27 Gen 2023

Dalla sintesi fra oriente e occidente alla rivoluzione dell’educazione: il futuro secondo Sujith Ravindran – Meme! #43

Scritto da: Paolo Cignini
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

Sujith Ravindran è autore, conferenziere, coach e formatore di origini indiane ma da anni residente in Italia. Ha messo al centro del suo lavoro il tema dell’educazione, che nella sua visione ha una relazione sempre più stretta con la spiritualità intesa come capacità di essere responsabili verso sé stessi e verso i propri sogni. Insieme a lui proviamo a tracciare alcune linee guida necessarie per i percorsi educativi del presente e del futuro, che saranno alle prese con la fine del sistema industriale e con il ritorno di un'era in cui il valore della consapevolezza, in primis dei propri valori e dei propri sogni, sarà sempre più centrale.

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Padova, Veneto - Il futuro è incerto, ce lo sentiamo ripetere continuamente. O forse non esiste, è un’astrazione della nostra mente, e concentrandoci su di esso ci distraiamo dall’importanza del momento presente. Però, a proposito di giovani e di figli, come non pensare al loro futuro? Combat Rock, uno dei dischi più importanti dei The Clash, aveva impresso a grandi caratteri la scritta “the future is unwrtitten” sul proprio retro: il futuro non è scritto, appunto. Come possiamo orientarci, in questo mare tempestoso composto di incertezza e complessità?

Il protagonista del Meme! di oggi si definisce un “futurista che contribuisce a gruppi di riflessione, a coloro che decidono le politiche e delle istituzioni sociali sull’evoluzione della società, delle istituzioni pubbliche e del sé. Fa parte di diverse imprese sociali e fondazioni con la missione dell’evoluzione dell’umanità e del pianeta”. 

La persona in questione si chiama Sujith Ravindran. Indiano, a ventidue anni lascia il suo Paese per esplorare il mondo. Vive diverse esperienze aziendali, poi si appassiona alla psicologia dello sviluppo e al coaching. I suoi percorsi, date le sue origini, non possono fare a meno di rappresentare un elemento fondante della sua vita: la spiritualità, il cammino spirituale inteso come scoperta ed espansione di sé.

Dopo un’esperienza di vita in Canada, da qualche anno Sujith – complice la sua compagna italiana, Camilla – fa base sui Colli Euganei, vicino Padova. Hanno un bimbo di otto anni, che è la causa per cui da un po’ di tempo a questa parte uno dei punti di interesse di Sujith è proprio l’educazione e il suo funzionamento, tema centrale di questa storia.

Nel video trovate molti spunti e riflessioni su come, secondo Sujith, l’educazione – intendiamo qui soprattutto quella pubblica – abbia bisogno di un profondo ripensamento per essere davvero idonea ad un’idea di futuro: «Le certezze e le sicurezze che appartengono alla società industriale che ci stiamo lasciando alle spalle sono svanite – ci spiega – ma questa non è affatto una pessima notizia come siamo portati a credere. Anzi, si sta per aprire un’epoca ricca di opportunità, ma dobbiamo essere in grado di cambiare il nostro approccio per coglierle fino in fondo». 

FUSIONE FRA SCIENZE ORIENTALI E OCCIDENTALI

In questo articolo cerchiamo di illustrarvi alcuni pilastri del pensiero di Sujith che riflettono le sue idee sul mondo dell’educazione. Uno dei campi di ricerca di Ravindran è l’incontro e la sintesi, secondo lui necessari, tra «le scienze spirituali orientali e le meticolose e analitiche scienze occidentali. Le scienze orientali non sono prescrittive e questo significa che sono orientate alla riflessione. Non ti forniscono una ricetta certa del modo in cui potrai trovare la tua pace o la tua felicità, bensì ci invitano costantemente a trovare la nostra propria illuminazione personale.

Dall’altro lato abbiamo l’approccio occidentale, molto meticoloso e orientato alla pratica e che ha permesso a tantissime persone di poter abbracciare  l’evoluzione umana collettiva. «La combinazione tra la scienza occidentale e la spiritualità olistica orientale è estremamente importante e  preziosa – osserva Sujith – e questa è la ragione per cui mi piace collaborare con istituzioni scientifiche, filosofi e pensatori: per poter essere sempre in una danza tra questi due universi».

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LA RESPONSABILITÀ PERSONALE

Non essendo in grado di fornire una ricetta preconfezionata per trovare la propria strada, secondo Sujith una delle caratteristiche più ispiranti delle pratiche orientali risiede nel concetto di responsabilità e di percorso personale. «Incontro molte persone che soffrono, che vivono nella paura e che sono convinte che la causa di questa modalità esistenziale risieda in qualcosa che esula dalla loro volontà, come se esistesse una forza esterna che li controlli».

