16 Gen 2024

Suicidio Giovanna Pedretti, fra ricerca della verità e gogna social – #860

Il caso dell’imprenditrice Giovanna Pedretti, morta suicida dopo una strana storia di gogna social, è la notizia con cui aprono molti giornali, ma nonostante le molte speculazioni giornalistiche, forse ha qualcosa da insegnarci. Parliamo anche delle buone notizie sulle specie selvatiche del 2023, date dal WWF, del 2023 che si è confermato anno record del cambiamento climatico, della COP 29 nelle mani – di nuovo – di un petroliere e infine delle Primarie repubblicane iniziate ieri.

Di nuovo, ci risiamo: un fatto di cronaca nera irrompe sulle prime pagine dei giornali scatenando dibattito, shitstorm, odio online e fiumi di commenti. E di nuovo torno a chiedermi se e come ha senso parlarne. Il fatto è quello del suicidio di una imprenditrice, Giovanna Pedretti, in seguitro, pare, a una brutta rimbalzata molto fra social e giornali.

Ora ve la spiego meglio – perché sì, alla fine ho deciso di parlarvene – ma prima fatemi dire qualche parola in più su questa scelta. Mi sono, anzi ci siamo, dati dei criteri per decidere se una notizia di cronaca nera o gossip vale la pena di essere trattata in questo format. E i criteri principali sono: o noi abbiamo qualcosa di molto interessante da dire su quell’argomento, oppure la notizia in sé ci dice qualcosa di particolarmente importante sul mondo, su di noi, sul giornalismo. Se almeno una di queste due condizioni sussiste, allora la trattiamo. Altrimenti no. E in questo caso credo che la notizia in questione ci dica alcune cose interessanti. 

Ma al solito, partiamo da un riassunto dei fatti. Andiamo sul Corriere, articolo a firma di Andrea Galli. Giovanna Pedretti era un’imprenditrice che conduceva assieme al marito una pizzeria a Lodi. Qualche giorno fa era diventata virale sui social uno scambio fra la titolare e un cliente nelle recensioni di Google. Il cliente aveva recensito la pizzeria dando una sola stella e scrivendo una frase che i giornali avevano definito shock: «Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay, non mi sono accorto subito perché sono stati composti, e un ragazzo in carrozzina che mangiava con difficoltà, mi dispiaceva ma non mi sono sentito a mio agio. Peccato perché la pizza era eccellente e il dolce ottimo, ma non andrò più». Al che la titolare aveva risposto con una lunga risposta in cui alla fine invitava il cliente a non tornare più nel loro locale.

Lo scambio è diventato appunto virale, e la ristoratrice si era trasformata in una eroina del web. Aveva persino ricevuto il plauso della ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli. Ma poi… Come scrive il giornalista sul Corriere “Divenuta, sempre sui social, destinataria di commenti fino a risultare un’eroina nazionale, Giovanna, nel rapido volgere dei sentimenti su Internet era però presto diventata bersaglio di insulti per via delle ricostruzioni, comprese quelle per esempio della giornalista Selvaggia Lucarelli e del compagno Lorenzo Biagiarelli, chef e blogger: ricostruzioni che inquadravano quella recensione come una possibile montatura ad arte. Un falso. Confezionato da lei, Giovanna. Per speculare sul dolore, per farsi pubblicità e nuovi clienti. Affondi che l’avevano offesa e addolorata”.

Poi il suicidio, senza lasciare biglietti o spiegazioni. Gli inquirenti hanno presto escluso i problemi economici come causa e la principale pista che stanno seguendo è appunto quella del gesto estremo come reazione all’odio online. 

Selvaggia Lucarelli, contattata dal Corriere, non si è sottratta al confronto e ha rimarcato tre elementi: la convinzione che eravamo di fronte «chiaramente a un falso fin dal primo sguardo»; il fatto che la verità mai si sarebbe scoperta se qualcuno, come lei e il compagno, non avessero fatto debunking, ovvero un’inchiesta contro le notizie false; e poi, anzi all’inizio di tutto, lo schema secondo cui «una persona inventa una storia usando disabili e gay per avere quella popolarità sui social che ormai tutti vogliono». 

