7 Dic 2023

Action Women, la sartoria sociale dove l’integrazione si intreccia con l’empowerment

Si trova a Castel Volturno, presso il bene confiscato alla camorra "La casa di Alice", la sartoria sociale Action Women, dove donne africane e italiane lavorano insieme per creare bellezza, non solo quella dei capi colorati che prendono vita dalle loro mani, ma anche quella di un'integrazione concreta, che si attua nello stare insieme ogni giorno e nel lavorare fianco a fianco per la creazione di un mondo migliore.

Caserta, Campania - È nato come un piccolo laboratorio di cucito per le donne di Castel Volturno, ma in poco tempo è diventato molto di più. Action Women oggi è un’associazione di promozione sociale in cui donne africane e italiane lavorano fianco a fianco, unite dalla convinzione che “un mondo migliore è possibile”.

LA NASCITA DI ACTION WOMEN TRA I MISSIONARI COMBONIANI

Con voce colma di entusiasmo ed emozione Paola Russo, legale rappresentante di Action Women, ci ha raccontato la storia della sartoria sociale a partire dai suoi albori all’interno di Black and White, un’associazione di volontariato di Missionari Comboniani che opera da tantissimi anni sul territorio di Castel Volturno, occupandosi di integrazione per i migranti.

Action Women1

Era il 2018 e Paola, all’interno di Black and White, lavorava – come fa ancora oggi – nel doposcuola in quella che all’epoca era denominata “la casa del bambino”. «Non la chiamiamo più così perché ora siamo diventati grandi, ma è ancora uno spazio di educativa territoriale aperto ai bambini dalla prima elementare alla terza media», spiega Paola.

«Una mia amica mi diede l’idea di dedicare uno spazio anche alle mamme di questi bambini e di provare a offrire loro la possibilità di formarsi professionalmente o anche semplicemente di iniziare a coltivare un hobby», mi racconta ancora Paola. Iniziò così un piccolo laboratorio di taglio e cucito: «A dare lezioni era un sarto del paese che, non sapendo parlare inglese, comunicava con le ladies, le lavoratrici della sartoria prevalentemente nigeriane, attraverso l’uso del dialetto».

LO SKAF E IL PRIMO MERCATINO

Già dal primo anno di attività si unì al gruppo Barbara Annunziata, una fashion designer che s’innamorò perdutamente del progetto. Nel corso del tempo si sono poi aggiunte molte altre professioniste dell’imprenditoria e della moda. «È una squadra tutta al femminile, dove le donne sono protagoniste; per questo abbiamo deciso di chiamarci Action Women».

Il primo prodotto creato da Action Women è stato una fascia turbante che le ladies hanno chiamato “Skaf”, da una storpiatura di scarf, il termine inglese per “sciarpa”. «Presentammo questa fascia nel dicembre del 2018 al Mercato Meraviglia, un mercato molto bello che si tiene in una chiesa sconsacrata nel centro di Napoli. Saremmo dovute restare lì per due giorni, ma al secondo giorno avevamo già venduto tutto e fummo costrette ad andare via».

Action Women3

«Da quel giorno sono cambiate tante cose. Abbiamo iniziato a professionalizzarci e il gruppo non è più lo stesso dell’inizio. Oggi le ladies sono cinque, quattro nigeriane e un’italiana. Action Women scommette su un’integrazione che non sia attua attraverso le parole, ma nel lavoro quotidiano. Abbiamo affrontato tutto insieme, a partire dalle sfide che il lavoro ci ha presentato, a tutto quello che è successo da quel primo giorno, compresa la morte di una nostra amica e sorella, Alessia».

ACTION WOMEN SI SPOSTA NELLA CASA DI ALICE E DIVENTA APS

Dopo la chiusura forzata a causa della pandemia i padri Comboniani dell’associazione Black and White cambiarono sede, ma Action Women era ormai pronta a camminare sulle proprie gambe. Per un po’, fu Alessia a ospitare in casa sua le ladies e le loro macchine, finché l’associazione Jerry Masslo propose di curare gli spazi della loro sartoria, inattiva da qualche anno, ma che conservava ancora delle macchine funzionanti. Da quel momento Action Women è ospite presso la casa di Alice.

