Rob Hopkins in visita a Bologna per parlare di Transizione

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«Io la chiamo “rivoluzione silenziosa”: sta succedendo ovunque e la guidano persone come voi». Sono queste le parole con cui Rob Hopkins ha aperto il suo intervento alla presenza del sindaco Virginio Merola, del prorettore Dario Braga e di altri rappresentanti istituzionali della città di Bologna, che lo ha ospitato due giorni per portare in Italia lo spirito e la prassi della Transizione.

 

 

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Nel 2005 Rob ha fondato in Inghilterra il Movimento delle Transition Towns, che ha lo scopo di costruire le comunità per un futuro in cui non saremo più dipendenti dalle fonti di energia fossile e i nostri modelli sociali ed economici saranno locali, resilienti e sostenibili.

 

Transition Italia, in particolare Cristiano Bottone e tutto il gruppo bolognese, lo hanno portato in Italia per stimolare – in puro stile transizionista – la nascita di relazioni proficue fra il massimo rappresentante del movimento e le realtà che nel capoluogo emiliano si stanno muovendo per attivare un cambiamento reale.

L’intensa due giorni di convegni, interviste e feste è cominciata nella mattinata di martedì 28 con un momento di incontro con i ragazzi di alcuni istituti superiori della città voluto da Serpieri City Farm, un’associazione che unisce alunni, insegnanti e genitori in un progetto di studio e lavoro comune intorno a temi come autoproduzione, agricoltura sociale, periurbana e di comunità e lotta agli sprechi. I circa trecento studenti presenti hanno seguito con grande interesse l’esposizione di Rob, assediandolo letteralmente alla fine dell’incontro per domandargli consigli e indicazionisu come avviare percorsi di transizione anche nelle scuole bolognesi. Alla faccia di chi parla di disimpegno da parte dei giovani!

 

Il gruppo si è poi spostato a Monteveglio, la culla di Transition Italia. Lì, alcuni sindaci e assessori del territorio si sono confrontati con Hopkins e Bottone per discutere con loro i percorsi di transizione già avviati e programmare il futuro. È giunto quindi il momento delle interviste e Rob ha dedicato un’oretta anche a noi dell’Italia che cambia. A breve, sarà pubblicato un servizio completo ed esaustivo comprendente anche la sua intervista. Seguiteci per non perderlo!

 

La sera è stata dedicata al riposo e alla festa. La Transizione non è solo gruppi di studio e di lavoro, ma anche svago, divertimento e socialità. Terminati gli incontri ufficiali della giornata, ci siamo ritrovati tutti per un momento conviviale: ciascuno ha portato qualcosa da bere o da mangiare e finalmente, allentata la cravatta e spente le telecamere, l’atmosfera si è fatta rilassata e informale.

 

La mattina dopo, nella splendida cornice della Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio, sede del Comune di Bologna, Rob ha spiegato la transizione alle istituzioni. Prima del suo intervento, hanno portato il loro saluto e la loro testimonianza di vicinanza a questo grande percorso il sindaco Virginio Merola, il prorettore dell’Università di Bologna Guido Braga, la direttrice dell’Istituto di Studi Avanzati Patrizia Brigidi e Alessandra Bonoli, del progetto Alma Low Carbon, interessante iniziativa di UniBO di cui avremo modo di parlare nei prossimi giorni. Anche i rappresentanti di ANCI e Unioncamere hanno potuto illustrare il contributo che le loro associazioni stanno portando per costruire una società resiliente. Proprio l’Università, infine, è stata la sede dell’ultimo appuntamento bolognese di Rob, che ha avuto l’onore e l’impegnativo compito di inaugurare i lavori di presentazione di Alma Low Carbon: a un suo discorso focalizzato sul rapporto fra università e comunità in transizione, hanno fatto seguito le presentazioni dei ricercatori che partecipano al progetto, in una perfetta sintesi di teoria e azione.

 

Che dire di questa visita? La tela di relazioni che sta nascendo, il positivo interesse di istituzioni di livello nei confronti dell’idea della transizione e il grande riscontro che essa ha avuto fra i ragazzi di scuole e università, sono tutti aspetti che confermano la bontà del percorso fatto sinora e pongono ottime basi per un ulteriore salto di qualità, che – come sta già avvenendo in Gran Bretagna e in molti altri paesi – abbia la capacità di mettere a sistema il lavoro dei tanti agenti del cambiamento in Italia. Ma ciò che forse ci ha rincuorato e rinvigorito di più sono state la simpatia, l’umiltà e la grande positività che Rob Hopkins è stato capace di portare fra noi, facendoci cogliere, al di là di studi e progetti, al vera essenza della transizione.

 

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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