È un errore gigante: «La vita non è condotta da forze che sono fuori dal nostro controllo. Tutte le risorse di cui abbiamo bisogno per darle una nuova forma sono già presenti dentro di noi e non abbiamo bisogno di delegare nulla a nessuno, nemmeno ai politici, per quanto concerne il nostro benessere personale. Possiamo avere un’enorme influenza e potere su noi stessi e verso sul nostro ambiente semplicemente scegliendo in modo attento le parole che pronunciamo, come reagiamo a tutti gli stimoli, agli impulsi che arrivano dall’esterno. È una scelta personale e prendendo consapevolezza di questo possiamo notare come il mondo attorno a noi faccia da eco a ciò che abbiamo dentro».

DALL’ETÀ, INDUSTRIALE ALL’ETÀ, DELLA CONSAPEVOLEZZA

Queste basi si riflettono sull’idea di educazione di Ravindran o perlomeno sulla direzione che questa dovrebbe prendere e sugli errori che dovrebbe cercare di evitare. Tutti noi ci stiamo rendendo conto di vivere in un’epoca caratterizzata da profonde trasformazioni. Gli ultimi tre anni della nostra vita – fra pandemie, guerre, l’esperienza diretta della crisi del comparto industriale, dell’energia e l’impennata traumatica del prezzo delle materie prime – potrebbero indurci a generare una visione del futuro non proprio idilliaca e caratterizzata da una grande senso di incertezza.

bambini futuro

«Di fronte a cambiamenti epocali così radicali, gran parte del sistema educativo classico sembra essere invece ancora ancorato all’era industriale – spiega Ravindran –, ma non considera un fatto: quella che noi chiamavamo “normalità” non tornerà mai più. In questo contesto vedo un’enorme potenzialità di cambio radicale nel sistema educativo attuale, che potrebbe traghettare le nuove generazioni, attraverso l’era informatica, verso un’era della consapevolezza che sia caratterizzata da un rapporto armonico tra mondo naturale e digitale».

In questa visione Ravindran recupera le basi del suo pensiero – l’incontro tra mondo occidentale e mondo orientale – e si augura che «il sistema educativo sia il mezzo che permetta un dialogo sempre più proficuo tra le cosiddette scienze oggettive occidentali e le scienze soggettive orientali. Il primato dell’intelligenza cognitiva dovrà per forza di cose cedere il proprio scettro al valore sempre più richiesto e fondamentale dell’intelligenza emotiva e della capacità di approcciarsi al mondo in maniera empatica».

La capacità di entrare in relazione con noi stessi, di sentirsi responsabili della nostra vita e delle nostre scelte, favorirebbe così lo sviluppo profondo dell’intelligenza intuitiva e sociale, caratteristiche essenziali per navigare in un mondo più incerto, meno schematizzato di quello che l’era industriale e il capitalismo del ventesimo secolo ci hanno abituato a vedere. «L’ educazione deve supportare in ogni modo possibile gli adolescenti nella direzione dell’espansione della coscienza del sé, anziché insistere sull’approfondimento nozionistico e sullo sviluppo delle loro capacità professionali e commerciali».

Vedo un’enorme potenzialità di cambio radicale nel sistema educativo attuale, che potrebbe traghettare le nuove generazioni vero un’era della consapevolezza

Essi devono crescere in completa consapevolezza dell’immenso tesoro di ricchezza che hanno dentro di loro e per poter avere successo nella vita attraverso le loro passioni dovrebbero imparare ad avere fiducia nelle loro passioni e nei loro talenti. «Se guardiamo al futuro della maggior parte delle persone nelle società occidentali, la prosperità non sarà mai un ostacolo: nell’arco della prossima decina d’anni i lavori e le professioni più regolari verranno svolti dalle macchine. Quando questo accadrà la produttività potrebbe registrare un deciso balzo in avanti e la popolazione potrebbe paradossalmente beneficiarne in diversi modi. La domanda finale mi sorge spontanea: vogliamo davvero indirizzare i nostri ragazzi verso un lavoro regolare come, ad esempio, quello di impiegato d’ufficio?».

L’EVENTO DEL 19 GENNAIO: LE SENSAZIONI

Come sempre, troverete diversi spunti di approfondimento nel video che vi proponiamo insieme a questo articolo. Ma questa settimana vi lasciamo anche un ulteriore spunto di approfondimento. Il 19 gennaio, come già anticipato su Italia che Cambia, si è tenuto l’incontro Il futuro dell’educazione condotto dallo stesso Sujith Ravendran a Este, vicino Padova, che ha toccato diversi punti già accennati nella storia che vi proponiamo oggi.

Ecco un commento all’evento di uno dei partecipanti, Guido Bruno Brescia: «L’incontro è stato illuminante per la maniera con cui sono stati trattati certi temi. Ho avvertito una profonda risonanza con le parole di Sujith: lavorare sulle passioni è sempre più importante. Dobbiamo impegnarci per far sì che le nostre passioni siano il motore del nostro lavoro, sono loro che lo devono ispirare e non viceversa. In questo contesto, dobbiamo lavorare per condurre i nostri bambini fuori dalla loro zona di comfort, per quanto possibile: solo così potranno concentrarsi nello sviluppare la resilienza necessaria per far fiorire la maturità emotiva che gli permetta di credere sempre più nei loro sogni».

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