È una squadra tutta al femminile, dove le donne sono protagoniste; per questo abbiamo deciso di chiamarci Action Women

Nel 2021 Action Women è diventata un’associazione di promozione sociale, ma non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. «Per il momento non abbiamo ancora la forza economica per diventare una cooperativa, ma non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Sicuramente, già adesso ogni singola donna ha nei confronti del lavoro e delle altre un approccio da imprenditrice».

LA VERA FORZA DI ACTION WOMEN

Action Women ha organizzato nel tempo mercatini e raccolte fondi e insieme alle commesse che vengono da altre associazioni o da aziende del territorio riesce ad autofinanziarsi. La cosa più preziosa che Action Women è riuscita a ottenere nel tempo è l’affetto delle comunità di Castel Volturno. «Io sento e respiro tanta accoglienza, interesse e rispetto per quello che facciamo. Credo che in qualche modo siamo riuscite a innescare un circolo virtuoso, anche grazie ai legami che si creano con le persone che entrano in contatto con noi. Ad esempio, Action Women accoglie scolaresche in visita durante i viaggi di istruzione. L’interazione tra i ragazzi, che vengono da ogni parte d’Italia, e le ladies è ogni volta diversa, ma sempre meravigliosa».

Action Women2

Action Women è andata ben oltre i risultati sperati e non solo per quanto riguarda l’associazione. «Ero partita credendo di fare empowerment a queste donne ed è finita che sono state loro a farlo a me. Hanno arricchito enormemente il mio percorso personale, perché aver avuto l’onore di entrare in una comunità di donne che provengono da una cultura molto diversa dalla mia, che io presumevo di conoscere, ma che non conoscevo affatto, mi ha regalato tantissimo a livello umano».

«Pensavo di avere tutte le risposte e in realtà non avevo nemmeno capito le domande», conclude Paola. «Ho capito che dovevo lasciare che distruggessero le mie certezze per aprirmi a qualcosa di reale, di concreto e di vero». In un solo progetto, Action Woman ha unito e ottenuto integrazione, solidarietà, sorellanza e tutto ciò attraverso la creazione di una moda etica e sostenibile. Non è difficile, guardando loro, credere che “un mondo migliore è possibile”.

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Inclusione è cultura: Karalettura, la biblioteca che a Cagliari costruisce ponti
Inclusione è cultura: Karalettura, la biblioteca che a Cagliari costruisce ponti

Ventimiglia, la città di confine in cui il flusso migratorio è bloccato dal 2015
Ventimiglia, la città di confine in cui il flusso migratorio è bloccato dal 2015

A Panama c’è una enorme rivolta contro una miniera e contro l’estrattivismo – Io non mi rassegno + 13
A Panama c’è una enorme rivolta contro una miniera e contro l’estrattivismo – Io non mi rassegno + 13

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Il governo sui voti a scuola? “Gravemente insufficiente” – #883

|

Alla ricerca del Vello d’Oro, un viaggio di 3400 chilometri per unire mito e realtà

|

Tra mutualismo e condivisione il Pink Coworking combatte il gender gap nel mondo del lavoro

|

A Lanusei classi quinte in gita durante le elezioni regionali: il diritto di voto è solo “a metà”

|

Auschwitz e Gaza: che cos’è l’essere umano?

|

Violenza di genere: “Tutti noi dovremmo mettere in discussione i nostri valori, opinioni e credenze”

|

Una nuova vita al Mulino Marghen, fra relazioni umane e natura

|

Proteste sotto la sede RAI a Cagliari: “Il silenzio sul massacro in Palestina è un puro atto di censura”

string(9) "nazionale"