3 Mar 2023

Save the Dogs: “Così abbiamo aiutato persone e animali in fuga dalla guerra”

Scritto da: Redazione

Mesi trascorsi sul campo a sostenere i profughi in fuga dalla guerra e gli animali che li accompagnavano, ma anche una campagna di sterilizzazione, la realizzazione di un'area di accoglienza e l'attivazione di collaborazioni con realtà locali. Tutto questo è ciò che l'associazione Save the Dogs ha fatto dall'inizio della guerra in Ucraina e che è raccontato nel dettaglio in un report presentato nei giorni scorsi.

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“Animali in Guerra: l’impatto del conflitto in Ucraina su cani e gatti” è il titolo del rapporto stilato dall’associazione Save the Dogs, il bilancio di un anno di lavoro che ha coinvolto oltre 400 volontari e diverse associazioni per aiutare 20 rifugi e più di 4000 animali vaganti nelle strade devastate dal conflitto. Con la prima missione compiuta in Ucraina, Save the Dogs prosegue il lavoro a favore di animali e persone pianificando i prossimi interventi con almeno 500 sterilizzazioni da fare entro il 2023 e traccia il percorso oltre la guerra.

«Non avremmo mai pensato che la storia di Save the Dogs sarebbe stata segnata da un evento tragico come una guerra. Esattamente un anno dopo l’inizio del conflitto in Ucraina siamo ancora impegnati per sfamare e proteggere i cani e gatti rimasti nel paese e aiutare i loro compagni umani. Tutto questo è stato possibile grazie all’incredibile lavoro della rete di volontari che hanno continuato a prendersi cura di migliaia di animali abbandonati, nonostante i missili cadessero sulle loro città», ha detto Sara Turetta, Presidente di Save the Dogs and Other Animals, presentando il rapporto Animali in guerra.

«Sono stati dodici mesi molto intensi – prosegue la Presidente –, ma i messaggi di profonda gratitudine che abbiamo ricevuto ci hanno confermato, ancora una volta, che nell’aiutare cani e gatti abbiamo aiutato anche tutti coloro che si sono presi cura di loro nascondendoli nei bunker, accogliendoli nei propri rifugi malandati o infilandoli in una borsa da viaggio. Perché dove si riesce ad alleviare la sofferenza degli animali, si allevia anche quella degli esseri umani». Il report racchiude storie di animali e dei loro umani in fuga dalle bombe, voci e volti dei volontari, testimonianze dei rifugi aiutati, ma anche un resoconto dettagliato con numeri del mangime inviato sinora e beni materiali distribuiti in Ucraina, oltre alle spese sostenute, che ammontano a poco più di 900.000 euro.

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Un bilancio di un anno di lavoro, ma anche un prezioso momento di confronto fortemente voluto da Save the Dogs per analizzare, a un anno dall’invasione russa, il primo conflitto che ha acceso i riflettori sulla sofferenza degli animali e sul legame con i loro umani che neanche una guerra può spezzare; sulla forza della cooperazione internazionale, che ha permesso di costruire una rete di aiuti legando a uno stesso obiettivo associazioni umanitarie, animaliste, cittadini e volontari, quello di alleviare le sofferenze del popolo ucraino; sulla necessità di un nuovo approccio nella gestione dell’attuale crisi e del dopo guerra che deve tenere conto anche della dimensione del benessere animale accanto a quello umano.

La situazione in Ucraina continua a essere instabile e pericolosa e oggi non ci sono ancora le condizioni per poter progettare il “post conflitto”. Dopo la prima missione realizzata a Odessa dal team di Save the Dogs a gennaio e una in corso in questi giorni, è emersa però in maniera forte la necessità di sviluppare interventi strutturati e continuativi sul territorio: «Il fenomeno del randagismo canino e felino si è drammaticamente aggravato con la guerra. Se qualcuno è riuscito a fuggire portando con sé i propri animali, sono innumerevoli quelli rimasti da soli a vagare per le strade già affollate di randagi prima ancora dell’invasione russa».

Va infatti sottolineato che in Ucraina la sterilizzazione non era una pratica diffusa neppure tra le associazioni. «Per questo abbiamo pianificato un programma di 500 sterilizzazioni da realizzare a Odessa attraverso i nostri partner locali nel corso del 2023. Dobbiamo assolutamente evitare una riproduzione incontrollata», continua Sara Turetta. Come tutti i conflitti che hanno coinvolto l’umanità, anche per questo arriverà il giorno in cui finalmente si potrà mettere la parola fine e si potrà iniziare a lavorare per la ricostruzione.

In questi luoghi sarà necessario l’impegno di tutte le organizzazioni non profit per un vero e proprio “piano Marshall” che – contrariamente all’originale – dovrà necessariamente includere anche gli animali, vittime anche loro di questa orribile pagine di storia. «Dobbiamo riuscire a guardare oltre il conflitto e vorremmo lavorare in sinergia con altre organizzazioni internazionali alla realizzazione di una clinica mobile, per poter portare i nostri aiuti anche nelle zone più remote dell’est del Paese».

Inoltre, Save the Dogs continuerà le sue missioni sul territorio per visitare i rifugi nell’area di Odessa che l’associazione ha sostenuto in questo lungo periodo, per capire come aiutarli a migliorare gli standard di benessere, per formare il personale locale e per realizzare uno o più ambulatori veterinari in grado di offrire sterilizzazioni e cure mediche. «Solo con progetti concreti e sostenibili potremo lasciare un’impronta significativa e duratura in questa terra martoriata e aiutare l’Ucraina a voltare definitivamente pagina», conclude Sara Turetta.

Per Save the Dogs sono stati dodici mesi di lavoro in costante stato di emergenza. Pur in una situazione di grande difficoltà, l’associazione è riuscita ad attivare aiuti alla frontiera di Isaccea, in Romania, per oltre 1000 rifugiati con animali al seguito in fuga dal conflitto, ad accogliere 30 cani provenienti da un rifugio di Odessa presso la sede di Cernavoda, dove è stata creata anche una nuova area per ospitare cani e gatti che non possono proseguire il viaggio con le loro famiglie o per gli animali evacuati dalla guerra che non possono andare in adozione.

Dove si riesce ad alleviare la sofferenza degli animali, si allevia anche quella degli esseri umani

In Ucraina invece sono stati inviati 533.000 chilogrammi di cibo, attivate collaborazioni dirette con 20 rifugi e con una rete di oltre 400 volontari nelle zone di Odessa e Izmail in un primo momento, per poi estendere l’intervento ad altri territori tra cui Kharkiv nel nord-est, Mykolaiv e Kherson.

Di tutto questo ma anche delle storie incrociate in questo anno e del futuro dell’Ucraina oltre la guerra si è parlato nel webinar di presentazione del rapporto Animali in Guerra. L’impatto del conflitto su cani e gatti, che è si è svolto lo scorso venerdì 24 febbraio e che ha visto la partecipazione di Riccardo Bonacina – Founder e coordinatore editoriale di VITA –, Giammarco Sicuro – inviato speciale RAI in Ucraina che ha realizzato la prefazione del rapporto – e Caterina Capelli, volontaria di Save the Dogs alla frontiera di Isaccea, Romania.

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