19 Dic 2023

Gettare le maschere e scoprire la propria identità è il primo passo verso il cambiamento

La Via del Cambiamento è un percorso di evoluzione personale che si avvale di strumenti pratici che consentono di approfondire la comprensione di sé stessi e del proprio ruolo nell’Universo, di riconnettersi con la propria autenticità e liberarsi anche di tutte quelle maschere che indossiamo sin da bambini, allontanandoci dalla felicità. Ne abbiamo parlato con Michele Bini.

Piacenza, Emilia-Romagna - Il primo anno de La Via del Cambiamento, la prima accademia ispirata alla Via del Cerchio in Europa, sta per iniziare. Vi abbiamo raccontato com’è nata l’idea di un percorso che è un cammino di evoluzione personale e spirituale calato nella pratica. Vi abbiamo raccontato anche gli strumenti utilizzati e cosa la differenzia rispetto a tanti altri corsi di “crescita personale”. Oggi vogliamo approfondire uno dei temi affrontati durante il percorso, quello dei ruoli e delle maschere che ognuno di noi indossa quotidianamente.

Riconoscerle e liberarsene può essere una buona occasione per riscoprire la propria essenza e la propria autenticità, per essere artefice del cambiamento personale e collettivo. Ne abbiamo parlato con Michele Bini, che da due anni fa parte della comunità dell’ecovillaggio Tempo di Vivere e ha già partecipato al primo anno del percorso La Via del Cambiamento.

michele bini
Michele, perché è necessario abbandonare le maschere sociali e riconquistare la propria identità?

Riconquistare la propria autenticità, non identità. È necessario farlo se vogliamo veramente assumerci la responsabilità della nostra vita. Possiamo scegliere soltanto se siamo consapevoli delle nostre scelte. Come possiamo esserlo se siamo governati da sovrastrutture, paure, abitudini, regole auto imposte e un senso di identità che non ci valorizza ma ci tiene in catene? Il viaggio di liberazione parte da noi, internamente, e poi si espande all’esterno, verso gli altri e il mondo intero. Ma parte da lì, dalla nostra autenticità. Cambiare il mondo è possibile solo se cambiamo noi stessi, ma realmente, profondamente.

Perché abbiamo bisogno di “infilarci” delle maschere?

Indossiamo maschere fin da piccoli, da bambini, a seguito da ciò che impariamo dalla famiglia, dalla scuola, dall’ambiente sociale circostante. Nasce come arma di difesa verso un mondo che ci fa sentire sbagliati e inadatti e le maschere ci permettono di farci sentire accettati e amati. Le maschere nascono dalla mancanza di fiducia verso noi stessi, essenzialmente.

Se da bambini questi “strumenti” ci sono “serviti” perché non ci sentivamo in grado di affrontare un mondo che ci sembrava ostile, da adulti è arrivato il momento di riprenderci la responsabilità della nostra vita e delle nostre scelte. Perché quelle maschere a cui siamo tanto affezionati non sono funzionali, anzi, ci portano lontano dalla nostra reale, profonda direzione. Non ci conducono alla felicità o serenità, perché le maschere nascono dalla paura, e nella paura ci mantengono.

michele bini1

L’autenticità è possibile solo attraverso la fede nella Vita e la fiducia in sé stessi e negli altri. Scegliere di vivere nella fede è un gesto potente ma difficile da concretizzare, ma è anche il vero primo passo verso il cambiamento. Il cambiamento profondo. Non possiamo scappare da questa verità, possiamo soltanto scegliere di prendercene cura con amore. E poi, rendere questa scelta concreta. La Via del Cambiamento fornisce gli strumenti per farlo.

Come viene affrontato il tema delle maschere ne La Via del Cambiamento?

