11 Set 2022

Economia e finanza: ecco come renderle etiche e sostenibili – Un viaggio lungo dieci anni #3

Aziende che mettono al primo posto il bene comune, istituti di credito che erogano prestiti senza chiedere garanzie, banche etiche, monete che creano valore per il territorio. Cronache da un mondo fantastico? No, sono solo alcuni fra i progetti italiani più virtuosi nel mondo di economia e finanza. Ve li raccontiamo in occasione della terza giornata del tour del decennale di Italia Che Cambia.

Economia e finanza, le grandi nemiche di chi si batte per un mondo più equo, più solidale, più etico e più sostenibile dal punto di vista ambientale. Ma è davvero così? È possibile che non esistano alternative alle pratiche economiche che sfruttano, depredano e inquinano, con il solo scopo di far finire i soldi nelle mani di pochi, sempre i soliti?

No, non è possibile. E infatti le alternative ci sono! Esistono modelli, imprese, banche che al legittimo profitto affiancano le buone pratiche e che pensano che i guadagni dei debbano sempre essere accompagnati da un arricchimento della comunità e da un miglioramento delle condizioni ambientali. Non si tratta di utopie, ma di realtà solide, diffuse, performanti e riconosciute. Andiamo a scoprirne qualcuna.

La diretta dell’11 settembre dedicata a economia e finanza

Ci andiamo virtualmente ma anche fisicamente, poiché il tema di cui parliamo oggi – economia e finanza – è legato alla terza tappa del tour del decennale di Italia Che Cambia, che ci porta in Toscana a incontrare Ugo Biggeri – già Presidente di Banca Etica, oggi Presidente di Etica SGR – e Franco Contu, co-fondatore di Sardexpay. Vi ricordiamo che per approfondire questo e tanti altri temi potete abbonarvi a Italia Che Cambia. Come? Ve lo spieghiamo qui.

«La banca, il mostro, deve sempre fare profitti. Non può fermarsi». Ci disse provocatoriamente Ugo Biggeri in occasione della nostra prima intervista con lui per parlare di Banca Etica. Ciò è spesso vero, tanto nella realtà quanto nell’immaginario collettivo. Tuttavia le banche ci sono anche drammaticamente necessarie: esse possono fornirci e custodire il credito e facilitare le nostre operazioni economiche. A salvarci da questa impasse sono istituti che svolgono le stesse funzioni delle banche classiche ma operano con principi etici, ad esempio, non commerciando in armi, rispettando l’ambiente e scegliendo di finanziare soltanto progetti in linea con i propri principi. Come fa Banca Etica.

Ma se si ha bisogno di credito non bisogna per forza rivolgersi a una banca. Per progetti con una particolare ricaduta etica e sociale esistono le MAG, ovvero le mutue auto gestioni. Quando abbiamo incontrato alcune socie di MAG6 – la MAG di Reggio Emilia, la sesta nata in Italia – abbiamo scoperto che si tratta di una rete di persone e di aziende che si fonda sulle relazioni umane, sulla condivisione della ricchezza intellettuale e materiale, sul confronto e sulla valorizzazione delle differenze, con l’obiettivo di creare benessere per tutta la comunità. Le condizioni che regolano i prestiti sono molto diverse da quelle che impongono le banche: non deve esservi scopo di lucro, il progetto richiedente deve migliorare la qualità della vita del territorio e deve essere autogestito. Inoltre non sono richieste garanzie patrimoniali.

Lasciamo la finanza e l’accesso al credito per spostare su un terreno leggermente diverso e parlare di Sardex – oggi Sardexpay – uno degli esperimenti più solidi e innovativi a livello non solo nazionale, ma anche internazionale. Si tratta in pratica di un circuito di credito commerciale che utilizza una moneta virtuale per incentivare lo scambio di beni e servizi fra aziende, favorire il mercato locale e stimolare il consumo critico. Nato nel 2007 da un’idea di un gruppo di ragazzi sardi, Sardex ha ottenuto negli anni un incredibile successo divenendo un modello replicato in altre regioni italiane e studiato nel mondo.

E le imprese? Cambiano davvero sull’onda della finanza etica? Certo che lo fanno ed ecco due esempi concreti in tal senso. Il primo è il circuito di Economia del Bene Comune, nato nel 2011 in Austria da un movimento spontaneo di imprenditori austriaci guidati dall’economista Christian Felber. Si tratta di un sistema economico alternativo fondato su valori che promuovono il bene comune e che si pone l’obiettivo di conciliare l’ambizione al profitto delle aziende a una condotta che contribuisca al bene della collettività.

Forse ancor più diffuso e strutturato, ma fondato su analoghi valori, è la rete delle B-Corp. Si tratta di imprese che creano valore economico sociale e ambientale per la società. Per diventare B-Corp bisogna essere una società benefit e superare un percorso di verifica, validazione e certificazione. Questo modello d’impresa è fondato sull’assunto che un’azienda non debba poter trarre profitti se ha generato generato impatto negativo a persone o natura. In questo modo l’economia può diventare, invece che un nemico, una fonte di ricchezza e benessere per persone ed ecosistema.

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