9 Apr 2024

Parchi italiani, 15 giorni di cammino per attraversarli e conoscerli

Scritto da: Paolo Piacentini

Il rapporto fra comunità locali e gli Enti di gestione dei parchi italiani non è mai stato idilliaco, così come il lavoro stesso di chi opera nelle aree protette deve scontrarsi con molte difficoltà. Proprio per ricostruire il rapporto fra questi soggetti, per aprire un dialogo e riscoprire gli scrigni di biodiversità che il nostro Paese custodisce, il 24 maggio prenderà il via il trekking "Missione parchi - Riprendiamo il cammino", di cui Italia Che Cambia è media partner.

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La traversata lungo parchi italiani e aree protette dal titolo “Missione parchi – Riprendiamo il cammino” si avvicina e le persone interessate a camminare da Fiastra a Pescasseroli sono tante. Ci si potrà unire anche per uno o più giorni, l’importante è auto-organizzarsi per raggiungere i vari punti di partenza. Dal 24 maggio all’8 giugno sarà un viaggio ricco di grandi emozioni a contatto diretto con una natura straordinaria e ricca di biodiversità. Ne abbiamo già parlato su Italia Che Cambia presentando il progetto, che in questi mesi è cresciuto coinvolgendo tante associazioni locali e rappresentanti istituzionali dei piccoli paesi attraversati. 

Nel frattempo sono arrivati i patrocini della Federparchi, dell’AIGAE e della Federtrek, oltre all’adesione ufficiale del Festival Borghi della Laga e degli amici di Orsa Maggiore che operano come accompagnatori escursionistici nella Valle dell’Aterno e nel gruppo del Velino – Sirente. Ogni tappa sarà l’occasione per incontri informali finalizzati all’ascolto delle voci del territorio, siano espressione di singoli cittadini, di associazioni, operatori economici o di rappresentanti istituzionali. Insomma, l’obiettivo non è certo quello di portare tra le comunità il “vangelo della conservazione della natura” con la pretesa di presentarlo come la verità assoluta. 

Parchi italiani

La scelta di rilanciare il ruolo dei parchi italiani nasce, come ricordato nel precedente articolo, dalla constatazione di una debolezza preoccupante  del sistema delle aree protette stretto troppo spesso in un angolo da una politica arrendevole davanti a progetti oggettivamente insostenibili. Conosciamo bene la fatica quotidiana di naturalisti, guardiaparco, animatori e dirigenti che si trovano costantemente in prima linea nel dover conciliare la missione della conservazione della natura con progetti eterodiretti e fortemente impattanti. 

Una riflessione che mi porto dietro da qualche anno, avendo svolto anche il ruolo di presidente di un importante parco regionale, è legata a un importante nodo da sciogliere. Forse più che un solo nodo un’intera matassa da sbrogliare, ovvero come riuscire, dopo decenni di politiche sulla conservazione, a rendere socialmente accettabile una missione che oggi più che mai, davanti alla crisi climatica, dovrebbe essere rafforzata e invece si tenta in tutti i modi di indebolire. 

Parchi italiani

Ci piacerebbe con questo meraviglioso viaggio a piedi per i parchi italiani, di cui terrò un diario quotidiano per Italia che Cambia, aiutare con passione e umiltà la riapertura di un confronto più profondo tra le comunità locali – per quanto possano essere frammentate – e gli Enti Parco. Un confronto laico in cui la dialettica possa essere il sale con cui condire una necessaria quanto inedita consapevolezza. C’è l’urgenza, credo, di riaprire i rubinetti di un dialogo che possa far coincidere i sempre più importanti obiettivi sulla tutela della biodiversità, coerentemente con i goals ONU al 2030 e al 2050, con la vita quotidiana delle persone. 

Non penso sia un’utopia astratta ma concreta, parafrasando un bellissimo Festival che si tenne per tanti anni in quel di Città di Castello. Anche nelle situazioni più virtuose non c’è mai stato un rapporto idilliaco tra comunità e gestori delle aree protette e invece su questo bisogna lavorare con rinnovata passione e creatività. Solo da un sodalizio territoriale in cui la comunità, intesa in senso lato, si riappropria di un nuovo e forte senso dell’abitare, può rinascere l’amore collettivo per i beni comuni.

Serve un dialogo che possa far coincidere i sempre più importanti obiettivi sulla tutela della biodiversità con la vita quotidiana delle persone

I beni comuni non a caso sono distinti da quelli privati o pubblici, perché appartengono alla comunità e non all’Ente che si trova ad amministrarli. Se i territori delle aree protette venissero visti come bene comune da proteggere fruendoli in modo sostenibile in modo da preservarli per le future generazioni, i progetti eterodiretti e impattanti non avrebbero cittadinanza tra le nostre montagne.  

Una comunità che ricostruisce la propria identità legandola alla conservazione del territorio come bene comune da preservare nel tempo, si farà portavoce di un nuovo rapporto tra la montagna – qui parlo soprattutto di aree protette montane – la costa e la città. Quello appena illustrato è uno dei pensieri che ci porteremo nello zaino per gli incontri lungo il cammino nei e per i parchi italiani, ma ci tornerò. Il mettersi in ascolto sarà il nostro faro. Nel prossimo articolo illustrerò le varie tappe. 

Clicca qui per il programma completo del viaggio.

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