27 Apr 2023

Montagna Verde: recuperare un antico borgo e le tradizioni di una terra di confine – Io Faccio Così #383

Scritto da: Valentina D'Amora
Video realizzato da: Paolo Cignini

Montagna Verde è un agriturismo in Lunigiana con un progetto ambizioso: ridare dignità a un antico borgo, Apella, recuperandone il patrimonio architettonico rurale parzialmente abbandonato. Abbiamo incontrato Barbara Maffei, che dopo la laurea in ingegneria ha deciso di tornare nella sua terra d'origine per portare avanti questo progetto di famiglia.

Salva nei preferiti

Massa-Carrara, Toscana - Oggi vi portiamo in Lunigiana per raccontarvi la storia di Barbara Maffei, una donna che ha avuto il coraggio di inseguire con forza i propri sogni. Io e Paolo Cignini la incontriamo in una calda giornata di fine marzo. Partiamo da Genova di buon’ora con l’idea di arrivare a Montagna Verde, l’agriturismo di Barbara e della sua famiglia, a metà mattinata. Lei ci accoglie con un bellissimo sorriso e un caffè, dopodiché sale in macchina con noi e ci accompagna a visitare il borgo di Apella, che lei e la sua famiglia stanno recuperando, ed è proprio lì che giriamo la sua intervista.

Nel tragitto, chiacchierando, ci indica tanti appezzamenti di terreno qui e là – questi sono alcuni dei cento orti dell’azienda – e una volta arrivati a destinazione incrociamo il furgoncino del panettiere che ha appena consegnato il pane fresco alle uniche tre residenti di Apella. Incuriosita, le faccio mille domande su questo servizio, all’apparenza banale nell’era di Just Eat, ma che custodisce un profondo senso di cura nei confronti di persone anziane che resistono e continuano a vivere in un borgo a rischio abbandono.

LA STORIA DI BARBARA: DA INGEGNERIA ALL’AZIENDA DI FAMIGLIA

La “Barbara bambina”, come lei ama definire l’antica versione di sé stessa, ha scelto un percorso di studi scientifico – «la pietra mi ha sempre affascinato», ci spiega per diventare ingegnere civile strutturista. Dopo la laurea, conseguita a Pisa, sente il desiderio di sperimentare un contesto nuovo, dinamico e internazionale si trasferisce a Milano.

Cercava una città diversa, ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile da casa e tutto fila liscio finché non le arriva la proposta di un contratto a tempo indeterminato. In quel momento realizza di essere di fronte a un bivio: «Metto radici qui e chiudo definitivamente con la Lunigiana oppure torno a casa e cerco di portare avanti dei progetti all’altezza dei miei sogni?». Sceglie la famiglia e le sue radici, così recede dal contratto e rientra subito in Lunigiana.

«Dopo questa esperienza ho deciso di tornare e avere delle soddisfazioni anche professionali, anche per non sentirmi troppo in colpa con la Barbara che aveva rifiutato un contratto a tempo indeterminato a Milano», ci racconta sorridendo. Il percorso universitario però non lo lascia del tutto alle spalle perché le fornisce tuttora una solida linea guida per il lavoro, per costruire giorno dopo giorno uno scheletro ai suoi progetti, coniugando questa schematicità con la vulcanica fantasia della famiglia che le apre sempre nuove prospettive.

«Oggi quella di Montagna Verde è una squadra, ognuno ha il suo ambito di riferimento e lavoriamo così. Anche mio fratello Luca è da poco entrato nel team ed è stata per noi una grande fortuna. Lui si occupa della cucina, che è poi il motore che olia tutto il nostro lavoro. I piatti che mio fratello prepara sono frutto di ciò che mio padre porta in cucina, ci permettono di raccontare il paesaggio e le tradizioni di questo territorio».

In Lunigiana c’è un fortissimo senso di appartenenza, trasversale a tutte le generazioni

I CENTO ORTI E LO STAFF

Gli orti di famiglia, coltivati secondo i criteri dell’agricoltura biologica, sono le prime botteghe dell’agriturismo. «Il menu si costruisce di giorno in giorno sulla base di ciò che ci offre l’orto, d’altronde le verdure di stagione sono anche le protagoniste della cucina lunigianese». E così al mattino presto si fa la spesa, non al mercato né dal grossista, ma guardando ogni mattina cosa propongono i terreni.

«La regina assoluta della nostra cucina è la farina di castagne, poi c’è il nostro miele e non mancano le patate, a 700 metri si dice che siano le migliori», sorride. Barbara ci spiega che al momento è in atto un lavoro di ricerca e di recupero delle ricette storiche di questo territorio grazie alla collaborazione fra Montagna Verde e alcune donne del luogo.

