1 Mar 2023

I lupi si avvicinano alle aree periurbane: la convivenza è possibile?

Scritto da: Valentina D'Amora

Poco meno di un mese fa a Genova, poco distante dalle case, un lupo ha fatto capolino sul sentiero dell'Acquedotto storico. Questo evento ha generato emozione per alcuni, timore per altri. Per questo motivo i ragazzi dell'Osservatorio Lupi Genova hanno organizzato un pomeriggio informativo aperto alla cittadinanza per spiegare a tutti i presenti per quale motivo non c'è da avere paura. Noi ci siamo stati per raccontarvi cosa è emerso.

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Genova - Lupi in natura, lupi in città: in che modo possiamo convivere? Lo scorso sabato 25 febbraio ho passato un pomeriggio all’azienda agricola Maixei (che vi abbiamo presentato qui), sull’Acquedotto storico di Genova, proprio a parlare di lupi. L’evento è stato organizzato da Osservatorio Lupi Genova, a seguito del recente avvistamento di un lupo a pochi metri di distanza dall’azienda, avvenuto il 6 febbraio.

Sicuramente questo è stato il pretesto, ma il motivo principale, come spiegano i curatori, è che qui si sta sviluppando una realtà agricola con animali dove si dimostra giorno dopo giorno che la coesistenza, supportata dalla conoscenza e dalla prevenzione, è possibile. E l’azienda, soprattutto dopo la predazione di una capra avvenuta all’incirca un anno fa, ha deciso di ospitare un prezioso momento di informazione per la cittadinanza.

osservatorio lupi
Tiziana, Simone e Luca
VERSO UNA NUOVA COSCIENZA

«All’inizio dell’industrializzazione, l’allevamento è stato mantenuto parallelamente ai nuovi impieghi in città», spiega la volontaria Tiziana. «Gli animai venivano lasciati liberi sui monti, allo stato brado, il che ha creato un nuovo modo di fare pastorizia, perché il lupo a quell’epoca non c’era, quasi sterminato dall’uomo». Oggi il lupo è tornato, quindi bisogna sviluppare una coscienza diversa e proteggere i propri animali: «Così accade nel centro Italia, dove la pastorizia è un’attività che s’è mantenuta nel tempo, coadiuvata da cani da guardianìa e reti elettrificate».

Com’è ricomparso però questo animale? L’abbandono delle campagne ha portato i selvatici ad avere sempre più spazio a disposizione e grazie all’aumento ungulati, una delle principali prede, i lupi dall’Appennino centrale si sono potuti espandere. «Il lupo infatti non è stato paracadutato, come viene narrato da certe leggende metropolitane», spiega sorridendo Tiziana. Il principale motivo del suo ritorno è stato l’inizio della sua tutela, con la legge del 1971, anno a partire dal quale questo mammifero ha iniziato a essere protetto: il decreto Natali infatti ha eliminato il lupo dalla lista degli animali nocivi.

«Allo stato attuale, grazie ai monitoraggi di ISPRA e del progetto europeo Life Wolf Alps, abbiamo un numero abbastanza preciso di esemplari: anche se si tratta di una stima, al presente ci sono circa 3300 lupi in Italia, di cui 950 nelle regioni alpine, gli altri lungo l’Appennino». C’è un’area d’Italia dove però il lupo non è presente: le isole. «Il motivo è semplice: non va dove non può arrivare con le sue zampe».

Il vero cambiamento è avvenuto a partire dagli anni ‘50, quando l’uomo si è spostato dalle campagne alle città, lasciando spazio al bosco

LA NECESSITÀ  DI FARE INFORMAZIONE SUL TERRITORIO

I primi osservatori di lupi sono nati a Fidenza e Valenza; quello genovese, invece, è stato fondato nel 2021 da un gruppo di volontari dell’associazione territoriale OA WWF GENOVA: attraverso l’osservatorio si occupano di lupi e agiscono sotto l’egida del WWF Italia «Ci stiamo impegnando molto a organizzare eventi e fare un po’ di informazione, innanzitutto per evitare il dilagare di una paura incontrollata che, se per molti è un sentimento quasi ancestrale, in altri casi invece si tratta proprio di odio», spiegano i volontari.

