29 Gen 2024

L’Europa apre alla deregolamentazione sui nuovi OGM? – #869

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Non se ne sta parlando poi così tanto, a parte gli appelli di diverse associazioni ambientaliste, e qualche articolo su giornali legati a tematiche ambientali, ma la notizia è abbastanza grossa e riguarda i cosiddetti nuovi Ogm.

Non se ne sta parlando poi così tanto, a parte gli appelli di diverse associazioni ambientaliste, e qualche articolo su giornali legati a tematiche ambientali, ma la notizia è abbastanza grossa e riguarda i cosiddetti nuovi Ogm. 

Ve ne leggo gli elementi essenziali da un articolo a firma di Maria Simon Arboleas e Simone Cantarini su Euractiv: “Mercoledì 24 gennaio i deputati della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo del Parlamento europeo hanno votato sulla proposta della Commissione Ue di introdurre nuove regole per le nuove tecniche genomiche (NGT), che attualmente rientrano nel quadro più restrittivo degli organismi geneticamente modificati (OGM).

Ok, prima di proseguire, apriamo una bella parentesi. Che sarebbero questi nuovi Ogm? E in cosa si differenziano dagli ogm tradizionali? Ho fatto un po’ di ricerche e provo a riassumervi brutalmente: gli ogm tradizionali sono delle modifiche del codice genetico di alcune piante (anche se in realtà la stessa procedura si fa anche su molti altri organismi, ad esempio i batteri) in cui si prende un gene di un’altra specie vivente per modificarne le caratteristiche. Gli ogm più diffusi sono di due tipi: piante in cui viene inserito un gene che le rende resistenti a un certo erbicida (il glifosato), in modo da poterle irrorare di glifosato, uccidendo tutte le altre piante che non ci interessano tranne quella, e quindi massimizzare la resa, oppure piante in cui viene inserito il gene di un batterio che produce una sostanza tossica per i parassiti. 

In questi casi si parla anche di colture transgeniche, perché la tecnica usata si chiama per l’appunto transgenesi e consiste appunto nell’inserire geni o pezzi di genoma presi da specie molto distanti. Ma in realtà esiste anche un’altra tipologia di modifica che si chiama cisgenesi e che consiste nel prendere pezzi di codice genetico da specie molto simili, per ottenere varianti genetiche magari più resistenti alla siccità, o ai parassiti, ma con caratteristiche che potrebbero essere raggiunte dalla stessa specie attraverso incroci o mutazioni naturali. Tant’è che, nelle sue applicazioni meno invasive, non c’è modo di distinguere una pianta modificata tramite cisgenesi e una naturale variazione di una specie. 

Queste ultime tecniche sono state sviluppate più di recenti, sono più facili ed economiche e sono appunto considerate una branca diversa, che hanno preso un nome diverso: non vengono più chiamati Ogm, organismi geneticamente modificati, ma Tecniche di evoluzione assistita (Tea) o nel suo più conosciuto acronimo inglese New genomic tecniques (Ngt). E c’è un dibattito se assimilare o meno, a livello legislativo, queste tecniche con i classici Ogm. 

Ecco, fine della parentesi, torniamo alla notizia, torniamo all’articolo di Euractiv. Con 47 voti a favore, 31 contrari e 4 astensioni, una maggioranza di destra (nella commissione ambiente del Parlamento Ue) ha concordato di stabilire due categorie di NGT: piante geneticamente modificate che sono “indistinguibili” da quelle ottenute attraverso la selezione convenzionale (NGT 1) – che sarebbero esentate dai requisiti della legislazione sugli OGM – e quelli con “modifiche più complesse” (NGT 2q) – che seguirebbero regole più severe.

In linea con la proposta della Commissione, presentata a luglio, i deputati hanno convenuto che i semi NGT debbano essere etichettati come tali, ma che non ci sia un’etichettatura obbligatoria a livello di consumatore per i prodotti NGT 1. Quindi, in pratica, gli agricoltori saprebbero che li stanno piantando, ma chi acquista il prodotto finale no.

I legislatori hanno anche votato da un lato per escludere tutti gli NGT dalla produzione biologica – sostenendo che la loro compatibilità “richiede ulteriore attenzione” – e dall’altro per impedire ai paesi dell’UE di vietarli nel loro territorio.

Sul tema dei brevetti, mentre la Commissione aveva deciso di lasciare la questione senza risposta, i deputati hanno votato per introdurre un divieto totale sui brevetti per gli NGT “per evitare incertezze giuridiche, aumento dei costi e nuove dipendenze per agricoltori e allevatori”. Quello dei brevetti, secondo fonti vicine alla questione riportate da Euractiv, sarebbero anche il principale nodo da sciogliere e punto di scontro sul tema, almeno a livello politico.

