15 Mar 2023

L’Appennino delle Quattro Province: cosa vuol dire vivere in una terra di confine

Scritto da: Lorena Di Maria

Dal mare della Liguria alla montagna dell’appennino emiliano, lombardo e piemontese: in mezzo si attraversano foreste, sentieri storici, piccoli borghi e storie di vita di persone che qui hanno scelto di vivere e lavorare nonostante tutto. L’area delle Quattro Province è una terra dove i confini sono solo amministrativi: da sempre è un’area omogenea dove si sono mescolate tradizioni, culture, storie e stili di vita. Oggi proviamo a raccontarvi cosa significa vivere in una terra di confine, tra limiti e possibilità.

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Piacenza, Emilia-Romagna - Quattro province: quelle di Genova, di Alessandria, di Pavia e di Piacenza. Ma anche quattro Regioni, che sono rispettivamente la Liguria, il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna. A dividerle sono alcune sottili linee tratteggiate che notiamo ricercando questi luoghi su una mappa: i confini. Linee che appaiono ancora più sottili di fronte a secoli di storia che difendono la forte identità di questi territori – o meglio, di questo unico grande territorio – unito da strade antiche e moderne, da usi e costumi, da tradizioni e dialetti. L’identità di un territorio omogeneo dove per secoli la gente ha vissuto in modi simili, facendo comunicare pianura e montagna.

Sull’area delle Quattro Province in questi mesi abbiamo avviato un approfondimento per comprendere cosa significhi realmente abitare un territorio di confine. Per capire se i confini amministrativi rappresentano una frattura o piuttosto un ponte verso nuove possibilità di rilancio. O chissà, magari tutte e due le opzioni. Lo abbiamo fatto attraverso le parole di coloro che in queste terre vivono tutti i giorni. Oggi a portarci la propria esperienza è Maddalena Scagnelli, che di queste terre è originaria. Come fondatrice dell’evento culturale diffuso Appennino Festival, di cui ci ha parlato in una precedente intervista, ci ha spiegato cosa significa per lei vivere in un territorio di confine.

Area Quattro Province
Foto di Monika Rossi
In che modo, secondo te, la percezione di appartenenza a un territorio a supera il concetto di “confine” amministrativo?

Nell’area delle Quattro Province il territorio è molto frammentato dal punto di vista amministrativo. Ad esempio, può capitare che ti trovi a vivere in un Comune che dopo appena 20 chilometri incontra il confine regionale: in pratica la tua vita si svolge in un territorio o in una regione alla quale ti senti di appartenere, ma amministrativamente sei parte di un’altra.

Un esempio rappresentativo possiamo farlo con le valli piacentine che si trovano nelle Quattro Province: ci troviamo in Emilia Romagna, regione che per legge possiede tutta una serie di protocolli e legislazioni. L’area piacentina delle Quattro Province però si trova in un territorio marginale, molto più vicino a Piemonte, Liguria e Lombardia che non a Bologna o alla costa che affaccia sull’adriatico. Mondi con esigenze e caratteristiche completamente differenti rispetto alla vita qua.

In generale gli elementi che ci accomunano sono molti, sin dal passato: queste terre sono sempre state predisposte allo scambio, in primis agli scambi commerciali tra il mare e la pianura. Lo testimoniano alcuni nomi dei paesi dell’alessandrino – come in Val Borbera – che si trovano in Piemonte, ma che hanno un richiamo alla Liguria. Paesi come Cantalupo Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure, Rocchetta Ligure e molti altri ancora.

Definiresti l’area delle Quattro Province un territorio a rischio spopolamento?

Qui il territorio è fortemente frammentato, le grandi città sono sempre più attraenti e questi territori dell’appennino sono a rischio desertificazione. Il nostro territorio – e più in generale l’intero appennino, dalle Quattro province all’Aspromonte – ha subito un significativo calo demografico. Ad esempio a Ottone, che è l’ultimo paese della Val trebbia (PC) prima di superare il confine con Genova, la scuola è destinata a essere chiusa. Penso che la chiusura di una scuola sia un segnale molto forte, infatti le persone finiscono per sentirsi costrette a trasferirsi dai luoghi in cui vivono quando non hanno più i servizi basilari come, appunto, scuola e sanità.

Il nostro territorio è ricco di elementi di continuità che possono diventare un’opportunità

Delle Quattro Province una delle più spopolate è l’entroterra genovese: parliamo di piccoli Comuni che durante l’anno mostrano dei momenti di vitalità, ma che per il resto dei mesi sono dimenticati. Ora però anche nel territorio ligure si è iniziato a parlare di aree interne, per un rilancio che non si concentra più solo sui territori costieri.