Per molti cacciatori infatti il lupo è visto come un competitore nell’aggiudicarsi le prede del bosco. Vero è che rispetto al passato oggi c’è una coscienza ecologica che si è andata sempre più a sviluppare. E la grande affluenza all’evento fa ben sperare sulla sensibilità crescente.

DAL FOTOTRAPPOLAGGIO ALL’OSSERVATORIO LUPI GENOVA

A parlare ora c’è Simone, uno studente di scienze naturali che ha contribuito alla nascita di questo osservatorio, grazie alla sua esperienza con Fototrappolaggio Liguria. «Mi è stato chiesto di estendere il mondo degli osservatori lupi anche in Liguria e così ho fatto». Le fototrappole – ce ne mostra una – sono dispositivi compatti, che hanno illuminatori a LED e un sensore di movimento che al passaggio di un animale scattano una foto o registrano un video. La difficoltà è andare nel bosco e trovare il posizionamento giusto. «Uno dei criteri principali è la scelta di determinati sentieri, dove si vede che l’erba è più battuta perché è proprio lì che spesso si trovano delle tracce di animali».

maixei lupi 1

Per distinguere un’impronta di lupo da una di cane, essendo entrambi canidi, bisogna osservarne l’andatura. «Se è lineare come “su un binario” l’orma è di un lupo; il cane infatti è più confusionario, cammina in modo più caotico, va avanti, torna indietro, segue il proprietario».

Resta il fatto che questi animali sono molto difficili da vedere, perché cercano di evitare in tutti i modi di incrociare le persone, proprio a seguito dello sterminio dei secoli scorsi. «Questo avviene per colpa nostra», sottolinea Simone. «In passato quando l’essere umano aveva campi coltivati e allevamenti entrava in competizione con i selvatici, non solo per le risorse alimentari, anche per quelle spaziali. Per questo alcuni animali iniziarono a essere definiti “nocivi”, cioè considerati dannosi per le attività antropiche. E non c’era solo il lupo: nella lista nera comparivano anche la volpe, la faina, il tasso e molti altri».

Certo è che la società del secolo scorso era ben diversa da quella di oggi: allora le persone praticavano anche caccia di sussistenza. «Il vero cambiamento è avvenuto a partire dagli anni ‘50, quando l’uomo si è spostato dalle campagne alle città, lasciando spazio al bosco, il quale è ricresciuto e questi nuovi spazi hanno fatto sì che siano arrivati di nuovo questi animali». Il loro aumento ha permesso l’arrivo del lupo che pian piano si è ripreso i suoi spazi.

maixei lupi
QUALI BUONE PRATICHE?

Dopo un interessante approfondimento sulle caratteristiche etologiche ed ecologiche di questo affascinante animale, il volontario Luca elenca le norme da tenere a mente per una corretta convivenza: «Se facciamo passeggiata nel bosco insieme a un cane – si raccomanda – è bene tenerlo al guinzaglio. Se poi si dovesse incontrare un lupo, anche se si tratta di un evento molto raro, è essenziale mantenere la calma, soprattutto non urlare e tornare indietro senza mettere in pericolo noi e l’animale stesso e senza abbandonare i sentieri». Altra indicazione: non lasciare cibo intorno alla propria abitazione e, qualora avessimo un giardino, di notte tenere in casa i propri cani per sicurezza.

Per allevatori e titolari di aziende agricole poi un suggerimento semplice, tanto banale quanto fondamentale: ogni sera chiudere nei ricoveri notturni gli animali per tenerli protetti da eventuali attacchi, oltre ovviamente a costruire una recinzione adeguata. E per i cercatori di fama con video virali: «Se incrociate un lupo mentre siete in macchina, non inseguitelo per scattare foto e video, è vietato ed è un atto perseguibile penalmente».

E aggiungo io, eticamente: pedinare gli animali selvatici in auto genera in loro un altissimo livello di stress che potrebbe indurli a improvvisi cambi di direzione o a gesti inaspettati, con conseguente rischio di impatto e incidenti. Se vi dovesse capitare di intravvedere un lupo, abbassate i fari, spegnete la macchina e godetevi il momento: ci sono alte probabilità che non accada una seconda volta.

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