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24 Apr 2015

Nasce l'Osservatorio popolare sull'acqua e i beni comuni

Scritto da: Redazione

Il 15 aprile 2015 è stato formalmente costituito l’Osservatorio popolare sull’acqua e i beni comuni.  Vuoi cambiare la situazione dell'economia […]

ShowImageIl 15 aprile 2015 è stato formalmente costituito l’Osservatorio popolare sull’acqua e i beni comuni.

 

Vuoi cambiare la situazione
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“L’idea di creare un osservatorio sull’acqua e i beni comuni – si legge nella premessa allo statuto – nasce dall’esperienza decennale del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Un’esperienza che ha prodotto saperi, competenze e forme di partecipazione che costituiscono uno straordinario patrimonio culturale, sociale e politico, capace di contrastare il pensiero unico del mercato e di prospettare un’alternativa ai processi in corso di privatizzazione e finanziarizzazione dell’economia e della vita stessa su scala globale”.

Alla nascita dell’Osservatorio hanno contribuito le seguenti associazioni, che ne sono soci fondatori: Associazione AcquaBeneComune, Arci, A Sud, Attac Italia, Federazione della Chiese Evangeliche in Italia, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Funzione pubblica Cgil,Yaku.

L’Osservatorio è una realtà aperta: tutte le organizzazioni sociali che ne condividano i principi possono aderire in qualità di soci ordinari.

 

“Il tema dell’acqua – si legge ancora nella premessa allo statuto che ne definisce i valori e gli obiettivi – rappresenta infatti uno dei nodi strategici dell’attuale crisi del modello neoliberale: quello del controllo delle risorse in una fase di crisi strutturale insieme economico-finanziaria, sociale e ambientale”.

 

“Ma l’acqua non è solo un bene in sé: è anche un paradigma culturale e sociale. Non a caso, la battaglia contro la sua privatizzazione ha fatto irrompere nella società il nuovo tema dei beni comuni, ovvero di quei beni naturali necessari alla vita e di quei beni sociali necessari alla sua qualità e dignità, il cui accesso e universalità costituiscono la garanzia di diritti inalienabili e non sottoponibili alle leggi del mercato”.

 

“Il conflitto in atto si pone dunque di fronte a questo bivio: da una parte vi è il modello neoliberale che, per potersi perpetuare, ha la necessità di consegnare al mercato l’intera vita delle persone, mercificando e privatizzando tutti i beni e i servizi; dall’altra vi sono le mobilitazioni sociali che, attraverso la costruzione collettiva del nuovo paradigma dei beni comuni, praticano la sottrazione di questi beni e servizi al terreno della finanziarizzazione, rivendicandone la riappropriazione sociale”.

 

“In questo senso, la nostra proposta di costituire un osservatorio, pur avendo il suo baricentro sul tema dell’acqua, contempla la progressiva estensione della propria attività all’intera tematica dei beni comuni, come strumento di analisi, documentazione e riflessione su questo nuovo paradigma e sulle potenzialità di trasformazione sociale che il suo dispiegamento implica”.

 

“Le battaglie a difesa dei beni comuni rappresentano infatti, ad oggi, sia un argine sul binario delle privatizzazione e della finanziarizzazione, sia un laboratorio di saperi e pratiche in grado di delineare nuovi assetti economici e politico-istituzionali”.

 

“La riflessione sui processi di privatizzazione dell’acqua, di finanziarizzazione dei beni comuni, è quindi strettamente connessa a quella sulle forme e la qualità della democrazia. Emerge qui uno dei nodi sostanziali alla base del patto sociale novecentesco: chi decide su che cosa. Il processo degenerativo che ha visto il principio della rappresentanza declinarsi in delega e infine in sospensione della democrazia è uno dei punti focali delle battaglie per i beni comuni e un ulteriore ambito di analisi e ricerca dell’osservatorio”.

 

 

 

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