16 Mag 2023

Un viaggio per amarsi: Sabrina parla di viaggi, accessibilità e libertà

Scritto da: Elena Rasia

Rendilo possibile! È questo il motto di Sabrina, travel blogger curatrice di Un viaggio per amarsi affetta da una displasia diastrofica. Sulle pagine del suo blog racconta la passione per i viaggi e la sensazione di libertà che le trasmettono, ma soprattutto offre un fondamentale servizio per chi ha disabilità motorie e vuole esplorare il mondo, possibilmente appoggiandosi a luoghi e strutture accessibili.

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Sabrina è nata in provincia di Torino nel 1995 con una malattia genetica chiamata displasia diastrofica: non cammina dalla nascita quindi per spostarsi utilizza una sedia a rotelle elettronica, le sue gambe. Ho conosciuto Sabrina virtualmente, per puro caso, quando mi sono imbattuta nel suo blog Un viaggio per amarsi, uno spazio in cui raccoglie un sacco di consigli su come viaggiare spostandosi su una quattro ruote e dove, in prima persona, testimonia attraverso le sue esperienze, l’accessibilità delle strutture ricettive dove soggiorna e lo fa anche attraverso contenuti video che pubblica sulle sue pagine social.

Un viaggio per amarsi è una vera e propria guida turistica che nasce a ottobre 2022 grazie alla sua passione per i viaggi, alla sua voglia di esplorare, di scoprire, girare il mondo e perdersi per le strade. Nei suoi racconti e nelle sue recensioni c’è la voglia di sentirsi ed essere liberi, ma anche di sapersi guardare dentro, fare introspezione e sapersi valorizzare.

un viaggio per amarsi

Eh sì, perché alla fine il viaggio più importante è quello che facciamo con noi stessi e Sabrina questo lo sa bene: «Il valore in cui credo di più è la libertà, per me è indispensabile. Ho bisogno di decidere cosa fare della mia vita, dove andare, quando partire, non voglio seguire uno stile di vita tradizionale».

Questo valore lo coltiva fin da bambina da quei lunghi viaggi in macchina iniziati alle tre del mattino con destinazione Marsiglia, la città in cui per anni è stata operata. «Mi è capitato spesso, in quei giorni in cui ero chiusa in una stanza di ospedale, di guardare fuori dalla finestra. A volte ci vedevo il mare, altre volte Notre Dame de la Gare e altre ancora invece… il parcheggio dell’ospedale. Tutto dipendeva da dov’era posizionata la mia camera, ma la cosa certa era solo una: sognavo di girare ogni singolo angolo di quella città. Perdermi per le sue strade, sentire l’odore del mare e guardare le barche entrare nel porto».

Sabrina ha costruito passo dopo passo quello che è diventata oggi, ma una cosa negli anni non è mai cambiata: la sua passione per i viaggi. «Ho tanti ricordi belli dei miei viaggi, ma anche molte disavventure che a pensarci ora mi viene da ridere. Come quando ho prenotato un hotel accessibile a Lisbona per poi arrivare e trovare due rampe di scale, mentre a Marsiglia mi si è rotta una ruota e a Tromso mi si sono bloccate le batterie della sedia per il freddo».

un viaggio per amarsi2

Gliene sono capitate di tutti i colori, ma è sicura che se ci fosse un modo per tornare indietro nel tempo io rifarebbe tutto, esattamente così, «perché oggi io sono questa, sono quella persona che ha preso un treno per Parigi da sola, sono quella persona che è volata a Tenerife con uno zaino in spalla e un biglietto di sola andata. Sono quella ragazza che crede in sé stessa e ha fiducia nell’Universo. Stiamo tutti percorrendo la nostra strada, tanto la vita ci porta esattamente dove dobbiamo arrivare, in un modo o nell’altro».