Torniamo al tema del confine: si percepiscono differenze di protocolli e legislazioni su un territorio così uniforme come l’area delle Quattro Province?

Ti faccio un esempio: sul nostro territorio vive il Marchese Malaspina, che fa parte di una nobile famiglia italiana nelle Quattro Province e che conosco personalmente. Mi raccontava che un tempo, prima che i confini cambiassero, il territorio posto tra i Comuni piacentini di Bobbio e Penice era territorio piemontese. In passato la famiglia Malaspina coltivava il dolcetto, ma con il tempo ha dovuto espiantare i vigneti perché, cambiando i confini, secondo i protocolli locali non era possibile coltivare determinati vigneti al di fuori dal Piemonte.

Un altro esempio è più recente: il nostro territorio è stato colpito dalle peste suina, ma in base alle regioni cambiano i protocolli e quindi la loro rigidità. Possiamo dire nel complesso che nell’area delle Quattro Province sono presenti delle divisioni amministrative piuttosto recenti che talvolta sono confliggenti con il naturale modo di vivere in questi territori. A volte, vivendo in queste aree così marginali, la sensazione è che non appartieni a nessuno.

Area Quattro Province1
Quali sono “i ponti” che resistono sul territorio e che sono in grado di superare le barriere poste dai confini amministrativi?

Il nostro territorio è ricco di elementi di continuità che possono diventare un’opportunità per rendere questi territori meno frammentati e marginali. Credo però sia importante che il turismo impari a coinvolgere il territorio e i suoi abitanti che ne sono l’anima e non una semplice risorsa da sfruttare. Ad esempio, penso ad alcuni borghi che nei weekend si riempiono di persone e che sono diventati oggetto di un turismo “mordi e fuggi”.

Io penso che, sfruttando l’esistente, possiamo governare un tipo di sviluppo che guardi verso un turismo più sostenibile. La tutela del territorio, la promozione dei giovani e la condivisione con la comunità dovrebbero essere la vera ricchezza, non vendere la pizza a quattro euro al trancio al turista la domenica. Dobbiamo esercitare un turismo rispettoso che duri nel lungo periodo: un turismo sportivo, ambientale e culturale.

Mi fai qualche esempio?

Penso alla valorizzazione dei percorsi che attraversano l’appennino e mettono in comunicazione il mare della Liguria con la pianura Padana e quindi il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna. Percorsi che un tempo attraversavano l’appennino prima delle vie di comunicazione che utilizziamo oggi come le autostrade o le ferrovie. Un tempo questi sentieri avevano nomi generici come le antiche Vie del Sale che, come ci ricorda il nome, erano i collegamenti dove avveniva il commercio del sale. Parliamo di tracciati che oggi possono essere oggetto di un turismo sostenibile attraverso progetti ciclabili che puntano sull’uso di mountain bike ed e-bike.

Penso a un turismo culturale che da sempre ha superato i confini e che scommette sulle tradizioni popolari legate a musica, danza e canto di cui il nostro territorio tramanda repertori unici e vitali. Poi c’è il patrimonio architettonico: questa è una zona di incastellamenti e di meravigliose architetture storiche che oggi sono visitabili. Inoltre, c’è un forte turismo enogastronomico capace di mescolare prodotti rustici e locali di quattro province diverse.

Area Quattro Province2
Da dove dovrebbe partire, secondo te, la collaborazione in questi territori?

Oggi, specialmente dopo la pandemia, la realtà ci dimostra che la gente ha bisogno di tornare in appennino, di avere un tipo di approccio al territorio diverso e legato alla natura. Si è capito che l’appennino è uno straordinario polmone verde, un luogo selvaggio che sa offrire un turismo di prossimità rispettoso delle persone che qui vivono e che lo conoscono in profondità.

A livello di amministrazioni talvolta manca una visione univoca tra Comuni. A supplire fortunatamente ci sono realtà sovracomunali e sovraregionali: una fra tutte è l’Associazione Europea delle Vie Francigene, un grande organismo europeo che aiuta il territorio e che ha una visione di insieme. Penso che sulla collaborazione tra amministrazioni ci possa essere un ampio margine di miglioramento, soprattutto se stimolate da cittadini e associazioni culturali e sportive che rappresentano una forza di questi luoghi.

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