9 Dic 2021

Il Cammino dei Ribelli: un progetto di turismo lento che rilancia la Val Borbera

Scritto da: Valentina D'Amora

Oggi vi presentiamo il Cammino dei Ribelli, un progetto di turismo lento che vuole portare alla luce una terra spopolata e bellissima attraverso un cammino sociale lungo 130 chilometri nella selvaggia Val Borbera, tra villaggi e boschi dell’Appennino ligure-piemontese.

Alessandria - Un sentiero percorribile tutto l’anno, lungo un grande anello che congiunge Arquata Scrivia con il monte Antola. Si chiama il Cammino dei Ribelli e l’ha creato Giacomo D’Alessandro, genovese con un forte legame con la val Borbera.

Camminatore e comunicatore, negli anni ha curato diversi libri e reportage di viaggio da diverse zone del mondo, ma nel 2019, dopo un lavoro di quasi tre anni, ha voluto focalizzarsi sul territorio delle sue radici, dando vita a un cammino sociale sull’appennino tra Liguria e Piemonte.

Giacomo, com’è nata l’idea?

Conosco la Val Borbera da quando ero bambino: i nonni di mia mamma erano originari della zona che, soprattutto all’epoca, era molto intrecciata alla cultura ligure. Proprio loro hanno costruito un casolare a Persi, in bassa valle, per tutti i figli; qui ho trascorso tante estati. “Il Cammino dei Ribelli” è stata la mia tesi di laurea magistrale, dedicata proprio ai cammini sociali, che da carta è diventata realtà nella primavera 2019. A budget zero, ho realizzato il sito e tracciato le tappe, poi mi sono detto: “Intanto comincio a percorrerlo io, poi vediamo se arrivano altri camminatori, dalla valle e da fuori”. È proprio lì che il cammino diventa esistente.

Tra il 2017 e il 2019 ho fatto decine di sopralluoghi sui sentieri, ho incontrato persone che vivono in valle e ho trovato delle reazioni molto positive al progetto: penso a Borberambiente, Cascina Barbàn, alcuni membri del CAI di Novi, diversi ristoratori e albergatori, i ragazzi di Boscopiano.

Come sta andando?

Nell’estate 2020, l’anno del covid, il Cammino dei Ribelli ha avuto un boom, passando da 30 camminatori a 300, provenienti da tutta Italia. Nonostante l’accoglienza fragile – ci sono paesi con solo 3/4 posti letto o strutture ricettive che in quel periodo aprivano a intermittenza – c’è stato un afflusso gigantesco. Il nostro intento è anche quello di destagionalizzare il percorso. Adesso infatti la stagione s’è anche allungata: da metà maggio prosegue sino a metà ottobre.

In questi primi due anni è stata fondamentale l’esperienza femminile: ci sono state tante donne che hanno deciso di lasciarsi attrarre da questo cammino e percorrerlo anche da sole, nonostante incontri tanti piccoli paesi ormai spopolati. E soprattutto, con la loro tenacia, hanno buttato giù quella patina di diffidenza delle persone dei paesi, che hanno offerto accoglienza, caffè e pranzi.

Quali sono le tappe?

Il cammino è un percorso ad anello diviso in 7 tappe, ovvero 7 giornate. Si parte dalla stazione di Arquata Scrivia, dove alla fine si rientra. Si attraversa tutta la Val Borbera lungo sentieri CAI, vecchie mulattiere e, in alcuni tratti, strade asfaltate non trafficate. Il percorso è accessibile, anche se con un po’ di dislivello. L’idea era creare proprio un cammino sociale per rilanciare il territorio, con tappe che collegassero esperienze di vita virtuose e simbolo di un cambiamento possibile, raccontato da chi è rimasto e non ha, quindi, perso le tradizioni originarie della sua terra.

Come si inizia?

Innanzitutto chiediamo a chi è in partenza di avvisarci, proprio per risolvere eventuali dubbi e fornire ulteriori strumenti per affrontare al meglio il cammino. E poi cerchiamo di offrire accoglienza e pranzi diffusi, nei casi in cui non fossero presenti punti ristoro. Stiamo ricevendo feedback molto positivi e, anche in caso di imprevisti, proprio grazie all’interazione con noi, tutte le difficoltà sono state superate bene. La reperibilità whatsapp ha fatto la differenza.

giacomo cammino dei ribelli
Cammino dei Ribelli
Perché si chiama Il Cammino dei Ribelli?

Prima i liguri, poi i contadini, poi ancora dopo i partigiani lo hanno percorso. Nell’immaginario storico tutti i nomi sono al maschile, mentre oggi, si può dire, è un cammino di donne: non a caso a sviluppare il progetto ci sono state molte ragazze e donne del territorio, che hanno dimostrato la voglia e la capacità di rendere viva questa valle.

Cosa ti aspetti per la valle dopo questa esperienza?

Vorrei che questo cammino diventasse “patrimonio della valle”: se tutti gli abitanti lo sentono proprio i sentieri si mantengono puliti e i Comuni si coordinano sempre meglio affinché non ci siano “buchi” nell’ospitalità dei camminatori. A Roccaforte, per esempio, un paese dove non sono presenti strutture ricettive, per i viandanti la comunità locale ha organizzato “l’accoglienza delle tende” nel bosco dei narcisi, che sta piacendo moltissimo.

Tutti i sentieri del percorso esistevano già, ma alcuni andavano puliti: nel tempo abbiamo organizzato giornate di volontariato per riaprirne alcuni, come a Cartasegna e a Carrega Ligure, anche allo scopo di motivare gli abitanti a fare una cosa buona per il territorio, insieme. Molti dei paesi della valle hanno vivaci comunità non residenti, dove si organizzano feste estive molto partecipate. Si tratta per lo più di persone che non abitano qui tutto l’anno, ma arrivano nel weekend o ci passano la stagione estiva, tenendo vive queste zone.

Mi sono reso conto che questo cammino sta risvegliando energie che erano rimaste sopite. Esso propone incontri non solo con i paesi, ma anche con le persone: si possono contattare alcuni abitanti, per una pausa di mezzoretta, guidata dalle memorie viventi della valle. Come Armando, a Daglio, oppure i ragazzi di Magioncalda, Luca e Simone, che macinano il grano nel mulino a pietra.

Perché il Cammino dei Ribelli sono le persone che abitano la Val Borbera, i ribelli che sono rimasti o quelli che sono tornati e tutte le realtà che si stanno riscoprendo una valle unita, proprio grazie ai camminatori.

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