8 Mar 2016

#viaggiareispirati 7: Turismo in ecovillaggio

Scritto da: Destinazione Umana

In questa nuova puntata di #viaggiareispirati, in giro per l'Italia con la rete di Destinazione Umana per scoprire nuove forme di esperienza turistica, visitiamo due ecovillaggi, piccole o grandi comunità in cui gli abitanti convivono seguendo i principi della condivisione e del rispetto per la natura.

Un viaggio è sempre un’esperienza particolare, è vero. Ma ci sono alcuni luoghi che, soprattutto per come intendiamo noi l’esperienza turistica – un intreccio di relazioni umane, scambio di idee, nuove conoscenze –, hanno un fascino particolare e sono frutto di percorsi fuori dal comune, con traguardi incredibili e, a volte, anche con un passato difficile.

 

tdp_1
In questa puntata di #viaggiareispirati vi presentiamo due mete per fare turismo in ecovillaggio, visitando chi ha deciso di creare una comunità con connotati, obiettivi e valori ben precisi, lontani da quelli che si trovano – o, spesso, NON si trovano! – nella civiltà urbana e all’insegna della condivisione di tantissimi aspetti della vita quotidiana: il lavoro, lo spazio abitativo, i soldi, i sentimenti.

 

Vi presentiamo due nodi della rete di Destinazione Umana molto diversi fra loro, accomunati da un dato comune: entrambi sono membri della RIVE, la rete italiana dei villaggi ecologici. Il primo è un’istituzione del mondo degli ecovillaggi italiani ed esiste da più di quarant’anni. È la federazione di comunità di Damanhur. Scegliere un aspetto da cui partire per descrivere Damanhur è davvero un compito arduo: questo luogo è un incredibile insieme di spiritualità, di forme di espressione artistica, di sostenibilità ed esperienze di convivenza con la natura. Ma anche di organizzazione logistica, di autoregolamentazione della società, addirittura di rappresentanza politica.

 

È abitata da più di seicento persone ed è una comunità aperta al dialogo e desiderosa di confrontarsi con l’esterno, portando la propria visione della vita densa di sacralità, in armonia con l’ecosistema. Uno dei suoi “fiori all’occhiello” sono i Templi dell’Umanità, un complesso ipogeo scavato a mano nella roccia della montagna piemontese, la zona in cui si trova Damanhur, non lontano dai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Questo complesso, che ricorda la scintilla divina che risiede nel cuore di ogni uomo, è riccamente decorato con vetrate, sculture, pitture e mosaici e rappresenta una grande attrattiva per i visitatori dell’ecovillaggio.

 

damanhur

A proposito, se siete interessati a conoscere questo luogo incredibile, potete partecipare ai mini-tour che vengono organizzati a suo interno di mezza giornata o un giorno intero, ma potete anche fermarvi tre o cinque giorni e partecipare a laboratori, visite ed esperienze che vi faranno entrare in contatto con la comunità di Damanhur. Ci sono poi percorsi più lunghi e strutturati da intraprendere, come la Scuola di Alchimia o un corso triennale di formazione alla guarigione attraverso la pranoterapia.

 

Dal profondo nord ci spostiamo in giù lungo lo stivale, pur rimanendo un po’ in quota. Sulle colline emiliane che dominano la pianura padana sorge Tempo di Vivere. Si tratta di un ecovillaggio giovane e molto più contenuto in termini di popolazione e dimensioni rispetto a Damanhur, ma che ha già realizzato tantissime iniziative interessanti, cominciando a incidere positivamente anche sul tessuto sociale della zona.

 

tdv

A Tempo di Vivere risiedono Antonio, il fondatore, Gabriella, Simona ed Ermanno e Katia, con i loro due bimbi Isotta e Pietro – quest’ultimo ha da poco intrapreso un percorso di home schooling, educazione domiciliare. La decisione di abbandonare la scuola tradizionale non è stata presa dai soli genitori, ma da tutta la piccola comunità. Questo perché proprio la relazione e la condivisione sono alla base delle “regole di convivenza” a Tempo di Vivere. Ma non solo.

 

L’obiettivo dell’ecovillaggio è diventare autosufficiente, un esempio di resilienza basato sull’autoproduzione di cibo ed energia, dimostrando come le risorse del territorio siano sufficienti a sostenere una comunità che le sappia sfruttare con intelligenza e oculatezza. Per fare questo, vengono organizzati eventi, corsi, laboratori su tecniche specifiche: dalla permacultura alla costruzione del forno in terra cruda, dalla cucina vegana al thermo compost, un innovativo sistema per trasformare gli scarti delle lavorazioni agricole in energia termica.

 

Tutte queste attività vengono portate avanti coinvolgendo gli abitanti del territorio, che possono visitare l’ecovillaggio in occasione degli open days o incontrare i membri in occasione delle numerose serate organizzate in collaborazione con le amministrazioni locali.  

 

 

 

 Visualizza la scheda della rete RIVE sulla mappa dell’Italia Che Cambia.

 

 Visualizza la scheda di Damanhur sulla mappa dell’Italia Che Cambia.

 

 Visualizza la scheda di Tempo di Vivere sulla mappa dell’Italia Che Cambia.

 

 

Vuoi cambiare la situazione
dell'abitare in italia?

multi right arrow

ATTIVATI

Articoli simili
énostra: l’impresa di comunità dalla parte dell’ambiente
énostra: l’impresa di comunità dalla parte dell’ambiente

Fra agroecologia e abitare sostenibile prosegue il percorso di Seminare Comunità
Fra agroecologia e abitare sostenibile prosegue il percorso di Seminare Comunità

Arriva il rigeneratore urbano: ecco l’identikit della figura che cambierà le nostre città
Arriva il rigeneratore urbano: ecco l’identikit della figura che cambierà le nostre città

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

énostra: l’impresa di comunità dalla parte dell’ambiente

|

Alleniamoci ad ascoltare gli altri per creare un mondo migliore

|

Il benessere? Secondo Lara Lucaccioni e Matteo Ficara è questione di energia

|

Sea-ty e le reti fantasma: “Liberiamo i fondali dalle attrezzature da pesca abbandonate”

|

Nasce il Badante agricolo di comunità che aiuta le persone anziane nella cura dell’orto

|

L’apprendimento non va in vacanza: cronaca di un’estate da homeschooler

|

Caltanissetta ricorda i “carusi di Sicilia”, i piccoli schiavi delle miniere di zolfo