Fine della storia. Ora vediamo un attimo cosa ci dice questa storia. Innanzitutto, per capirla, dobbiamo spogliarla del suo aspetto tragico, quello che colpisce la pancia, di tutte le emozioni ad essa collegate. Per essere lucidi. La cosa che mi colpisce di più è che ricalca, nel suo inizio, molte altre storie che abbiamo già sentito. Un archetipo probabilmente. Con il villano che offende una persona e l’eroe positivo che accorre in suo aiuto, rimettendo in ordine le cose e ristabilendo la giustizia. È un tipo di storia che ci colpisce molto perché fa leva sul nostro senso di giustizia, innato negli esseri umani. Anche se forse, il piacere un po’ morboso che genera questo tipo di storia, non sta tanto in un senso di giustizia profondo, quanto nel vedere un cattivo sbugiardato sotto i riflettori di una sorta di pubblica gogna, che avviene oggi su piazze virtuali e non fisiche, ma c’è un po’ di quella roba là. 

Solo che poi in questa storia c’è un plot twist, un cambiamento inaspettato, e l’eroe positivo si trasforma improvvisamente nel villano, scalzato da un nuovo eroe positivo, che mostra una nuova realtà e sbugiarda il finto eroe. 

Al di là di come siano andate effettivamente le cose, e non ho io gli elementi per dire se la storia della ristoratrice fosse o meno inventata, mi colpisce come il meccanismo di fondo usato dalla donna sia praticamente identico a quello usato da Lucarelli. Questo meccanismo per cui si è spinti a ristabilire la verità e sbatterla in faccia sulla pubblica piazza, additando i cattivi di turno.

Ora, però, c’è un fatto, ed è un fatto da non sottovalutare. La verità, con tutte le pinze con cui dobbiamo prendere questo concetto, ha un valore. Giornalisticamente, è il motivo che ci spinge a fare questo mestiere, è l’obiettivo, pur irraggiungibile, verso cui si deve comunque tendere. Quindi il lavoro del fact checking è dal mio punto di vista molto utile, fondamentale, in un momento il web tende invece a costruire delle bolle comunicative autoreferenziali in cui ognuno può fabbricarsi la sua verità di comodo. 

Ed è vero che forse il fatto in questione è un fatto minore, non stiamo parlando di un fatto che cambia la vita delle persone o che ha un forte impatto su di esse. Tuttavia, ecco, il fatto di sapere che Internet non è un luogo dove ognuno può inventarsi la sua storia e usarla a suo piacimento ma che ci sono persone competenti che cercano di ricostruire la verità è in qualche modo rassicurante. 

Il problema, dal mio punto di vista, è il dopo. È: cosa ci faccio con quella verità che credo di aver ricostruito? Perché ricordiamoci che una ricostruzione di un fact checker non è un processo giudiziario. Ecco, è quel dopo che mi spaventa molto. Mi spaventa questa sorta di giustizialismo social, che poi non è solo social, perché possiamo trovare lo stesso in alcuni servizi delle Iene, così come possiamo trovarlo nei video di chi va a filmare le persone che rubano in metro e pubblica i video su YouTube, in chi pubblica gli screenshot del tradimento del compagno/a. 

Ho la sensazione che i social stiano alimentando una cultura del farsi giustizia da soli. E la mia domanda è sempre: è possibile ristabilire la verità, quindi preservare quanto c’è di buono in questo processo, senza stimolare nelle persone questo sentimento di farsi giustizia da soli? Mettendosi al servizio della verità e senza ergersi a poliziotti del web? È una domanda aperta, dite la vostra.

Cambiamo argomento, veniamo a notizie decisamente più liete. Il WWF ha pubblicato un comunicato stampa in cui raccoglie alcune “buone notizie per la natura” con cui iniziare l’anno, frutto anche di alcune azioni della associazione stessa. Al di là del fatto che non mi piace l’espressione “buone notizie per la natura” perché alla natura gliene sbatte poco di quello che succede, tanto lei prospera a prescindere, quindi sono buone notizie per noi esseri umani. ma comunque, alcune sono davvero interessanti. 

