28 Giu 2024

La lavanda, il filo viola che unisce economia circolare, cambio vita e territorio

Scritto da: Daniel Tarozzi

Al confine fra Liguria e Piemonte si avvicina la festa della lavanda! Per scoprire come questa coltivazione è tornata a ricoprire le colline di questi territori – in particolare della Val Pennavaire – abbiamo chiacchierato con Emanuela Polidori e Alberto Coddetta, che fanno parte, ciascuno con ruoli diversi, del mondo della lavanda.

Salva nei preferiti

Cuneo, Savona - Quando ero bambino passeggiavo con mio nonno “nei fascei”, una serie di fasce di bosco nei pressi della casa in cui oggi vivo, e raccoglievamo la lavanda. La ricordo, sparsa in giro, selvatica, ma non so se sia un ricordo reale o uno di quegli episodi della memoria in cui l’immaginazione sconfina nella realtà e viceversa. Quello che ricordo con certezza era una grande pianta di lavanda nel nostro giardino e mia nonna e mia zia che preparavano mazzetti di lavanda da metterei nei cassetti della biancheria o da appendere ai muri.

Crescendo mi sono trasferito a vivere in quel posto della mia infanzia, Alto (CN), a 25 chilometri dal mare di Albenga e Alassio, ma di lavanda in giro non ne vedevo più, anche se mi dicono che ci sono molti posti in cui si trova ancora. E poi, a un certo punto, ho visto comparire in alcuni punti del territorio del mio Paese alcuni campi di lavanda o meglio alcuni giardini fioriti, abitati da api e farfalle. I giardini di Vanda. Tutto ciò avveniva quattro anni fa e poi tre anni fa la prima festa della lavanda. Nel frattempo, nell’agriturismo della piazza, tra le offerte sono comparsi gelati alla lavanda, antipasti alla lavanda, spritz alla lavanda.

lavanda

In occasione della terza festa della lavanda – che si terrà il prossimo 30 giugno ad Alto – ho quindi deciso di approfondire un po’ questo “processo in atto” e ho intervistato Alberto Coddetta, responsabile dell’agriturismo Olio del Casale e dei Giardini di Vanda e Emanuela Polidori, che si occupa di formazione per il CIL – Centro Italiano Lavanda e per l’Associazione Lavanda riviera dei fiori. Alberto è il promotore della festa del 30 mentre Emanuela è colei che condurrà i laboratori di riciclo degli scarti della lavanda e della produzione di carta. Partiamo quindi dalla fine. Cosa succede il 30 giugno?

FESTA DELLA LAVANDA, IL 30 GIUGNO AD ALTO, IN VAL PENNAVAIRE

A pochi chilometri dal mar ligure e dalla cittadina piemontese di Ormea, domenica 30 giugno va in scena la festa della lavanda: si potrà mangiare prodotti a base di lavanda, sorseggiare aperitivi seduti in un lavandeto – un giardino di lavande di vario tipo – partecipare a laboratori sul riciclo della lavanda, ristorarsi con “bagni di gong”, scoprire gli strumenti musicali realizzati con le zucche, assistere alla distilizzazione della lavanda, visitare il castello dei conti Cepollini e offrire ai propri bambini l’occasione di partecipare a vari laboratori. Qui tutti i dettagli.

«Ogni anno – mi confida Alberto – si pensa già a cosa vorrai fare il prossimo anno. Il primo anno fu veramente una prova, il secondo abbiamo cercato di riconfermare determinate scelte, facendo allambicare in piazza e proponendo un mercatino. Quest’anno invece abbiamo voluto integrare con altre proposte che vanno oltre alla lavanda, ma che siano rappresentazione di questa vallata, anche nello spirito del percorso Val Pennavaire in Rete. Non a caso, gli strumenti musicali fatti con le zucche, i bagni di gong e i laboratori per bambini sono tutti condotti da persone della valle, così come della valle sono i prodotti che offriremo per pranzi e aperitivi».

lavanda
LA LAVANDA NELLA RIVIERA LIGURE. STORIA DI MORTE E RINASCITA

La festa della lavanda segna un ritorno di questa pianta in un territorio in cui in passato era stata protagonista. «Fino agli anni ’50 – mi spiega Emanuela – la riviera ligure era caratterizzata da tantissime coltivazioni di lavanda che costellavano l’entroterra collinare e montano. Poi un fungo ha attaccato duramente le produzioni locali e mentre la vicina Francia ha deciso di continuare a produrla puntando sulla commercializzazione, in Liguria si è deciso di sostituire questo storico fiore con rose e garofani». Circa dieci anni fa però si è formata l’associazione Lavanda riviera dei fiori, con l’intento di riportare in Liguria questo meraviglioso fiore e in effetti si sta assistendo a un “grande ritorno”!

Emanuela si occupa di ricerca etnobotanica e quindi di recupero di “vecchie tradizioni” e di recupero delle risorse botaniche, nonché di «quel patrimonio atavico che ci portiamo dietro». «Per questo – continua Emanuela – chiedere perché riportare la lavanda in Liguria è un po’ come chiedersi perché ripristinare la via del sale». Per fortuna l’archivio storico di Genova ha conservato memoria del patrimonio di coltivazioni storiche liguri altrimenti si rischiava di perderne completamente la memoria. Un anno e mezzo fa il direttore del centro italiano lavande Cesare Bollani ha chiesto ad Emanuela se poteva strutturare un protocollo per il recupero degli scarti e così sono nati percorsi e corsi simili a quelli che verranno proposti ad Alto il 30 giugno.

