9 Dic 2022

“Chiuso per inadempienza”: a Torino Extinction Rebellion mura l’ingresso dell’assessorato all’ambiente

Un muro alto due metri è stato costruito a Torino, all’ingresso dell’Assessorato all’Ambiente dagli attivisti di Extinction Rebellion. “Crisi climatica. Chiuso per inadempienza”, si legge sui mattoni. È la terza azione in pochi giorni in segno di protesta nei confronti dell’assenza di politiche climatiche radicali da parte della Regione Piemonte.

Torino - Martedì mattina intorno alle 8, arrivando al lavoro in via Principe Amedeo, i funzionari regionali dell’Assessorato all’Ambiente di Torino hanno trovato un muro di cemento alto due metri a disturbare l’ingresso, costruito nella notte da attivisti di Extinction Rebellion, vestiti ironicamente da Minions. Il muro riportava la scritta: “Crisi climatica. Chiuso per inadempienza”.

È questa l’ultima delle diverse azioni di protesta degli attivisti, rivolte verso le politiche ambientali della Regione Piemonte che reputano insufficienti, inadeguate e insoddisfacenti. È infatti da un oltre un anno che Extinction Rebellion, a Torino, porta avanti una campagna di disobbedienza civile per evidenziare le gravi mancanze della Giunta e del Consiglio regionale nel proteggere i cittadini dagli effetti della crisi ecoclimatica. Così martedì mattina, in attesa dei funzionari e delle forze dell’ordine, gli attivisti si sono seduti sul marciapiede in attesa.

XR Torino1
UN MURO CONTRO LA CRISI CLIMATICA

Tra gli attivisti c’è Aurora, che racconta: «La maggioranza che governa la Regione sta raccontando di star facendo tutto il possibile per contrastare la crisi ecoclimatica. È arrivato il momento che l’Assessore Marnati e questo assessorato spieghino ai cittadini come pensano di raggiungere l’unico obiettivo che questo governo si è dato: dimezzare le emissioni sull’intero territorio regionale entro il 2030. Tutto il resto sono solo dichiarazioni vuote, volte a nascondere la propria inadempienza».

Il suo riferimento è indirizzato alle parole dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati che in questi giorni ha sostenuto di aver in programma grossi interventi per il 2023, come testimoniato sul suo profilo Facebook, dove afferma che «soltanto nel 2023, saranno realizzati interventi per oltre 100 milioni per l’ambiente in Regione Piemonte: stiamo adottando piani e strategie proprio per intervenire sia alle emergenze, sia alla costruzione di processi strutturali».

Non è più ammissibile che un governo regionale non abbia al centro della sua agenda politica un piano strutturato per affrontare questa crisi

Però gli attivisti di Extinction Rebellion ci ricordano attraverso una nota stampa che nel 2022 si è registrato l’autunno più caldo degli ultimi 270 anni, a partire dal 1753, anno in cui sono iniziate le registrazioni sistematiche della temperatura a Torino. Secondo i dati di ARPA e Nimbus, settembre, ottobre e novembre sono stati più caldi del consueto, con una media stagionale di 16,4 °C, superiore di ben 2,1 °C rispetto al già caldo trentennio 1991-2021. Un autunno che si chiuderà certamente come il più caldo della serie, e molto probabilmente anche come il più secco, in un incredibile e inedito connubio.

Come Aurora, anche Clara fa parte del gruppo di attivisti che protestano di fronte all’assessorato all’Ambiente. Come spiega, «di fronte a queste evidenze, non è più ammissibile che un governo regionale non abbia al centro della sua agenda politica un piano strutturato per affrontare questa crisi. Per questo oggi abbiamo chiuso simbolicamente l’ingresso dell’assessorato all’ambiente».

Clara ricorda inoltre il Consiglio Regionale Aperto tenutosi a febbraio, durante il quale sono intervenuti esperti di clima di livello nazionale come Luca Mercalli e docenti di Università e Politecnico, tra cui Alberto Poggio e Claudio Cassardo. Nonostante le evidenze scientifiche dei cambiamenti climatici e la voce degli scienziati, «i provvedimenti di questa Giunta sono ancora molto lontani dai reali e concreti passi che si dovrebbero intraprendere».

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CODICE ROSSO: IL CLIMA È GIA CAMBIATO

Negli scorsi giorni si è tenuta un’altra azione di protesta degli attivisti che ha voluto denunciare lo stato di siccità e inquinamento in cui si trovano i due fiumi torinesi. Per farlo, nel pomeriggio di domenica 4 dicembre due ragazzi si sono recati in piazza CLN, dove sono presenti le statue storiche che rappresentano i due maggiori fiumi cittadini, il Po e la Dora. Qui, dopo essersi avvicinati al bordo delle vasche, hanno versato del colorante alimentare nell’acqua che in poco tempo si è tinta di nero.

Come in tutte le loro azioni di protesta, sono rimasti sul posto fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Attorno a loro altri attivisti hanno aperto uno striscione rosso con la scritta “Codice rosso: il clima è già cambiato” e hanno spiegato ai passanti il significato del gesto, coinvolgendoli con alcuni discorsi.

L’azione, che non ha provocato alcun danno all’acqua e alle fontane, mira a denunciare il silenzio dei media e l’inazione della Regione Piemonte verso lo stato di inquinamento e siccità in cui si trovano i principali fiumi della città di Torino. Come Davide racconta, «con l’iniziativa di oggi vogliamo rendere visibile lo stato di degrado di questi due fiumi tingendo le loro acque del colore che rischia di rappresentare il loro destino: il nero».

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Da un anno infatti il territorio regionale sta vivendo un grave stato di siccità: dall’8 dicembre 2021 non piove e non nevica in maniera sufficiente e la situazione di stress idrico è tale che, secondo ARPA Piemonte, solo un novembre eccezionale, che però non si è verificato, e un dicembre altrettanto estremo, avrebbero potuto risanare la situazione di deficit pluviometrico accumulato nel corso del 2022.

Anche Paolo è attivista per Extinction Rebellion. Come spiega, «non possiamo considerare terminato lo stato di grave siccità con l’arrivo di queste leggere e isolate piogge. I fiumi di Torino, il Po e la Dora, sono spie dei cambiamenti climatici e le loro condizioni continuano inesorabilmente a peggiorare. Come può questo avvenire sotto gli occhi indifferenti della politica regionale? Come possono i media non raccontare coerentemente e costantemente la crisi climatica ed ecologica?».

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