24 Feb 2023

Meditazione e salute integrale: ecco come il nostro corpo reagisce alla pratica meditativa

In che modo la pratica olistica e in particolare le meditazione influiscono sul nostro benessere fisico e psicologico? Ce lo spiega attraverso questa approfondita analisi Elena Ester Accardo, counselor olistico e coach professionista con numerosi orientamenti teorico-metodologici e membra del direttivo dell'associazione Spiritualità del Creato.

L’Olismo nel tempo si è affermato come una prospettiva sistemica consolidata di analisi, ricerca e intervento nell’ambito della promozione della salute. Supera la separazione dualistica osservatore-osservato e mente-corpo, individuando nell’interdipendenza e nell’interconnessione un punto di svolta per la comprensione dei fenomeni.

Il modello olistico rende quindi possibile un ampliamento della concezione della salute da una dimensione strettamente biologica e intrapsichica, a una che considera la persona come un microcosmo in relazione a un macrocosmo universale, ovvero come parte di un tutto, in cui la totalità è intesa come sistema ecologico e la condizione di benessere come un equilibrio tra l’individuo e ciò che lo circonda.

Nel modello olistico i concetti di mente, percezione, coscienza e consapevolezza sono stati ridefiniti evidenziando le sovrapposizioni tra le moderne concezioni scientifiche e le antiche filosofie tradizionali dei popoli sciamanici e orientali. In particolare, la cultura yogica e la filosofia buddista hanno introdotto la pratica della meditazione per valorizzare l’effetto dell’esercizio della consapevolezza sul benessere individuale e sulla capacità di resilienza, grazie all’allenamento all’autocontrollo e all’imperturbabilità e stabilità emotiva.

la meditazione yoga in un parco sull erba e una donna sana a riposo
LA MEDITAZIONE

Si sottolinea l’importanza della relazione tra emozioni e salute, per aree del mondo tra le più povere e difficili e in cui la sopravvivenza era una vera lotta quotidiana, in una condizione di costante precarietà e privazione: le pratiche meditative sono nate allo scopo di liberare l’uomo dall’ignoranza e dal dolore, fino a giungere all’estasi e alla rivelazione della conoscenza ultima. Oggi noi occidentali le utilizziamo per aumentare la nostra qualità di vita, sia per promuovere la salute individuale, sia per potenziare l’effetto di terapie proposte come cura al disagio o alla malattia.

In sintesi, la meditazione è una tecnica che si perde nella notte dei tempi, tramandataci grazie alla tradizione orale e a frammenti di testi che riportano mantra antichissimi il cui scopo è ampliare lo stato di coscienza e raggiungere una chiara percezione delle cose, destrutturando gli automatismi mentali. Si tratta quindi di raggiungere la consapevolezza dei processi che si svolgono nella nostra mente, di vivere il presente, l’hic et nunc in cui ogni momento è nuovo, con pazienza, lasciando fluire le cose, fiduciosi in se stessi e nelle proprie potenzialità più profonde.

Si inizia utilizzando specifici esercizi di respiro, talora fortemente difformi dalla nostra respirazione abituale e di grande efficacia, con l’attenzione concentrata su un oggetto o su una immagine o una parola/frase, in una condizione di relativa deprivazione percettiva data dalla immobilità della postura o al contrario da una intensità attività motoria ed espressiva come nella meditazione dinamica di Osho, facendo ampio uso di visualizzazioni o di particolari parole e sillabe da ripetere, facendole vibrare nel corpo.

Sarebbe tuttavia limitante dare una univoca definizione di “meditazione” e delle sue tecniche, poiché esistono sia modalità tradizionali, che richiedono iniziazioni specifiche da parte di un maestro, sia pratiche più moderne e strutturate, che afferiscono alle moderne scienze educative, alle pratiche del benessere psicofisico e alle psicologie umanistiche e transpersonali, come la Psicosintesi, una scuola psicagogica, o a protocolli scientifici interdisciplinari come la Mindfulness, fino a giungere a principi generali, indicazioni che divengono “modi di essere”, che accompagnano le persone a un’arte di vivere, un allenamento della condotta per un’esistenza più sana e serena.

