15 Mag 2024

Sardegna, da terra di emigrazione a meta di destinazione. E il 2023 è da record

Scritto da: Indip

Negli ultimi vent'anni la Sardegna ha perso oltre 100mila abitanti. A fare da contraltare però c'è un fenomeno in crescita: l'incremento costante delle acquisizioni di cittadinanza degli stranieri e la trasformazione da Isola storicamente caratterizzata dall'emigrazione a destinazione di flussi. I dati sono contenuti in un report del Centro studi della Cna del quale ci parla Indip con questo contributo che partendo dai numeri guarda al futuro dell'Isola.

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Dal 2001 a oggi la Sardegna ha perso oltre 100mila abitanti. Questo perché da anni il numero dei decessi supera di gran lunga quello delle nascite. È una spirale senza fine e il fenomeno oggi sarebbe ancora più imponente se, in parallelo, non si assistesse a un incremento costante degli stranieri che vivono nell’isola. Da questo punto di vista i numeri parlano da soli e sono ben illustrati da un report stilato dal Centro studi della Cna, la Confederazione nazionale degli artigiani e della piccola e media impresa.

«Considerando che si tratta di un fenomeno in crescita, destinato a protrarsi nei prossimi decenni raggiungendo valori importanti soprattutto nelle principali aree urbane – affermano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario della Cna Sardegna –, sarà necessario gestirlo in maniera appropriata e porre il tema della società multietnica ai primi posti dell’agenda politica»

sardegna emigrazione
DA TERRA DI EMIGRAZIONE A TERRA DI DESTINAZIONE

“Alla fine del 2023 si contavano 51.980 residenti [stranieri, ndr], con un incremento di 41.652 unità rispetto al 2001 – si legge nel documento – e un’incidenza sulla popolazione complessiva che passa dallo 0,6% al 3,3%. Questa incidenza arriva al 4,2% se si considera l’aumento dei matrimoni misti” e grazie alle prime ondate migratorie, nell’ultimo ventennio molti stranieri hanno maturato l’anzianità per ottenere la cittadinanza italiana: si parla di ben 13.235 persone.

Il fenomeno riguarda soprattutto le principali aree urbane. Basti pensare che a Cagliari, già oggi, la percentuale di residenti di origine non italiana – stranieri o cittadini italiani di recente acquisizione – arriva al 7,5%. «Nell’arco dell’ultimo ventennio la Sardegna si è trasformata da regione storicamente caratterizzata da intensi fenomeni di emigrazione a regione destinataria di flussi migratori», commentano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna.

Bisognerà porre il tema della società multietnica ai primi posti dell’agenda politica

SARDEGNA MULTICULTURALE

«Ci si è trovati a fronteggiare, senza molta esperienza, le problematiche dell’accoglienza e dell’integrazione, che costituiscono l’asse portante di una società multietnica armonica e coesa. Considerando che si tratta di un fenomeno in crescita, destinato a protrarsi nei prossimi decenni e a raggiungere valori importanti soprattutto nelle principali aree urbane – aggiungono Tomasi e Porcu –, sarà necessario gestirlo in maniera appropriata. Bisognerà definire strategie adeguate all’integrazione culturale e la convivenza civile».

“La ricerca evidenzia in primo luogo come l’andamento in calo della popolazione residente in Sardegna – si legge ancora nel report – trovi inesorabile conferma a ogni nuovo rilascio della statistica demografica. Si tratta infatti di un fenomeno ormai consolidato, frutto del processo di invecchiamento della struttura per età della popolazione che, facendo prevalere in maniera sempre più vistosa il numero di decessi rispetto a quello delle nascite, porta il bilancio naturale in negativo, fino a superare, dal 2010 in poi, il valore del saldo estero”.

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Secondo gli ultimi dati Istat, alla fine del 2023 la Sardegna contava 1.516.579 residenti italiani, registrando un calo rispetto al 2001 pari a -103.097 unità (-6,4%). Sul fronte degli stranieri invece, alla fine del 2023 si contavano 51.980 residenti, con un aumento di 41.652 unità rispetto alle rilevazioni del 2001 e un’incidenza sulla popolazione complessiva che è passata dallo 0,6% al 3,3%. 

RECORD DI CITTADINANZE

«Le dimensioni del fenomeno – evidenziano ancora gli esponenti dell’associazione artigiana – sono più rilevanti di quanto appaia. I dati sulla presenza straniera infatti assumono una connotazione diversa se vengono interpretati alla luce delle acquisizioni di cittadinanza italiana da parte degli stranieri che nel corso dell’ultimo ventennio, con l’aumento dei matrimoni misti e la maturazione dell’anzianità di ingresso delle prime ondate migratorie, hanno registrato un’accelerazione».

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In particolare, «questa tendenza ha porta al raggiungimento del record storico di quasi 1.700 acquisizioni di cittadinanza nel 2023. Effettuando un bilancio per l’intero periodo 2002-2023, il conto dei nuovi cittadini italiani porta ad una cifra ragguardevole, precisamente 13.235 abitanti che dal conto dei residenti stranieri sono confluiti nel conto dei residenti italiani». Ciò significa, come evidenziato dalla Cna, che senza il contributo derivante dai cambi di cittadinanza la riduzione effettiva dei residenti italiani sarebbe stata assai maggiore, da 103mila residenti in meno ad oltre 116mila, in termini relativi, dal -6,4% al -7,2%. 

“Inoltre, considerando complessivamente i residenti stranieri e gli stranieri che nell’ultimo ventennio hanno acquisito la cittadinanza italiana – conclude lo studio – l’incidenza sulla popolazione complessiva passa dal 3,3% al 4,2%. Il fenomeno è destinato a protrarsi nei prossimi decenni raggiungendo valori importanti soprattutto nelle principali aree urbane”. 

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