11 Apr 2023

La giornalista e attivista Michela Greco: “Emergency mi ha cambiato la vita”

Scritto da: Brunella Bonetti

Michela Greco è riuscita non solo a conciliare per anni il suo lavoro con la sua vocazione – l'attivismo in Emergency –, ma addirittura a fonderli in un unico percorso che valorizza le sue competenze e rispecchia i suoi ideali. In questa puntata di Moderne Persefone ci racconta come ci è riuscita e in che modo è cambiata la sua vita una volta che ha trovato la strada giusta.

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Roma, Lazio - Giornalista professionista e critica cinematografica, per oltre vent’anni Michela Greco ha lavorato come freelance per testate importanti girando e viaggiando molto. Ma la sua vita è cambiata davvero a venticinque anni, quando le è capitato di diventare volontaria per Emergency. Ha cominciato a dedicare parte del proprio tempo ai più bisognosi di cure e sostegno. Per anni ha proseguito due strade parallele, quella del lavoro come giornalista e dell’attivismo per Emergency, che è riuscita perfino a far combaciare facendo entrare in Emergency il mondo del cinema e viceversa. Oggi riveste il ruolo di Events and Communication Officer di Emergency.

Michela, raccontaci la tua storia.

Ho quarantasei anni e vivo da sempre a Roma, anche se ho lasciato il cuore a Parigi da quando ci ho passato alcuni mesi per fare l’Erasmus. Sono giornalista professionista e per vent’anni ho lavorato come giornalista e critica cinematografica freelance, collaborando con diverse testate e con alcuni festival, tra cui la Mostra del Cinema di Venezia, e viaggiando molto. Dai primissimi anni 2000 sono volontaria di Emergency. Nel tempo il volontariato è diventato una collaborazione professionale nell’ambito della comunicazione e ora sono diventata dipendente di Emergency.

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Cos’è Emergency, cosa fate e che ruolo occupi nel gruppo?

Emergency è un’associazione umanitaria nata nel 1994 per fornire cure gratuite e di alta qualità alle vittime della guerra e della povertà, ma anche per promuovere una cultura di pace. In ventinove anni di esistenza ha curato oltre didici milioni di persone e realizzato importanti campagne culturali contro la guerra. Io oggi rivesto il ruolo di Events and Communication Officer.

Com’è cambiata la tua vita da quando sei entrata in Emergency?

Quando avevo circa venticinque anni, conclusa un’esperienza di volontariato con un’associazione che si occupava di bambini sieropositivi, sono diventata volontaria di Emergency. Me ne aveva parlato mio cugino, che è sempre stato molto impegnato socialmente, e ricordo che mi colpì molto quando nel 2001 Gino Strada ed Emergency finirono su tutti i giornali perché avevano rifiutato i contributi del governo italiano che, contemporaneamente, era impegnato nel conflitto in Afghanistan. Una scelta che trovavo giusta e coraggiosa. Da allora mi sono sempre riconosciuta nei valori di Emergency, nel suo impegno contro la guerra, nella sua idea di cura universale e di eccellenza.

Dopo l’inizio del tuo percorso in Emergency quali scelte hai compiuto e quale impatto hanno avuto su di te?

Quando ho fatto i primi banchetti da volontaria stavo iniziando la mia vita professionale nel mondo della comunicazione, nel giornalismo cinematografico. Ho sempre portato avanti i due impegni parallelamente finché a un certo punto mi è capitato di far entrare il mondo del cinema in Emergency e viceversa, coinvolgendo alcuni attori e registi con cui nel frattempo avevo stretto un rapporto di amicizia negli eventi di sensibilizzazione dell’organizzazione.

Ho progressivamente messo a fuoco quale fosse il posto che volevo occupare nel mondo, cercando di corrispondere ai miei ideali e ai miei valori

Mi sono sempre sentita orgogliosa di fare il mio pezzettino per un obiettivo importante come la cura delle persone più vulnerabili, seppur occupandomi “solo” di comunicazione ed eventi. Ho sempre sentito di stare dalla parte giusta, ho sempre creduto con forza alla politica di Emergency di portare cure di eccellenza anche laddove mancano le cose più basilari, perché è giusto che chiunque, a qualsiasi latitudine si trovi, di qualsiasi fede, sesso od orientamento politico sia, possa vedersi garantiti gli stessi diritti e lo stesso livello di cure mediche. È la vera uguaglianza.

Come riesci a conciliare la tua carriera da giornalista con l’attivismo per Emergency?

L’ho fatto per oltre vent’anni, barcamenandomi tra gli impegni e mantenendo lo stesso entusiasmo per entrambi i percorsi. Proprio in quest’ultimo periodo ho scelto di dedicarmi prioritariamente a Emergency e sono entrata nell’organico dell’associazione.

Cosa rappresenta per te Emergency?

Per me Emergency rappresenta la possibilità di praticare ogni giorno ciò in cui credo, di fare un lavoro che ha un valore concreto per la società, soprattutto per chi è più vulnerabile, ma anche il privilegio di aver potuto conoscere e lavorare con un uomo straordinario come Gino Strada e di far parte di una bellissima comunità come quella dei sostenitori, dei volontari e dei collaboratori di Emergency, amiche e amici con cui condivido valori e impegni.

È difficile ottenere risultati?

Dipende molto anche dal momento storico-politico in cui ci si trova. In questi vent’anni ho visto cambiare repentinamente più volte l’atteggiamento nei confronti del lavoro di Emergency a seconda del vento che tirava. Da quasi trent’anni facciamo le stesse cose, ovvero curare le persone bene e gratis e promuovere una cultura di pace, ma in alcuni periodi siamo trattati da eroi, in altri da criminali.

Cosa è cambiato in te in tutti questi anni di attivismo?

Ho progressivamente messo a fuoco quale fosse il posto che volevo occupare nel mondo, cercando di corrispondere ai miei ideali e ai miei valori. Oggi mi sento fortunata a poter fare per lavoro qualcosa in cui credo così tanto.

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Quali sono le caratteristiche del tuo percorso di vita e professionale? 

In una parola direi l’idealismo, che ho perseguito fino a sfociare nell’ingenuità. Anche nel lavoro di giornalista cinematografica mi sono sempre sentita più a mio agio ad affrontare temi sensibili socialmente e politicamente, mentre ho vissuto con frustrazione alcune derive più superficiali.

Quali i tuoi progetti futuri?

Spero solo di poter continuare a mettere le mie competenze e la mia esperienza al servizio di qualcosa in cui credo. E magari un giorno di scrivere un romanzo che mescoli tutto, esperienze di vita e di lavoro, spinte ideali e creative. 

Cosa pensi oggi di tutto quanto è successo?

Che il posto in cui mi trovo, a livello “esistenziale”, corrisponde perfettamente alle scelte che ho fatto lungo il percorso, nel bene e nel male. Soprattutto nel bene.

Cosa consiglieresti alle Moderne Persefone che vogliono scegliere un percorso simile al tuo? 

Di continuare a fare quello in cui si crede, finché ci si crede. Per me è fonte di energia. E se sto che qualcuno sta bene, o sta meglio, anche grazie a qualcosa cui ho dato il mio piccolo contributo, sto meglio anch’io.

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