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12 Nov 2018

L’orto del Terzo Paradiso, quando germogliano i semi della rinascita

Scritto da: Luca Deias

A Pombia (comune della provincia di Novara), la settantaduenne Laura Bergomi sta curando un orto a forma di Terzo Paradiso con l’amico Paolo Rizzi. L’appezzamento e le piante sono frutto di straordinarie esperienze di vita, un mosaico di storie di rinascita sotto il segno dell’arte.

Si può seminare la rinascita? È possibile coltivare ortaggi dal sapore d’arte? Come ricordare il passato con un albero?
A Pombia, nei pressi della Cascina Fontanetta tra via Colombarolo e via Splee, un pezzo di terreno sembra essere la risposta metaforica e ‘vegetale’ a queste domande: un orto, ispirato e dedicato al Terzo Paradiso in forma e significati, ha molto da raccontare. È Laura Bergomi, insegnante in pensione nata a Milano nel 1946, ad aver dato il vita al tutto insieme all’amico Paolo Rizzi, animatore culturale e organizzatore di cineforum. Non c’è mancanza di signorilità nel riportare la data di nascita della signora, ma la volontà di sottolineare il suo operato (gestire un orto è un lavoro di grande fatica) nonostante l’età non giovanissima. È la stessa Laura a rivelarci i suoi anni, con note di orgoglio e soddisfazione. Quando racconta la storia e le curiosità del pezzo di terra, si ha l’impressione che tra lei e l’orto ci sia un rapporto bidirezionale, che va al di là del semplice “annaffiare le piante” o curare il pezzo di terra. È molto di più. Quasi un trasmettersi qualcosa a vicenda, con l’orto che sembra sorridere a suon di fiori e ortaggi.

Ma com’è nata l’idea di lavorare a un orto del Terzo Paradiso? “Paolo Rizzi e io – racconta Laura ai nostri microfoni – siamo stati in visita a Cittadellarte e abbiamo scoperto, da vicino, l’arte di Michelangelo Pistoletto. Abbiamo anche visto lo spazio in via Cernaia e ci ha colpito molto la sede permanente del Terzo Paradiso. I significati del segno-simbolo dell’artista ci sono rimasti impressi. Mi è piaciuta molto la forza della sintesi di questo simbolo, con i due poli che s’incontrano e diventano qualcos’altro. Il Terzo Paradiso è una chiave universale, con molti riflessi nella vita quotidiana”.

Per ragioni professionali (“Lavoro nelle scuole italiane insegnando la nostra lingua agli stranieri”) e personali (“Ho viaggiato molto nelle zone africane”) Laura viene colpita da un parallelismo che riscontra tra il segno-simbolo di Pistoletto e Ubuntu, un concetto diffuso nell’Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone. “Secondo questo principio – spiega – l’io e il tu non esistono isolati, se non dentro un noi. Quanto è significativo ritrovare concetti così vicini in luoghi culturali così lontani e diversi?”
Laura continua a pensare alla visita a Biella e, durante un viaggio alle Canarie, compone un Terzo Paradiso sulla spiaggia di Lanzarote.

L’incrocio di fattori e la visita a Cittadellarte hanno colpito Laura e Paolo, al punto che hanno ‘portato’ il simbolo del Terzo Paradiso in un pezzo di terra: i due, lo scorso inverno, hanno trasformato il loro orto (già ‘attivo’ da circa cinque anni), lavorandoci fino a renderlo a forma del segno-simbolo di Pistoletto. Cosa c’è nei tre cerchi? Nei contorni si trovano piante, erbe aromatiche e fiori (alcuni perenni, altri cambiano naturalmente con il ciclo delle stagioni come quelli della camomilla o i ‘cosmos’), mentre all’interno dei cerchi il verde dell’erba. In quello centrale, però, è presente un piccolo oleandro. Si cela una storia dietro questo arbusto: “In un viaggio fatto in Bosnia molti anni fa – continua Laura – vidi un oleandro nel cortile di in una casa abbandonata. Si trattava di una dimora colpita da chissà quali violenze e questa pianta sembrava l’unica cosa rimasta. Così la presi con me e la portai in Italia. Il ‘figlio’ di quell’arbusto è nel cuore del Terzo Paradiso, nel cerchio centrale”.

È significativo, inoltre, un collegamento tra la sede permanente del Terzo Paradiso a Biella con l’orto coltivato a Pombia. Il primo è nei pressi del Torrente Cervo, mentre il secondo si trova nella Valle del Ticino, al confine col canale Regina Elena che nasce proprio dalle acque del fiume Ticino. Anche l’acqua – da sempre uno dei ‘simboli’ della vita – collega così metaforicamente le due città attraverso l’arte.

Per Laura e Paolo, quindi, cosa significa il loro orto e il segno-simbolo di cui si fa in parte voce? “Per noi – risponde – rappresenta la forza della sintesi e anche di qualcosa di nuovo di cui abbiamo bisogno. Siamo molto infelici in questo tempo, un presente pieno di pregiudizi ed egoismi. Il Terzo Paradiso raffigura un rilancio, una possibile novità, che però è da coltivare per ottenere un nutrimento umano, spirituale e culturale. Il nostro Terzo Paradiso nasce, cresce e cambia con le stagioni e simboleggia l’incontro fertile di terra, semi, acqua, aria e Sole. L’orto, per noi, è quindi un simbolo allegorico e fisico di quanto detto: i semi e le piante crescono e si rinnovano come i cicli della vita”.

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