10 Feb 2023

Bimbosco, il boschetto cittadino a Ragusa nato dall’omaggio di papà Giampiero alla sua bambina

Scritto da: Maria Enza Giannetto

A marzo 2020, in pieno lockdown, il commercialista ragusano Giampiero Brugaletta ha deciso di ripulire un terreno comunale abbandonato per farne un piccolo grande spazio verde per e dei bambini. Così è nato il cantiere di Bimbosco, un piccolo bosco didattico cittadino in divenire in cui i 120 alberelli portano i nomi dei figli e delle figlie di chi li ha piantati.

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Ragusa - A marzo 2020, quel terribile marzo in cui per nasconderci da quel mostro invisibile, fummo costretti a chiuderci tutti in casa, un commercialista e futuro papà di Ragusa, Giampiero Brugaletta, trascorreva le giornate lavorando in smart working e preoccupandosi sempre di più per il futuro della sua bambina, che sarebbe nata nel mese di maggio. Inizia così la storia di Bimbosco, un angolo di verde che oggi continua a crescere tra le case del quartiere Selvaggio di Ragusa e che, dalla semplice iniziativa di Giampiero, oggi è un piccolo grande bosco didattico in divenire.

«Erano mesi difficili per tutti – dice Giampiero – io e mia moglie Loriana, allora incinta di 7 mesi, stavamo in casa come tutti per giornate intere. In quei giorni continuavo a pensare a quale mondo stesse aspettando l’arrivo di nostra figlia. La sensazione di asocialità era soffocante, stavo in casa e dalla finestra oltre alle altre case del quartiere residenziale, vedevo solo quel terreno comunale abbandonato e incolto. E poi in TV continuava martellante il messaggio di cosa fosse o meno consentito fare. Ecco, era consentito lo scerbamento e la cura del proprio terreno». Quel terreno non era di Giampiero, era pubblico e la res pubblica, si sa, appartiene a tutti. E così Giampiero non ci pensa due volte.

LA NASCITA DI BIMBOSCO

«All’improvviso ho collegato il mio bisogno di muovermi – sono sempre stato un atleta e nuotatore – alla voglia di fare qualcosa di socialmente utile. Un giorno, ho deciso: mi sono armato di buste, guanti, sono sceso e ho cominciato a pulire e togliere sterpaglie. Avevo voglia di sporcarmi le mani e ripulire quel terreno dall’immondizia accumulata nel tempo». E così, lavorando giorno dopo giorno, il terreno è tornato “ospitale” e in grado di arricchirsi di qualche pianta. «A maggio, ho piantato il primo piccolo carrubbo dedicato alla nostra piccola Morena», racconta. Un gesto semplice, di speranza, eppure enorme nel potenziale tanto da innescare un moto di emulazione.  

«Man mano – continua Giampiero – altri genitori del quartiere, ma anche di altre parti della città, hanno voluto omaggiare con un albero in nome dei propri figli come tributo a una nascita o a una vita che cresce e con la voglia di rinverdire questo piccolo terreno incolto. La speranza è che gli arbusti crescano rigogliosi per poter essere, tra qualche anno, un piccolo bosco cittadino che possa ospitare sempre più bambini – non solo quelli che “hanno” un albero con su scritto il loro nome – e le loro famiglie per momenti di socialità, didattica e condivisione».

I 120 ALBERELLI DI BIMBOSCO CRESCONO INSIEME CON I BAMBINI

Michele, Adele, Morena… A quasi tre anni dalla piantumazione di quel primo carrubbo, Bimbosco oggi è un soprattutto il “cantiere Bimbosco” che ospita ben 120 alberelli. «Si tratta di 20 specie diverse ma tutte autoctone tra mandorli, fichi, gelsi, ciliegi, meli, carrubbi, ulivi ed è appunto un piccolo bosco didattico in crescita, che man mano si popola di vita ed energia». Un’energia sostenuta anche dall’interesse della città, degli asili e delle associazioni che organizzano momenti ludico-didattici nel piccolo boschetto Bimbosco – gli alberelli sono ancora piccoli e fragili – e portano nuova linfa al terreno.

Il terreno è tornato “ospitale” e in grado di arricchirsi di qualche pianta. A maggio, ho piantato il primo piccolo carrubbo dedicato alla nostra piccola Morena

«Un po’ alla volta le scuole cominciano a interessarsi e vogliono portare i bambini, poi qualche associazione, come ad esempio il collettivo Ocra, propone qui i suoi laboratori e ci sono sempre più occasioni di condivisione e convivialità proprio come è successo con il Maccia Festival, organizzato anche dal collettivo Ecotono».

Insomma, l’interesse per questa bella realtà nata da un desiderio in fondo semplice continua a crescere, anche se a occuparsi di Bimbosco è rimasto principalmente solo Giampiero con l’aiuto di qualche amico. «Io lo faccio con piacere, ma la questione complicata è quella dell’irrigazione che, in estate, se non fatta con cadenza frequente, mette a rischio la sopravvivenza degli alberelli ancora piccoli e fragili».

BIMBOSCO È PATRIMONIO DELLA CITTÀ

Per questo Giampiero ha chiesto aiuto al Comune di Ragusa, che proprio in questi giorni ha dato risposta favorevole per cui dovrebbero esserci presto fondi stanziati per aiutare nella gestione. «Il Comune – racconta Giampiero – è già stato presente in passato, vincolando il terreno contro le possibili edificazioni. Ogni sostegno oggi è importante perché il Bimbosco non è mio appartiene a tutte e tutti i ragusani e soprattutto dei nostri bambini».

Alberello Bimbosco
Uno dei cartelli in legno che indica il nome del bambino/bambina e la data della piantumazione da parte dei genitori

L’ideatore dell’iniziativa ha dovuto presentare alcune autodenuce «per evitare che si potesse pensare che mi stavo appropriando del terreno. Il movimento e il supporto dei cittadini c’è sempre stato, qualcuno passa e aiuta, e confesso che zappare in tanti è divertente e fa sentire meno la fatica; qualcuno supporta anche con qualche piccola donazione, ma quello che importa e tenere in vita e far crescere questo boschetto».

Bimbosco oggi è un piccolo cantiere vegetale dove spuntano anche panchine colorate e gli pneumatici vengono trasformati in fioriere. Ci sono anche le casette per gli uccellini e Giampiero ha persino realizzato un piccolo stagno. «Qui in effetti tocchiamo una nota dolente», conclude Giampiero.

«Purtroppo le casette sono state spesso distrutte e ho persino trovato i pesciolini infilzati con gli stessi legnetti della casetta. Sapere che c’è chi ha il coraggio di torturare gli animali e di distruggere il lavoro degli altri per il bene comune mi ha fatto attraversare davvero un brutto momento. Avevo deciso di abbandonare tutto e lasciar perdere il progetto di Bimbosco. Poi però la voglia di credere che con il buon esempio le cose possono cambiare è stata più forte».

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