Il tema è affrontato già nei primi moduli e poi portato avanti durante tutto il percorso. L’argomento è importante e gli strumenti utilizzati sono vari. Fondamentale è il lavoro in gruppo: l’ascolto attivo e il “farsi da specchio” con gli altri partecipanti è importantissimo, da soli infatti è impossibile riconoscere le proprie maschere e affrontarle. Spesso le maschere sono strettamente collegate con quella che noi chiamiamo “identità”, alla quale siamo estremamente legati perché abbiamo paura, mettendola in discussione o lasciandola andare, di non essere più noi stessi. Ci domandiamo: “Senza la mia identità – ovvero le mie maschere – io chi sono? Al di fuori di ciò che conosco, io esisto?”.

michele bini2
Michele (sulla destra) a Tempo di Vivere

È molto difficile lasciare andare le nostre maschere. Ci vogliono strumenti efficaci e un gruppo di persone motivate per sostenerti ed incoraggiarti. Ma ci vuole anche la forza di volontà per camminare concretamente le proprie parole e le proprie scelte. La Via del Cambiamento offre gli strumenti e forma un gruppo, ma la reale scelta di cambiamento va fatta da ogni singolo. È una grande responsabilità personale, di ognuno di noi.

Quanto e come influiscono le maschere nelle relazioni e nella collettività?

La maggior parte delle relazioni di chi non ha fatto un vero lavoro su sé stesso è veicolata dalle maschere che influenzano la nostra vita e quella di chi si relaziona con noi. In una società basata sulla paura, le maschere sono l’abito che indossiamo quotidianamente e ci identifica come individui. Più abbiamo paura e più mettiamo in campo maschere. E più mettiamo in campo maschere e più aumenta la separazione e la paura. È un circolo vizioso che va assolutamente rotto. Per romperlo, non possiamo pretendere che qualcun altro faccia il passo, ma possiamo soltanto mettere in atto un cambiamento dentro noi stessi. Agiamo su di noi, concretamente, per portare un concreto cambiamento nel mondo.

Il viaggio di liberazione parte da noi, internamente, e poi si espande all’esterno

Quali sono le proposte de La Via del Cambiamento per eliminare le maschere e costruire una società che propone un cambio di paradigma?

Uscire dalle proprie maschere significa scegliere spirito e fiducia invece che pregiudizi e paura. È un gesto profondamente rivoluzionario verso sé stessi e il mondo intero perché mette in discussione le basi del sistema che vogliamo cambiare. Un nuovo mondo è possibile solo se si cambia il paradigma alla base e partire da sé stessi e dalle proprie maschere è uno dei primi passi. Non è soltanto importante, è fondamentale. Per questo il primo anno della Via del Cambiamento è dedicato al lavoro su di sé, il secondo sulle relazioni con gli altri e il terzo offre strumenti concreti per portare quel nostro cambiamento interiore nel mondo, attraverso progettualità concrete che vadano a costruire qualcosa di veramente nuovo nel mondo.

Il cambio di paradigma non può essere soltanto teorizzato e idealizzato, bensì deve essere qualcosa di estremamente concreto ed impattante per sé stessi e gli altri. La Via del Cambiamento ha proprio questo come obiettivo: creare un nuovo mondo. Da soli ci sentiamo impotenti e perduti, e pensiamo che non possiamo farcela. Ma insieme possiamo fare la nostra parte, il nostro piccolo importantissimo passo verso il grande sogno comune, e renderlo più reale. “Insieme non c’è niente che non possiamo fare”.

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
La missione di Michael Plant: “La felicità è una cosa seria. E io la misuro”
La missione di Michael Plant: “La felicità è una cosa seria. E io la misuro”

Pura Vita, nel cuore delle Madonie un luogo per la cura di sé in connessione con la Natura
Pura Vita, nel cuore delle Madonie un luogo per la cura di sé in connessione con la Natura

Moderne Persefone, le storie di donne che rinascono si concludono per trasformarsi
Moderne Persefone, le storie di donne che rinascono si concludono per trasformarsi

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

L’ex Ilva verrà commissariata, di nuovo – #882

|

A Lanusei classi quinte in gita durante le elezioni regionali: il diritto di voto è solo “a metà”

|

Auschwitz e Gaza: che cos’è l’essere umano?

|

Violenza di genere: “Tutti noi dovremmo mettere in discussione i nostri valori, opinioni e credenze”

|

Una nuova vita al Mulino Marghen, fra relazioni umane e natura

|

Destinazione Ogliastra, una rete per un approccio sostenibile e identitario al turismo nel territorio

|

Rising Time: Elena e Andrea tornano in Calabria per lanciare i giovani artisti locali

|

Il Museo dell’Emigrazione Italiana: un’esperienza diversa per sconfiggere i pregiudizi

string(9) "nazionale"