese, a oggi, deriva ancora dal carbone e di questa la maggior parte dalla centrale di Kostolac, situata subito fuori la capitale Belgrado. I/le routers hanno visitato questo luogo e solo così hanno compreso la vastità del problema e le difficoltà della Serbia ad affrontare una transizione energetica.

Al di fuori delle mura ben sorvegliate della centrale ci sono delle case abitate, un locale spesso aperto, bambini che giocano a basket e anziani che prendono il sole sulle rive del fiume inquinato. Praticamente tutti gli abitanti della città e gran parte dei serbi lavora in questo settore; cosa succederebbe se il cambiamento avvenisse adesso? Il sentore è che il Governo non abbia un piano preciso: il tema del cambiamento climatico sta entrando adesso nel discorso politico e l’ambientalismo è ancora in fase embrionale. Infatti, sia a livello accademico sia sociale la crisi climatica è percepita solo da una piccola parte delle comunità e per questo affrontata a fatica.

Esiste una scelta giusta? La spedizione di The Climate Route ci sta dimostrando proprio il contrario

The Climate Route ha avuto l’onore di incontrare quelli che si potrebbero definire i primi attivisti per il clima della Serbia: un esiguo gruppetto di giovani ragazze e ragazzi, prevalentemente studenti di ecologia, che provano ad aumentare la sensibilità su questi temi a partire da chi gli sta intorno. Insieme al WWF locale, organizzano incontri mirati per i lavoratori della centrale che però non si presentano quasi mai. Sperano di farcela e, anche con il supporto globale che l’ambientalismo riesce a generare, ce la faranno. La strada è lunga ma, l’energia nasce proprio dalle persone che ci credono.

BUON CAMMINO

Questo viaggio è un viaggio dalle varie dimensioni. Attraversa Paesi e paesaggi, si snoda e si dirama dentro le esperienze e invade i pensieri. È un viaggio per chi non c’è ed è un viaggio personale. È un viaggio raccontato e un viaggio che non potrà mai essere spiegato fino in fondo. È un viaggio che ci porta lontano e che ci fa sentire a casa. L’oro della Turchia fuori dal finestrino ricorda quello del Tavoliere della Puglia, la scintilla che vediamo negli occhi di chi incontriamo è la stessa che c’è nei nostri.

Viviamo paure diverse ma siamo consapevoli dell’esistenza di situazioni difficili, talvolta gravi, e per questo il nostro grazie si fa ancora più grande. Grazie a tutte le persone che ci hanno regalato le proprie parole e aperto la propria casa. Grazie a tutte le persone che ci aiutano da lontano e ci fanno sentire forti anche quando ci addormentiamo ogni volta che possiamo. Grazie a chi ci ascolta e ci ascolterà. Grazie a chi ci vuole bene, perché è di bene che alla fine si parla.

Grazie ai miei compagni e alle mie compagne di viaggio; perché, regalandomi ciascuno un po’ del proprio sguardo, dal giorno zero di questa spedizione la mia vita non è stata più la stessa.

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