4 Gen 2024

Bellezza che genera bellezza: nasce la prima pubblicazione sull’innovazione sociale in Sardegna

Scritto da: Lisa Ferreli

Insieme a Stefano Gregorini, presidente di Urban Center, raccontiamo la loro “Innovazione sociale – formazione e sviluppo locale”. La pubblicazione nasce con l'intento di costituire un primo approfondimento sui temi utili per professionisti, pubbliche amministrazioni e organismi della società civile.

Cagliari - “Innovazione sociale – formazione e sviluppo locale” è la prima pubblicazione realizzata dall’associazione cagliaritana Urban Center sui temi – come da titolo – dell’innovazione sociale, della formazione e dello sviluppo locale. Si tratta di una tra le prime pubblicazioni sarde in materia, gratuitamente a disposizione di professionisti, enti del terzo settore e pubbliche amministrazioni, che è caratterizzata da un punto di vista rivolto al territorio e alle sue peculiarità, in ogni fase.

Dall’ideazione passando per la ricerca, lo studio e la realizzazione di una mappatura dell’innovazione sociale in Sardegna, la pubblicazione racconta un’Isola in crescita, composta da menti in azione e comunità in movimento. Realtà che sono “soluzioni innovative create per offrire risposte efficaci alle problematiche più pressanti per la società”, punti di riferimento quindi nel presente, testimonianze per il futuro. Ne abbiamo parlato con Stefano Gregorini, presidente di Urban Center, tra gli autori della pubblicazione.

innovazione sociale
Uno scatto durante la fase iniziale (virtuale) della Social Innovation Academy
Perché la scelta di realizzare questa pubblicazione?

La mappatura nasce contestualizzata al progetto Social Innovation Academy, primo percorso di formazione interdisciplinare sull’innovazione sociale e sviluppo locale curato da Urban Center, in collaborazione con l’Università degli Studi Cagliari. Gli approcci all’innovazione sociale possono essere tanti, noi abbiamo però fin da subito scelto di porre particolare attenzione all’approccio territoriale. Condividevamo infatti con i partecipanti l’idea che l’innovazione sociale debba partire dalle necessità del territorio, per questo abbiamo pensato fosse interessante indagare sulle realtà sarde che possono rientrare in questa accezione.

La nostra pubblicazione non ha la pretesa di includere tutti, ma di fornire a tutti buone prassi settoriali. Quello che contiene sono i risultati del percorso, dell’indagine conoscitiva condotta nel territorio, testimonianze e riflessioni di alcuni attori chiave nell’Isola, nonché la prima mappatura di realtà che nel nostro territorio, innovano. La finalità era questa: mappare e creare un primo contenuto scientifico con occhio sulla Sardegna.

Prima di ragionare sui contenuti della pubblicazione, vogliamo provare a dare una definizione di innovazione sociale e approccio territoriale al tema?

Con innovazione sociale si intende la capacità di rispondere a dei bisogni sociali emergenti o presenti nel territorio, attraverso modalità innovative, creative, inclusive e sostenibili. Molto spesso si fa l’errore di collegare l’innovazione all’idea di management e impresa, ma quando noi parliamo di innovazione sociale le sue concretizzazioni possono arrivare da varie parti, anche da un’amministrazione pubblica o da nuovi modelli di welfare per categorie marginalizzate. Significa agire su problematiche e necessità in maniera efficiente e efficace.

Anche il fine ultimo della Social Innovation Academy non era quello di creare progetti di impresa, bensì rispondere ai bisogni della società attraverso soluzioni che non esistevano già. Altro pilastro dell’innovazione sociale è infatti anche la visione collaborativa e non competitiva.

Raccontare l’innovazione sociale smuove e crea dei meccanismi virtuosi

L’anno appena concluso ci ha lasciato con dei dati sulla situazione sarda che possono essere allarmanti. Ne abbiamo parlato spesso nelle nostre rassegne stampa, tra spopolamento e denatalità la nostra Isola viene descritta dai numeri come vuota e anziana. La vostra pubblicazione però racconta una Sardegna viva, che esiste e reagisce a quelli che a volte sembrano dei mali atavici.

Sì, la fotografia della Sardegna è questa: spopolamento, disoccupazione, fenomeni e dinamiche differenti che insieme, tra le tante cose, non permettono oggettivamente l’emersione di migliori progettualità e talenti. La nostra Isola è di base in una condizione nel contesto europeo quasi di sottosviluppo, ma in questo contesto l’obbiettivo è quello di dare visibilità, dando voce non solo a un pensiero e una visione della società e dell’economia diversa da quella mainstream, ma anche facendo emergere realtà che esistono, che sono interessanti ma non vengono coinvolte in meccanismi di premialità che le valorizzino all’Isola tutta.

Parliamo di realtà come Treballu, coworking e coliving virtuoso, che funziona e genera aspetti positivi su tutto il territorio. Le istituzioni devono avere la capacità di evidenziarli, di prenderli a modello, ma questo non avviene. Questa pubblicazione aveva l’obbiettivo di evidenziare una serie di progettualità e realtà che difficilmente sono poste come modelli virtuosi che esistono. Noi ne traiamo ispirazione affinché siano replicabili e provino ad accendere riflessioni e approcci nuovi.

E avere una narrazione differente cambia anche il modo in cui si guarda alla Sardegna.

Quello che noi leggiamo plasma il modo attraverso cui guardiano alla realtà. Tu guardi il Tg e pensi che la Sardegna appunto è vecchia e spopolata. Ma se tu le visioni virtuose e i progetti che hanno una portata di cambiamento in positivo non le racconti, privi le comunità di temi e storie che servono, non solo a chi è un giovane e avrebbe necessità di vedere una carica emotiva azionale: la visione del bello e del virtuoso fa bene a tutto. Bellezza genera bellezza. Sapere che ci sono progetti virtuosi e comunità locali che attorno a quei progetti di innovazione sociale hanno attivato e costruito altre cose, è generativo.

Raccontare l’innovazione sociale smuove e crea dei meccanismi virtuosi di risposta ai bisogni che rendano il sistema più giusto, accettabile, sostenibile e sempre meno escludente. Non farlo significa invece invisibilizzare i modelli del futuro.

innovazione sociale
Ultima ma non per importanza: “Innovazione sociale – formazione e sviluppo locale” chi racconta e con quale fine?

Abbiamo messo insieme una serie di realtà di diverso tipo, provenienti da tutto il territorio regionale. I temi di cui abbiamo parlato – invecchiamento, disoccupazione ma anche immigrazione ad esempio – sono tutti fenomeni ai quali sono legate realtà che offrono risposte in maniera socialmente innovativa. L’idea non è quella di dire che determinati fenomeni o bisogni non esistano, ma che partendo da loro nascono delle risposte. Se non si parte da un’indagine, da uno sguardo nel territorio, si continua a portare avanti politiche pubbliche che poi però o non servono a niente, o non hanno un’efficacia, o continuano a generare imprese che puntano a massimizzare il loro profitto e basta.

L’obbiettivo è sensibilizzare e stimolare la comunità sarda e il tessuto socio economico in generale per dire: ci sono approcci nuovi e socialmente sostenibili che portano con sé anche delle nuove forme di risposta ai bisogni della società, che possono concretamente essere spunto per nuove politiche. La nostra è una prospettiva territoriale che guarda alla complessità dell’innovazione come fenomeno multidimensionale e collettivo.


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