Le pratiche meditative sono nate allo scopo di liberare l’uomo dall’ignoranza e dal dolore, fino a giungere all’estasi e alla rivelazione della conoscenza ultima

EFFETTI SUL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO

Esiste una stretta interconnessione tra il sistema nervoso autonomo e le pratiche di meditazione: il sistema nervoso autonomo svolge un ruolo di controllo al di là dell’influenza volontaria, su molti processi fisici dell’organismo. Esistono innumerevoli studi scientifici sulle modificazioni biologiche indotte dalle diverse forme di meditazione, come quelli di J. H. Schultz agli inizi del XX secolo sul Raja Yoga o quelli della cardiologa francese Therese Brosse effettuate in India sempre sullo yoga.

A partire dagli anni ’50 i metodi di indagine si affinano e negli anni ’70 arrivano le ricerche giapponesi, come quelle di Tomo Hirai sui monaci zen, e i famosi studi occidentali sulla Meditazione Trascendentale di Herbert Benson, che utilizzò il concetto di “risposta di rilassamento” per descrivere il processo di distensione dell’attività nervosa autonoma e i processi ormonali associati ad essa, o gli studi di Keit Wallace sulla meditazione di Maharishi Mahesh.

A partire da queste ricerche, prese il via una imponente attività di studi sempre più sistematici e articolati svolti nei monasteri buddisti, sulle modificazioni fisiologiche indotte nell’organismo dei monaci durante le pratiche meditative. Poiché noi siamo convinti dell’importanza dei dati sperimentali e non solamente dei vissuti fenomenologici legati alle esperienze soggettive, possiamo riportare i seguenti effetti fisiologici a carico di diversi organi e sistemi dell’organismo, accomunati tutti da una netta riduzione dell’attività metabolica.

Mi riferisco qui, in modo particolare, ai testi di A. Carosella e F. Bottaccioli, tra cui Meditazione psiche e cervello. Durante la pratica meditativa a livello corticale il cervello è in un generale stato di quiete e sono presenti onde cerebrali tipiche del rilassamento simili a quelle del sonno profondo; il soggetto tuttavia manifesta uno stato molto ricettivo rispetto agli stimoli esterni e le onde cerebrali rilassanti persistono per un certo periodo dopo la fine della seduta meditativa, si evidenzia una maggiore coerenza cerebrale e una migliore comunicazione tra gli emisferi.

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A livello cardiovascolare si misura una diminuzione del ritmo cardiaco come conseguenza della riduzione dell’attività nervosa cerebrale e simpatica e l’aumento del flusso sanguigno nei muscoli fino al 300%, specialmente negli arti inferiori e superiori, verosimilmente per la riduzione delle resistenze vascolari periferiche e l’abbassamento dell’ipertensione.

A livello metabolico il consumo di ossigeno da parte dell’organismo diminuisce mediamente del 20%, con conseguente riduzione del metabolismo e dei suoi prodotti finali; a livello respiratorio, la frequenza del ritmo è all’incirca dimezzata rispetto a quella di un soggetto a riposo e parallelamente diminuisce la resistenza delle vie bronchiali al flusso dell’aria; a livello cutaneo la resistenza della pelle aumenta e questo è un indicatore di rilassamento laddove per contro la resistenza cutanea sotto stress diminuisce notevolmente.

A livello di chimica del sangue, si ha la regolazione degli ormoni adrenalinici, l’aumento della serotonina che è di grande rilievo per l’umore e per la regolazione di fame e sazietà, l’aumento notturno della melatonina e del Dhea, la regolazione dei globuli rossi e bianchi e la diminuzione del colesterolo. A livello muscolare si osserva una diminuzione della tensione e la modificazione della temperatura corporea con conseguente miglioramento nella circolazione del flusso sanguigno; diminuisce inoltre il dolore. Il sistema immunitario si rafforza, laddove per contro lo stress favorisce un indebolimento della risposta immunitaria.

Gli effetti comportamentali delle pratiche meditative sono l’aumento della calma e della pazienza e la conseguente diminuzione della tensione fisica e mentale, l’ aumento della capacità individuale di gestire le situazioni di stress, il miglioramento del rapporto con se stessi, dell’attenzione e della concentrazione, un’accentuata creatività, capacità intuitive e di problem-solving e la maggiore disponibilità nei confronti degli altri. Lo scopo della meditazione è infine quello di sviluppare una consapevolezza costante e una attitudine contemplativa, in modo che la propria vita divenga espressione e testimonianza della saggezza spontanea e della libertà interiore acquisita.

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