Mentre mi perdo nei racconti di Sabrina e m’imbarco mentalmente su un volo con destinazione sole insieme a lei, la prima cosa che mi viene in mente – da persona con disabilità che trova utilissimo il suo blog – è chiederle se ha uno starter pack che potrebbe suggerire a chi ci sta leggendo, come ad esempio degli oggetti da portarsi in valigia che potrebbero agevolare il viaggio da seduti.

Mi dice che personalmente non necessita di tantissimi ausili, la cosa fondamentale per lei è il caricatore della sedia a rotelle. È come un terzo braccio o un polmone. Va con lei ovunque, se manca quello è ferma, ma per il resto si porta semplicemente dietro le cose che le servono di più, come ad esempio il selfie stick che usa per tutto tranne che per le foto! «È comodo perché è telescopico, si chiude e sta ovunque. È come avere una specie di braccio allungabile».

Non smettiamo di avere nuovi occhi anche per l’accessibilità e per la costruzione di un mondo inclusivo per tutti

M’immagino che questo volo sia arrivato a destinazione e la seconda cosa che chiacchierando con Sabrina mi viene spontaneo chiederle, anche in base alla sua esperienza, è che cosa potrebbero fare e che cosa potrebbero offrire le strutture ricettive per assicurare una maggiore accessibilità: «Come prima cosa sicuramente più chiarezza e trasparenza!», risponde.

«Penso che sarebbe giusto informare le persone delle misure degli ascensori: ad esempio, mi è capitato un sacco di volte di prenotare hotel accessibili e poi arrivare e non riuscire a entrare nell’ascensore oppure entrarci al pelo. Un’altra cosa utile è indicare se sono presenti gradini, anche piccoli, e la pendenza delle rampe. E soprattutto i bagni! Sarebbe importante mettere le foto dei bagni accessibili sui portali di prenotazione così che le persone possono vedere se effettivamente il bagno può andar bene per loro oppure no, visto che comunque abbiamo tutti esigenze diverse».

Subito dopo la mia curiosità sempre in movimento mi porta a chiederle qual è stata città o il paese si è sentita maggiormente accolta e che consiglierebbe a chi magari non ha mai viaggiato in sedia a rotelle per paura di incontrare “brutte sorprese”: «Ci sono diverse città in cui mi sono sentita a mio agio. In generale penso che la Spagna sia uno dei paesi migliori in assoluto. Ancora meglio dei paesi nordici. Hanno una cultura diversa e l’accessibilità è veramente buona».

un viaggio per amarsi3

Sabrina racconta la sua esperienza nella penisola iberica: «Sono stata in posti sperduti della Spagna dove veramente non c’era anima viva e comunque trovavo locali con le rampe e bagni per disabili. Una città che mi ha colpita particolarmente è Mallorca, ma anche l’isola di Tenerife. Se parliamo di nord Europa invece penso che la Norvegia sia veramente avanti – Bergen, Olso e Tromsø –, ma anche Amsterdam ed Helsinki».

Il mio viaggio insieme a Sabrina sta quasi giungendo al termine, la chiacchierata con lei mi ha dato un sacco di carica e sicuramente ora non vedo l’ora di fare un viaggio e riempire la valigia con tantissime esperienze da ricordare. Spero che questa sensazione positiva prenda per mano chiunque s’imbatta in quest’articolo, che magari vive il mondo da una prospettiva a quattro ruote.

L’ultima curiosità prima di salutarci sapete qual’è? Sabrina ha aperto una pagina Instagram che si chiama @easybeachadvisor e l’ha fatto per poter inserire tutte le spiagge accessibili che ci sono nel mondo. Non vedo l’ora di incontrare Sabrina di persona, magari in un aeroporto o su una spiaggia in riva al mare. Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi, diceva Marcel Proust. Non smettiamo di avere nuovi occhi anche per l’accessibilità e per la costruzione di un mondo inclusivo per tutti. Passo dopo passo, ruota dopo ruota.

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