15 Mag 2024

Educere: per educare bisogna “tirare fuori” e non inculcare nozioni

Scritto da: Filò

Rifacendosi al termine latino educere si può introdurre una lettura al tempo stesso antica e innovativa dell'attività educativa. Per capirne meglio le caratteristiche ci affidiamo a questo riflessioni di Beatrice Gobbi, che dopo aver analizzato le criticità del modello didattico italiano propone alcuni spunti fondati anche sull'esperienza nelle scuole dell’associazione Filò - Il filo del pensiero.

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Bologna, Emilia-Romagna - Se si prende un dizionario e si cerca la parola “educare” si scopre che deriva da una parola latina – educĕre – che significa “trarre fuori”. Educare quindi sembra essere un’attività volta a tirare fuori qualcosa che è già dentro colui o colei che viene educato. Se si fa fede alla sua etimologia, questo termine sembra non descrivere i modelli educativi che più spesso si trovano all’interno delle scuole che sono volti, al contrario, a far entrare concetti, nozioni e insegnamenti nella testa degli educandi.

Molto spesso l’insegnamento si struttura attorno a programmi da rispettare e scadenze da non mancare. Gli studenti e le studentesse sono sottoposti a valutazioni e prove durante tutto l’anno e di rado sono concessi momenti di confronto tra pari. Il modello primario di insegnamento è quello trasmissivo: un insegnante trasmette la sua conoscenza ai suoi studenti, i quali sono tenuti a impararli e saperli rielaborare. L’idea di tirare fuori idee, opinioni e ragionamenti dagli studenti sembra essere presente in quantità limitata all’interno di questo sistema.

Educere

L’approccio educativo dell’associazione Filò – Il filo del pensiero si basa proprio su l’intenzione di creare più spazi all’interno della scuola nei quali poter riportare alla luce il significato originario del termine educare. Il dialogo filosofico permette infatti ai bambini, alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze di tirare fuori ciò che hanno dentro: le loro credenze, idee, argomentazioni, emozioni e tante altre cose. In un dialogo filosofico la persona adulta ha il compito di facilitare la discussione tra i partecipanti. Non trasmette conoscenza, ma facilita la creazione di nuovo sapere che si crea dall’integrazione delle idee che autenticamente emergono durante il dialogo.

Chi partecipa a un dialogo filosofico diventa parte di una comunità di ricerca, termine tecnico che designa un insieme di persone che hanno l’obiettivo di intraprendere, insieme, un’indagine attorno a una domanda filosofica. Nel tentativo di rispondere a una domanda complessa, ogni singolo partecipante è chiamato a trarre fuori da sé quello che pensa e condividerlo con l’altro. I bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze quindi si educano e apprendono attraverso il confronto con gli altri e non per mezzo della trasmissione di conoscenza da parte di una persona adulta.

Educere

Negli ultimi due anni, Filò ha potuto portare avanti questa idea di educazione grazie al sostegno di Generas Foudation, un’organizzazione non-profit che ha sede a Milano e che porta avanti da anni il progetto “Edunauta. Sguardi agli orizzonti educativi”. Con questo progetto, l’organizzazione finanzia realtà che condividono con loro la missione di ripensare il sistema educativo e l’educazione più in generale. Per Generas, educare significa “consegnare all’altro la libertà di essere se stesso e di esprimere il proprio potenziale”. Un’idea di educazione che aderisce alla sua etimologia di tirar fuori e che Filò condivide. Grazie al loro sostegno stiamo portando avanti il progetto “A scuola con filosofia”, che quest’anno vede protagoniste cinque scuole primarie del territorio bolognese.

“A scuola con filosofia” ci ha permesso di portare il dialogo filosofico all’interno di dieci classi e di conoscere più di duecento bambini e bambine che, insieme a noi, hanno indagato i temi classici della filosofia: l’universo, il senso della vita, il futuro, il bene e il male. Nel fare questo, i bambini e le bambine hanno sperimentato una maniera diversa di apprendere. Alcuni e alcune di loro si sono stupiti dei pensieri dei compagni e delle compagne, altri hanno imparato qualcosa di nuovo ascoltando gli altri, altri ancora hanno imparato la pazienza nell’attesa di poter prendere parola.

Ripensare l’educazione significa anche e soprattutto pensare a che cosa significa educare

In parallelo ai percorsi in classe, abbiamo formato le insegnanti alla metodologia delle pratiche filosofiche e incontrato i genitori dei bambini e delle bambine per sapere da loro quali fossero i bisogni dei loro figli e delle loro figlie. L’intenzione del progetto è di creare un’alleanza educativa tra insegnanti, famiglie e realtà educative esterne volta a integrare modelli di educazione innovativi all’interno della didattica quotidiana.

Sappiamo che esistono tanti modi diversi di educare e di intendere l’educazione. La nostra idea di educazione si avvicina alla sua etimologia, ma siamo consapevoli che l’etimologia di una parola non ne esaurisce il significato. Il nostro è un piccolo progetto che si inserisce nel tentativo più ampio e condiviso da molti di innovare la didattica e più in generale i modelli educativi tradizionali. Ripensare l’educazione significa anche e soprattutto pensare a che cosa significa educare. Noi una risposta definitiva non l’abbiamo ancora trovata, ma crediamo che continuare a porsi questa domanda sia un primo passo per educare davvero.

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