Ecco, questo è quanto, a livello di legge. Ora la plenaria del parlamento è chiamata a esprimersi sulla proposta della Commissione il 6 febbraio. Poi dovrebbe partire il classico trilogo fra Commissione, Parlamento e Consiglio, per giungere all’approvazione della normativa finale, ma c’è più di un dubbio sul fatto che tutto l’iter sia fattibile prima delle prossime elezioni europee. 

Ora, è una legge che sta facendo molto discutere. Io metto le mani avanti: non ho le competenze per tecnico-scientifiche per capire se effettivamente ci sono dei rischi legati a queste nuove forme di manipolazione genetica e quali sono. Vi dico anche che personalmente sono sempre timoroso e scettico quando parliamo di biotecnologie applicate all’agricoltura, perché significa mettere le mani su cose delicatissime di cui, sospetto, non abbiamo il pieno controllo.

Inoltre, aggiungo, fin qui gli ogm tradizionali sono stati usati principalmente per vendere i diserbanti delle stesse case produttrici che li realizzavano. A partire dalla Monsanto, che di fatto ha creato sementa geneticamente modificate per renderle resistenti al proprio erbicida, e che vendeva agli agricoltori il pacchetto completo, semi brevettati e erbicida. Insomma, questo per dire che sono un po’ prevenuto, e non so del tutto distinguere dove finisce un sano scetticismo e dove iniziano i miei bias cognitivi.

Quindi, ecco, vi riporto le affermazioni e le azioni di chi sta contestando la legge, ripromettendomi di approfondire senza tabù. L’eurodeputato socialista francese Christophe Cleargeau, relatore ombra sul dossier, ha definito quella sulle Ngt “una battaglia che continuerà nei mesi a venire”, aggiungendo che il voto è stato “solo l’inizio”.

Un altro eurodeputato, il verde Martin Hausling, ha accusato la Commissione di “non tenere conto dei diritti dei consumatori”, aggiungendo che “non vi è alcuna garanzia” che gli impianti NGT non rappresentino un rischio minore per la salute umana e l’ambiente. Molte ONG hanno anche lanciato l’allarme sui potenziali rischi delle NGT, che secondo, loro dovrebbero essere regolamentate come OGM.

Greenpeace ha affermato in un comunicato stampa che la legge potrebbe violare i principi dell’UE “perché le norme sui controlli di sicurezza, sull’etichettatura e sulla tracciabilità vengono rimosse o annacquate”. Inoltre “potrebbe anche violare i diritti fondamentali degli agricoltori alla proprietà e alla libertà di gestire un’impresa perché non fornisce una protezione sufficiente contro la contaminazione delle colture con nuovi OGM”.

Insomma, ci sono diverse questioni irrisolte e da monitorare in questa legge. Noi di certo continueremo a seguire la questione.

È stata una strana giornata della memoria, quella di sabato. Il 27 gennaio è a livello internazionale il giorno della memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto. Solo che quest’anno cade in un momento storico particolare, in cui lo stato di Israele, nato sulle ceneri, e anche un po’ come risarcimento per quella che è stata probabilmente la più grande tragedia del 900, sta compiendo di fatto una strage di civili nella striscia di gaza, come risposta all’attacco terroristico di hamas del 7 ottobre scorso.

Fra l’altro il giorno prima, il 26 gennaio, la Corte di Giustizia Inetrnazionale dell’Aja ha emesso un giudizio storico, nell’ambito della causa intentata a Israele dal Sudafrica, affermando che a Gaza c’è un rischio concreto di genocidio nei confronti del Popolo palestinese.

Come racconta Radio popolare, “La Corte ha ordinato al governo di Tel Aviv di intervenire immediatamente per prendere “tutte le misure in suo potere” per impedire al suo esercito di commettere atti di genocidio nella Striscia di Gaza. La Corte dell’Aja ha quindi rigettato la richiesta di archiviazione fatta da Israele e ha stabilito che alcune delle accuse mosse dal Sudafrica sono credibili e, quindi, il processo andrà avanti. Tra le misure cautelari imposte oggi all’Aja c’è anche la richiesta che tra un mese Israele riferisca davanti alla Corte su tutte le misure adottate per adeguarsi alle richieste fatte oggi”. 