Ad esempio, lo sapevate che le tigri sono in aumento? Mentre nel 2010 si contavano in natura solo 3.200 tigri, a luglio 2023 il Global Tiger Forum ha stimato complessivamente un totale di 5.574 tigri, con un aumento del 74% rispetto a 13 anni fa. I maggiori successi in Bhutan, dove l’ultima indagine ha registrato un aumento del 27% nelle popolazioni di tigri: sono attualmente 131, ben 28 in più rispetto all’ultimo rilevamento datato 2015.  

Oppure che sono stati contati 227.900 elefanti africani, distribuiti fra Botswana, Zimbabwe, Namibia, Angola e Zambia? Un risultato importante che il WWF intende consolidare e migliorare.

O ancora, venendo in Italia, che sono stati avviati importanti progetti per creare una seconda popolazione di Cervo italico, una sottospecie endemica, attualmente presente solo con 300 individui nella Riserva Naturale Statale “Bosco della Mesola”, in provincia di Ferrara. Così come c’è un altro progetto che attraverso misure di rinforzo genetico e conservazione  vuole è creare un nucleo di linci che consenta il ricongiungimento della popolazione alpina con quella dinarica. 

O ancora, che il 2023 è stato un anno record per la nidificazione delle tartarughe marine sulle coste italiane? 

Il 2023 non è invece stato un buon anno per il clima. Come scrive un articolo della BBC “L’anno 2023 è stato confermato come il più caldo mai registrato, a causa dei cambiamenti climatici causati dall’uomo e potenziati dall’evento meteorologico naturale El Niño.

Secondo il servizio climatico dell’UE, l’anno scorso è stato più caldo di circa 1,48°C rispetto alla media a lungo termine prima che l’uomo iniziasse a bruciare grandi quantità di combustibili fossili.

Quasi ogni giorno, da luglio, si è registrato un nuovo massimo di temperatura atmosferica globale per il periodo dell’anno, secondo l’analisi della BBC. Anche le temperature della superficie del mare hanno superato i massimi precedenti. La settimana scorsa il Met Office ha riferito che nel 2023 il Regno Unito ha registrato il secondo anno più caldo del mondo.

Questi record globali stanno avvicinando il mondo al superamento dei principali obiettivi climatici internazionali. Come ha dichiarato Andrew Dessler, professore di scienze atmosferiche presso la Texas A&M University “Ciò che mi ha colpito non è solo il fatto che [il 2023] sia stato un anno da record, ma anche l’entità del superamento dei record precedenti”. E in effetti il margine rispetto ai record precedenti è davvero molto ampio. 

E a tema clima, abbiamo anticipato che la prossima cop, COP 29, si terrà il prossimo novembre-dicembre in Azerbaijan. Quello che ancora non sapevamo il 5 gennaio, quando ne abbiamo parlato, è che anche quest’anno il presidente sarà un petroliere, come già successo con Cop 28 di Dubai. 

Il govenro azero infatti ha nominato il ministro dell’Ecologia e delle Risorse naturali del paese, Mukhtar Babayev, come presidente della prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, la COP29, che si terrà a novembre a Baku.

Ma alcuni scienziati che si occupano di riscaldamento globale, tra cui l’autorevole climatologo statunitense Michael Mann, hanno criticato la nomina perché prima di diventare ministro Babayev ha lavorato per 24 anni per Socar, l’azienda petrolifera statale azera. 

Come racconta il Post, “Scienziati e attivisti ritengono che il settore dei combustibili fossili (il cui uso è la causa principale del riscaldamento globale) possa influenzare negativamente il processo decisionale delle COP (che hanno l’obiettivo di contrastarlo), anche attraverso persone come Al Jaber e Babayev”.

L’Azerbaijan, inoltre, è uno dei membri dell’OPEC+, il gruppo allargato dei paesi esportatori di petrolio. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina è diventato un fornitore di gas naturale sempre più importante per l’Unione Europea (Italia compresa), che ha dovuto ridurre rapidamente la propria dipendenza dal gas russo. È però anche un paese in cui non c’è piena libertà d’espressione, e anche per questo la scelta di svolgervi la COP29 era già stata contestata.