Emanuela si occupa di ricerca etnobotanica e quindi di recupero di “vecchie tradizioni” e di recupero delle risorse botaniche, nonché di «quel patrimonio atavico che ci portiamo dietro». «Per questo – continua Emanuela – chiedere perché riportare la lavanda in Liguria è un po’ come chiedersi perché ripristinare la via del sale». Per fortuna l’archivio storico di Genova ha conservato memoria del patrimonio di coltivazioni storiche liguri altrimenti si rischiava di perderne completamente la memoria. Un anno e mezzo fa il direttore del centro italiano lavande ha chiesto ad Emanuela se poteva strutturare un protocollo per il recupero degli scarti e così sono nati percorsi e corsi simili a quelli che verranno proposti ad Alto il 30 giugno.

lavanda

Nel frattempo ad Alto erano nati i Giardini di Vanda. «Il Giardino di Vanda – racconta Alberto – nasce anche grazie alle sollecitazioni dell’associazione Lavanda riviera dei fiori. Ci suggerivano di creare un qualche luogo didattico dove si potessero far vedere varie tipologie di lavanda oltre a quella che coltiviamo per i prodotti dell’agriturismo. Nel nostro giardino – quindi – abbiamo piantato dieci tipologie differenti di lavanda, ognuna con la proprie caratteristiche. Il giardino nasce quindi con un intento divulgativo e per offrire un’esperienza sensoriale».

I LABORATORI DI RICICLO E IL CAMBIO VITA DI EMANUELA

Su Italia che Cambia parliamo costantemente di riciclo, riuso, economia circolare. Ma devo ammettere che quando penso agli scarti non mi viene in mente la produzione di lavanda o di altri prodotti analoghi. Eppure la saggezza antica diceva “che non si butta niente” e in effetti da ogni parte di ogni prodotto si estraeva o realizzava qualcosa di utile. Nel caso della lavanda, oltre ai fiori da distillare, si possono usare le foglie come aromatiche e i gambi da trasformare in altri prodotti. E tra i mille usi, c’è addirittura la creazione di una sorta di carta speciale.

«Alberto mi ha chiesto di proporre domenica i laboratori sulla carta di lavanda. Torniamo sempre alla presenza di cellulosa nella struttura di lavanda, che contiene tre tipologie di fibra diverse, una corta, una lunga e una sostanzialmente legnosa. Queste tre fibre vengono scorporate dagli scarti e poi utilizzate per poter andare a creare dei materiali differenti. Con le fibre corte, data la presenza di cellulosa e la tipologia di struttura che hanno, si riesce a ottenere una buona carta».

Chiedere perché riportare la lavanda in Liguria è un po’ come chiedersi perché ripristinare la via del sale

Come molti dei protagonisti che raccontiamo su queste pagine, anche Emanuela ha cambiato vita. «Dopo vent’anni nel settore del benessere – sono stata titolare di diversi centri estetici – durante il lockdown ho deciso di mettere energie su un progetto che avevo in testa già da un po’. Ho quindi impiantato un piccolo vivaio di officinali e ho iniziato a scrivere quello che facevo giorno per giorno con queste officinali sul mio blog ho recuperato le tradizioni imparate da mia nonna e ho allargato il giro di conoscenza. A un certo punto ho scoperto che mi seguivano migliaia di persone e così ho iniziato a proporre i primi laboratori».

E da cosa nasce cosa. Emanuela non ha dubbi: «La cosa più importante è la conoscenza, la divulgazione. Spesso dietro un apparente mancanza di interesse c’è una mancanza di conoscenza». E allora scopriamo questo magico mondo. Il 30 giugno ad Alto, in Val Pennavaire, tra i monti e il mare.

Per approfondire scopri il portale Val Pennavaire in Rete.

Per commentare gli articoli abbonati a Italia che Cambia oppure accedi, se hai già sottoscritto un abbonamento

Articoli simili
Empatia, vita itinerante, mal di denti e revisioni di camper
Empatia, vita itinerante, mal di denti e revisioni di camper

MeWe: ecco perché il cohousing conviene, da tutti i punti di vista
MeWe: ecco perché il cohousing conviene, da tutti i punti di vista

Agroecologia, sostenibilità, comunità: la Sardegna al centro del festival “Challenge Naturalmente locale”
Agroecologia, sostenibilità, comunità: la Sardegna al centro del festival “Challenge Naturalmente locale”

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Diritti animali, spiagge depredate e accessibilità – INMR Sardegna #38

|

Nasce un nuovo impianto fotovoltaico collettivo: servirà 75 famiglie

|

La pesca nello Stretto di Messina, tradizionale e sostenibile, diventa presidio Slow Food

|

Discarica di Lentini, tra chiusure e riaperture emerge la gestione dei rifiuti fallimentare in Sicilia

|

Consumi idrici: Italia ai primi posti in Europa per usi agricoli, industriali e domestici

|

Fotovoltaico in casa: è più ecologico vendere o accumulare l’energia in eccesso?

|

In Sardegna la rivolta degli ulivi contro il Tyrrhenian Link ma Todde rimarca: “L’opera è necessaria”

|

Empatia, vita itinerante, mal di denti e revisioni di camper

string(8) "piemonte"