«Dietro la parte agrituristica c’è enorme un lavoro di recupero del paesaggio a partire dagli orti-giardino del paese, simbolo di un’agricoltura contadina su piccola scala, ormai quasi perduta, e dei tanti terreni circostanti, terrazzati e in pendenza, che sono diventati i cosiddetti “cento orti” della famiglia Maffei, ma anche pascoli per l’allevamento allo stato brado di centoquaranta capi di pecora zerasca, che pascolano liberamente insieme alle vacche Limousine, adatte a questi territori scoscesi». C’è poi un allevamento di api, di grande aiuto sia per l’ecosistema che per l’impollinazione, il che permette di avere sempre frutta di stagione.

barbara orto
Barbara Maffei in uno dei cento orti di famiglia

Montagna Verde un’azienda familiare sì, ma grande, che dà lavoro a circa venti persone. Al fianco alla famiglia Maffei lavorano tanti ragazzi. «E sono motivati anche a quest’altitudine, cosa non scontata, ed è proprio su questo aspetto che lavoriamo di più». Capita spesso che i clienti riconoscano la professionalità dei dipendenti, colpiti dal loro modo di descrivere un piatto o da come accolgono i clienti internazionali: «Quando notano tutte queste competenze, che potrebbero spendere in qualche ristorante stellato anche al di fuori dalla Lunigiana, realizziamo che non sono qui per caso, perché anche loro hanno sposato il nostro progetto».

IL RECUPERO DEL BORGO

Oltre all’agriturismo, Montagna Verde è anche ospitalità. L’intento di Barbara è portare gli ospiti a dormire in un vero borgo storico, farli entrare in contatto con gli anziani che ancora vivono qui e con i residenti di ritorno, quelli cioè che tornano nel fine settimana o in estate. «Ora ci sono tante seconde case, è anche questo un modo di rivitalizzare questo borgo. D’altronde, la quotidianità vissuta con la presenza umana è tutta un’altra cosa».

E tutto questo avviene nel borgo di Apella, uno dei borghi d’appennino più alti in quota. «Il nostro albergo diffuso è nato in maniera quasi inconsapevole. La struttura in effetti era già diffusa, eravamo noi a non esserne consci», racconta Barbara. Effettivamente quella di Montagna Verde è un’ospitalità estesa tra le mura dei diversi edifici sparpagliati nel borgo, dove gli ospiti respirano l’aria di un borgo autentico. E già in era universitaria questa idea di rivitalizzare Apella gravitava nella mente di Barbara.

montagna verde apella

Lavorando a un progetto in merito al recupero di un borgo storico a fini turistici, già all’epoca Barbara aveva realizzato l’importanza di inserire degli edifici produttivi, dal laboratorio del miele a quello della farina di castagne, passando per il recupero dei vecchi gradili e con l’aggiunta di piccolo percorso benessere. «L’idea era già quella di creare dei luoghi di lavoro affinché anche qualche famiglia potesse trasferirsi serenamente qui».

Barbara è convinta che Apella abbia ancora molto da dare e da esprimere: «Ci sono tantissime storie da raccontare, anche d’amore. Quando non vedo proprio nessuno, specialmente in inverno, mi dispiace», dice commovendosi. A volte capita di passare tra questi vicoli vuoti dove fino a cinquant’anni fa, da 5000 anni c’è sempre stata una presenza umana. L’obiettivo del progetto quindi è quello di superare lo spopolamento e dare una nuova prospettiva a questo luogo: «Perché dispiace che queste pietre crollino e basta».

IL CONCETTO DI CONFINE

Quando parliamo di confini, Barbara si perde a descrivere la sua terra, un territorio dall’identità “un po’ a sé”, costituito da un mix di stratificato tante culture e tradizioni, che lei definisce un pout pourri dalle diverse prospettive. «I Lunigianesi si sentono lunigianesi e questo se da una parte è un orgoglio allo stesso tempo è un limite, che però denota anche un forte attaccamento alla propria terra. Così come il castagno. E se è vero che il Lunigianese lo trovi in tutto il mondo, è altrettanto vero che se può rimane. C’è un fortissimo senso di appartenenza, trasversale a tutte le generazioni». E Barbara e Montagna Verde ne sono un esempio.

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Tra romanticismo e realtà, il cambio vita è una scelta complessa: la storia di Giulia Piazza
Tra romanticismo e realtà, il cambio vita è una scelta complessa: la storia di Giulia Piazza

Gaetano, terapista forestale dei Monti Lattari: “La foresta mi ha guarito”
Gaetano, terapista forestale dei Monti Lattari: “La foresta mi ha guarito”

Fermarsi per cambiare vita: dal Gennargentu la storia del Selvaggio Verde di Gianluigi Bonicelli
Fermarsi per cambiare vita: dal Gennargentu la storia del Selvaggio Verde di Gianluigi Bonicelli

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Aurore boreali, Sar, che succede ai nostri cieli? – #937

|

La VegToria, la nuova fattoria vegana sulle alture di Genova

|

Olga Karatch: “Contro la guerra patriarcale, dobbiamo dare voce alle donne per la pace”

|

WWOOFing all’Ecosfera: un viaggio alla scoperta della permacultura e di connessioni umane

|

Favola Industriale Blues: con l’arte si racconta cosa accade intorno al polo petrolchimico di Siracusa

|

Dalla Sardegna arriva l’intelligenza artificiale locale e sostenibile che “parla” con le piante

|

Mindful eating: l’approccio a un’alimentazione consapevole promosso da Marina e Paola

|

A Capaci nasce MuST23, un museo interattivo come luogo di riscatto civile e sociale

string(9) "nazionale"