Questa situazione ha mandato un po’ in cortocircuito i media, la politica e le organizzazioni nostrane, nel giorno della memoria. Una delle questioni più dibattute è stata quella delle manifestazioni a sostegno del popolo palestinese organizzate proprio per quel giorno in varie città d’Italia. Le autorità avevano concesso l’autorizzazione a manifestare, poi su esplicita richiesta dei rappresentanti della comunità ebraica questa richiesta è stata revocata. Ma molte delle manifestazioni si sono tenute lo stesso.

Cosa che peraltro non è illegale, perché, come ci ricorda il giornalista Sergio Ferraris in un post su facebook, secondo l’Art. 17 della Costituzione “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”. 

In tutto ciò, ho trovato molto interessante un altro filmato, in cui una serie di persone facenti parte di un’organizzazione americana di sopravvissuti o parenti di sopravvissuti all’Olocausto, proprio nel giorno della memoria, si appellava a Biden perché fermasse il suo supporto al governo Netanyahu, per non essere complice di un genocidio. Mi emozionano questi messaggi che sparigliano le carte e arrivano da dove non te lo aspetti. Non sono riuscito a verificare l’attendibilità del filmato e non so quanto quel sentimento sia rappresentativo della comunità ebraica negli Usa, però anche solo il fatto che esista è interessante.

Forse vi sarà capitato di imbattervi, di recente in qualche articolo che parla di una droga ustilizzata in alcuni paesi per rendere inermi le persone, spesso turisti, e poi rapinare, stuprare, a volte persino rapire i malcapitati o la malcapitate.

In Colombia è una specie di caso nazionale con decine di episodi ogni settimana. A Medellin sono morti 8 uomini negli ultimi due mesi, diverse decine di persone sono state rapinate, e si sospetta che sia solo la punta dell’iceberg perché molti non denunciano l’accaduto per vergogna.

La sostanza in questione è nota con diversi nomi, fra cui Burundaga o respiro del diavolo. Vi racconto tutto questo perché per puro caso un amico e collega di italia che Cambia, Ezio Maisto, ha avuto la sfortuna di imbattersi in questo tipo di circostanza. Era in Kenya per un bellissimo progetto di orticoltura con la rete di agricoltura naturale (Ran) quando con ogni probabilità gli è stata somministrata questo tipo di droga o qualcosa di molto simile. 

Per fortuna Ezio se l’è cavata con diverse ore di totale smarrimento, uno spavento e uno shock, e quindi può raccontarci la sua esperienza, per capire meglio come funziona questa sostanza, in che modo viene somministrata ai malcapitati e quali accorgimenti possiamo prendere se ci troviamo in paesi o zone in cui sappiamo essere diffusa. 

Audio disponibile nel video / podcast

Chiudo con una buona notizia: è stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica il decreto che stimola la nascita e lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso in Italia. Da mercoledì scorso, 24 gennaio, è entrato quindi a tutti gli effetti in vigore il decreto, essendo avvenuta la registrazione della Corte dei Conti e, in precedenza, l’approvazione della Commissione europea.

Ora, entro trenta giorni, come previsto dal provvedimento, saranno approvate le regole operative del GSE (Gestore dei servizi energetici) che dovranno disciplinare le modalità e le tempistiche di riconoscimento degli incentivi. Poi, entro 45 giorni dall’approvazione delle regole il GSE, inoltre, metterà in esercizio i portali attraverso i quali sarà possibile presentare le richieste.  

Inoltre il GSE renderà disponibili sul proprio sito istituzionale documenti e guide informative, oltre a canali di supporto dedicati, per accompagnare gli utenti nella costituzione delle CER e, in raccordo con il MASE (ministro ambiente e sicurezza energetica), lancerà una campagna informativa per rendere consapevoli i consumatori dei benefici legati al nuovo meccanismo.

Quindi, ecco, è un ulteriore passo verso una sempre più ampia attuazione delle Comunità energetiche rinnovabili!

Siamo in conclusione, vi lascio alle parole del nostro direttore che nella consueta rubrica la giornata di ICC ci racconta gli articoli più interessanti di oggi. Poi dopo vi do anche qualche informazione pratica sui prossimi giorni.

Audio disponibile nel video / podcast

Grazie Daniel, prima di salutarvi vi annuncio che questa settimana sarà un po’ atipica, perché io sarò a Vienna per seguire un progetto di educazione climatica nelle scuole, ma Io non mi rassegno conitnua, anche se aritmo un po’ ridotto.

Domani non andrà in onda la rassegna, così come giovedì, mentre mercoledì e venerdì, salvo imprevisti, sarà Daniel Tarozzi a condurla. Vi lascio nelle sue sapienti mani.

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