13 Dic 2022

Domenico Bruno, l’impegno contro i reati ambientali e in onore del giudice Rosario Livatino

Ad Agrigento Domenico Bruno, comandante della forestale in pensione, si è sempre battuto per l'ambiente sia per lavoro sia come attivista. Oggi il suo impegno continua con l'associazione Conalpa, dedicata al beato Rosario Livatino, giovanissimo giudice assassinato dalla mafia con il quale Domenico collaborò e di cui cerca sempre di tenere viva la memoria.

Agrigento - L’ultima battaglia avviata, in ordine di tempo, è quella per salvare dall’estirpazione 30 palme in una zona dunale del lungomare di San Leone, ad Agrigento. Il Cavaliere al Merito della Repubblica Domenico Bruno, comandante della Forestale in pensione nonché grande ambientalista, però di storie di attivismo ambientale da raccontare ne ha davvero tante.

Un attivismo che parte da lontano e un impegno per l’ambiente, per i boschi e gli alberi che lo ha accompagnato durante la sua lunga carriera nel Corpo Forestale della Regione Siciliana e come responsabile sezione ambientale di polizia giudiziaria della Procura, dove si è occupato, appunto, di reati ambientali indagando su incendi, abusivismo e rifiuti. E ha continuato con l’attivismo nelle associazioni, sia con denunce e segnalazioni sia con l’educazione ambientale.

Domenico Bruno
Domenico Bruno durante il “Corso di erbe spontanee ed eduli” tenuto dalla Coop. sociale Al Kharub
DOMENICO BRUNO, PRESIDENTE DEL CONALPA

«Nella mia oramai lunga vita ho avuto poche certezze, una di queste è che fare educazione ambientale, prima con i figli, con i nipoti e poi nelle scuole, nei luoghi  di lavoro, è come dare lezioni di vita», racconta Domenico Bruno, per gli amici Mimmo, che oggi, a 72 anni appena compiuti, continua a portare avanti denunce e battaglie. «Forse qualcuno per ora si sta rilassando perché un incidente in bici mi ha costretto all’immobilità per un po’, ma con la mia associazione non abbassiamo la guardia», sottolinea.

Presto infatti Mimmo riprenderà le sue passeggiate in bicicletta e camminate nei boschi non solo per godere delle bellezze dello splendido territorio dell’agrigentino, ma anche per denunciare gli eventuali abusi e il malaffare. Un’attività che da circa due anni Domenico Bruno porta avanti anche con l’associazione che presiede, il Coordinamento Nazionale per gli alberi e il Paesaggio (CO.N.Al.Pa.) Onlus di Agrigento dedicato al Beato Rosario Livatino, il giudice martire per la giustizia, che tanto amò il territorio e i boschi agrigentini e che è stata fonte di ispirazione per Bruno.

Domenico Bruno e il Conalpa in campo contro l'estirpazione delle Palme in contrada San Leone - Porto Empedocle
Domenico Bruno e il Conalpa in campo contro l’estirpazione delle Palme in contrada San Leone – Porto Empedocle

«L’impegno per gli alberi e il territorio mi accompagna da sempre: da quando, giovanissimo, nella mia Nicolosi [è originario del paesino etneo, nda] mi battevo con alcuni amici contro i disboscamenti. Ma anche da quando, entrato nel corpo forestale, ho intrapreso la mia carriera professionale dedicandomi proprio a rintracciare abusi sul territorio e reati ambientali. Poi, due anni fa, insieme ad alcuni amici attivisti ho deciso di costituire l’associazione per avere un’entità di riferimento per la nostra battaglia a favore degli alberi».

«Con il Conalpa cerchiamo di difendere e ampliare il patrimonio arboreo cittadino e tutelare al meglio i boschi in provincia di Agrigento tenendo d’occhio eventuali capitozzature e occupandoci anche di azioni di rimboschimento urbano ed extraurbano». E questa associazione, per Bruno, non poteva che essere intitolata al giudice ragazzino, beatificato nel 2021, con cui collaborò per qualche anno prima della sua tragica uccisione per mano della mafia.

Il giudice Livatino mostrava molto interesse per gli incendi boschivi, cercava di capirne di più anche quando parlare di ambiente era ancora qualcosa di rivoluzionario

IL RICORDO E LA COLLABORAZIONE CON IL GIUDICE ROSARIO LIVATINO

«Il giudice ragazzino teneva molto all’ambiente», racconta Bruno. «Era un vero amico della natura e amava i nostri boschi agrigentini. Io lo conobbi nel 1983 quando, come maresciallo del distaccamento forestale di Agrigento, avevo mandato in Tribunale una notizia di reato relativa a un incendio doloso di un rimboschimento a Licata. Invece di piantare alberi erano stati posizionati semplici ramoscelli e prima della verifica del lavoro tutto era stato bruciato proprio per far sparire le prove. Il dottor Livatino si interessò alla faccenda e volle che facessi altre indagini».

«Cominciai a collaborare con lui che mostrava molto interesse per gli incendi boschivi che non erano certo frutto di autocombustione. Cercava di capirne di più anche quando parlare di ambiente era ancora qualcosa di rivoluzionario e di sconosciuto per la magistratura. E invece lui si era già accorto di tante connivenze e di tanto malaffare». Dopo l’assassinio del giudice, il comandante Bruno continua a collaborare con la procura per combattere contro abusivismo, incendi, ecomafie e cemento tanto da finire lui stesso sotto scorta per un’inchiesta sui rifiuti.

L’ATTIVISMO DA LIBERA AL CONALPA, IN MEMORIA DEL GIUDICE RAGAZZINO

Ma questo non l’ha fermato e di certo non ne ha indebolito il mordente e l’impegno. Anzi. Con la figura di Rosario Livatino sempre come faro guida, ha continuato a occuparsi di ambiente anche dopo la pensione. «Il dottor Livatino si era occupato anche della confisca dei beni dei mafiosi. In particolare nel 2004, ormai in pensione, mi fu chiesto di collaborare con Libera per salvare alcuni terreni a Naro, nelle contrade Gibbesi e Virgilio, che il magistrato aveva confiscato. Ero felice di lavorare per qualcosa di cui si era occupato Livatino. Una volta sistemata la questione fu espletato il bando e nel giugno 2012 in quel terreno è nata la cooperativa Rosario Livatino».  

La figura di Rosario Livatino è stata sempre una guida per Domenico Bruno
La figura di Rosario Livatino è stata sempre una guida per Domenico Bruno

Un impegno di oltre cinquant’anni tra attivismo e professione che, non a caso, due anni fa è valso a Domenico Bruno il riconoscimento di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. «Sin dal primo momento l’ho dedicato al nostro martire della giustizia e oggi beato Rosario Livatino. Chiedo che dall’alto del suo sguardo lungimirante dia conforto a questa terra da lui tanto amata, rispettata e fatta rispettare, sperando che altri giudici come lui, investigatori, maestri di vita che amano l’ambiente come lui si impegnino per l’ambiente».

E tenendo sempre in mente l’operato del giudice ragazzino, per continuare a coltivarne il ricordo, Domenico Bruno annuncia anche che con la sua associazione sta lavorando per costituire un giardino della memoria proprio in contrada Gasena ad Agrigento, dove il 21 settembre 1990 il giudice Rosario Livatino venne assassinato per la sua costante opera di contrasto alla mafia.

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