Babayev comunque si è occupato di protezione dell’ambiente anche quando lavorava per Socar: per tre anni ha diretto le iniziative dell’azienda per ripulire il suolo dell’Azerbaijan dal forte inquinamento dovuto proprio all’industria petrolifera e petrolchimica. Non benissimo.

Ultima notizia del giorno, in Iowa sono iniziate ieri le primarie negli Usa, che porteranno alla scelta dei candidati presidenti. Anzi, non è proprio così. ieri sono iniziati i caucus. Eh? Che roba è? Sì, i caucus. Infatti negli Usa ci sono due modi per scegliere i candidati alla presidenza., le primarie (adottate da 40 stati su 50) e i caucus, adottate dai restanti 10. Le primarie le conosciamo, il meccanismo è semplice, ogni partito fa una serie di convention e incontri in ciascun paese e alla fine si vota e ogni paese sceglie il suo candidato di ciascun partito. 

I caucus invece sono un processo elettorale piuttosto particolare con cui gli elettori di ogni partito scelgono il candidato che preferiscono per le elezioni presidenziali vere e proprie, quelle del 5 novembre del 2024.

Leggo ancora dal Post: “Negli Stati Uniti i caucus hanno la stessa funzione delle elezioni primarie, ma si svolgono in modo diverso: vengono organizzati migliaia di piccoli dibattiti e comizi, durante i quali gli elettori possono esprimere la loro preferenza. Le procedure cambiano ogni volta, e sono diverse da stato a stato e da partito a partito. Quest’anno tutte le attenzioni sono puntate sulle primarie (e sui caucus) del partito Repubblicano, mentre in quelle dei Democratici il presidente uscente Joe Biden è praticamente l’unico candidato, o almeno l’unico con reali possibilità di vittoria”.

Come richiesto dal sistema elettorale statunitense, nella prima metà del 2024 sia il partito Repubblicano che quello Democratico organizzeranno, in tutti gli oltre 50 stati e territori degli Stati Uniti, le elezioni primarie per scegliere il proprio candidato alle presidenziali. È un processo piuttosto lungo, che inizia il 15 gennaio e terminerà ufficialmente tra luglio e agosto, quando si terranno le grandi convention nazionali nelle quali i partiti annunceranno ufficialmente il proprio candidato.

In base ai voti ricevuti alle primarie nei vari stati, a ogni candidato vengono assegnati un certo numero di delegati: alle convention estive saranno questi delegati a decidere il vincitore. Nel caso del partito Repubblicano il metodo di assegnazione dei delegati varia da stato a stato, mentre i Democratici seguono sempre il metodo proporzionale. In ogni caso il ruolo dei delegati è più che altro formale, e quasi sempre i candidati dei vari partiti alle presidenziali diventano chiari ben prima dell’estate.

Intanto i giornali iniziano a parlare di un volto relativamente nuovo, nel panorama repubblicano. Nikki Haley, l’unica donna candidata alle primarie Repubblicane per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti: la sua campagna elettorale sta prendendo piede, tanto che molti osservatori iniziano a descriverla come l’alternativa migliore e più credibile all’ex presidente Donald Trump, che comunque rimane largamente favorito. Staremo a vedere.

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace


L’ex Ilva verrà commissariata, di nuovo – #882

|

A Lanusei classi quinte in gita durante le elezioni regionali: il diritto di voto è solo “a metà”

|

Auschwitz e Gaza: che cos’è l’essere umano?

|

Violenza di genere: “Tutti noi dovremmo mettere in discussione i nostri valori, opinioni e credenze”

|

Una nuova vita al Mulino Marghen, fra relazioni umane e natura

|

Destinazione Ogliastra, una rete per un approccio sostenibile e identitario al turismo nel territorio

|

Rising Time: Elena e Andrea tornano in Calabria per lanciare i giovani artisti locali

|

Il Museo dell’Emigrazione Italiana: un’esperienza diversa per sconfiggere i pregiudizi

string(9) "nazionale"