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6 Dic 2013

"Un albero nel cuore" per riportare la biodiversità in Sicilia

“Un albero nel cuore” . Questo il nome del progetto che, nato nel 2008, mira a mettere in rete tutte le realtà siciliane che si occupano di recupero ambientale per riportare gli alberi originari nel centro Sicilia dove, a partire dagli anni ’60, la forte ondata migratoria verso il nord portò all’abbandono delle campagne e […]

terranave02_eva“Un albero nel cuore” . Questo il nome del progetto che, nato nel 2008, mira a mettere in rete tutte le realtà siciliane che si occupano di recupero ambientale per riportare gli alberi originari nel centro Sicilia dove, a partire dagli anni ’60, la forte ondata migratoria verso il nord portò all’abbandono delle campagne e all’acquisto di molte terre da parte del demanio che decise di rimboschirli a eucalipteti, come ha raccontato alla trasmissione radiofonica Terranave Alessio Riggi, agronomo e tra i promotori del progetto.

Obiettivo di “Un albero nel cuore” è quindi quello di sostituire gli eucalipti piantati dal demanio negli anni ’60 – che hanno cancellato dal centro Sicilia la memoria dei boschi originari – con piante autoctone come querce, roverelle, lecci e sughere. I volontari del progetto negli anni hanno coinvolto la cittadinanza, creando una piattaforma che mette a rete associazioni, comitati, amministrazioni, scuole, vivai forestali e privati.
“Non vogliamo solo piantare gli alberi, ma riportarli nel cuore e nella cultura della gente”, spiega a Terranave Alessio Riggi, coordinatore di Un albero nel cuore.
Sino ad oggi sono state messe a dimora circa undicimila piante, ma i volontari si sono posti l’obiettivo dei centomila alberi. Una efficace iniziativa volta alla conservazione della biodiversità, messa a rischio sia dall’abbandono delle campagne che dal sistema agricolo industriale.
Come ha raccontato infatti Alessio Riggi, tra le principali cause della perdita di biodiversità vi è la coltivazione dei cereali estensivi le cui conseguenze non sono la distruzione di boschi e di piante autoctone ma anche la drastica riduzione di varietà di frumenti.
E proprio in questo senso si colloca l’attività di “Terre frumentarie” che conserva e riproduce grani autoctoni siciliani fino a poco tempo fa a rischio estinzione ed oggi, grazie al lavoro di questa e di altre aziende che si muovono nella stessa direzione di nuovo in auge.
Fondatore di Terre Frumentarie è Giuseppe Li Rosi, conosciuto da Daniel Tarozzi nell’ultima parte del suo viaggio alla scoperta dell’Italia che cambia. “E’ fondamentale conservare la biodiversità locale, frutto di un’esperienza millenaria. Quando i laboratori mettono le mani sui semi, gestiscono le economie, la salute e la possibilità di evoluzione di un popolo” (da “Io faccio così” pag.332).
Per saperne di più:
Il sito del network Amisnet: amisnet.org
L’archivio delle puntate di Terranave: amisnet.org/programmi/terranave
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