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27 Nov 2019

Arterra Bizimodu, l’ecovillaggio del bene comune

Scritto da: Ezio Maisto

Una comunità che sperimenta e promuove la transizione verso un’economia del bene comune attraverso un ampio spettro di attività di imprenditoria etica. Ci spostiamo in Spagna per il quinto dei sette appuntamenti con alcune tra le più importanti comunità intenzionali d’Europa. Le interviste sono state realizzate durante la conferenza europea degli ecovillaggi che si è svolta dal 14 al 17 luglio scorso in Toscana.

Situato a mezz’ora da Pamplona, nella parte di cultura basca della Navarra, Arterra Bizimodu (letteralmente “Arterra modo di vita” in lingua euskera) è un ecovillaggio giovane ma già molto conosciuto, al punto da essere stato scelto dall’inizio del 2015 come sede degli uffici del GEN (Global Ecovillage Network) Europa.

È qui che sostiamo per la quinta delle sette interviste realizzate con alcune tra le più importanti comunità intenzionali d’Europa. A parlarcene è Ana Perez, che abbiamo incontrato nel corso del raduno degli ecovillaggi europei svoltosi dal 14 al 17 luglio scorso presso la Comune di Bagnaia, in Toscana.

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Ana Perez racconta l’ecovillggio Arterra Bizimodu (sottotitoli in italiano disponibili)

Ana è una dei circa 50 membri residenti (divisi in circa 20 famiglie provenienti da diversi paesi europei) di questo progetto nato nel 2014 in un edificio di 7mila mq circondato da quattro ettari di terreno oggi coltivabili, ma in passato adibiti a uso turistico. “Il nostro grande orto è stato ricavato dalla riconversione di un campo da golf”, ci confida con orgoglio. Qualche anno prima, infatti, l’edificio era stato trasformato in albergo dopo essere stato per alcuni decenni sede di una scuola. 

Oltre alle aree destinate ad abitazioni, per un totale di 60 appartamenti, l’edificio contiene spazi di incontro nei quali ha sede l’Università della Transizione, un progetto che fa da cappello ai diversi corsi, di respiro sia locale che internazionale, attraverso i quali Arterra promuove stili di vita più sostenibili e in linea con i quattro percorsi di base sui quali si fonda. 

Tre di questi quattro percorsi – coabitazione, sostenibilità e sociocrazia (che è il metodo decisionale scelto dai comunardi) – sono molto diffusi nel mondo delle comunità intenzionali. Il quarto, invece, l’ imprenditorialità etica, è più raro ed è il fiore all’occhiello del progetto, che permette ai suoi membri di esprimere i propri talenti e di garantire il sostentamento finanziario tramite un ampio spettro di attività molto diverse fra loro: oltre alle più classiche produzioni agroalimentari, la produzione di birra artigianale, di biogas, di cosmetici naturali, e ancora le creazioni floreali, il disegno grafico, le arti plastiche, la bioedilizia e molto altro.

Arterra è un ecovillaggio che – in armonia con i principi della permacultura – si propone di partecipare al processo di creazione di sistemi solidali e sostenibili apprendendo e promuovendo l’equilibrio fra le risorse naturali e le necessità dei diversi esseri viventi che abitano il pianeta, per garantire la sopravvivenza alle generazioni presenti e future.

Vuole farlo attraverso la condivisione, una delle diverse parole chiave in grado di trasformare i parametri dell’economia attuale in una nuova economia del bene comune. Ma anche partecipando alle dinamiche di riduzione, rigenerazione e produzione sostenibile, rendendosi quindi parte attiva nella transizione della nostra cultura verso un mondo che non sia più orientato alla crescita del PIL ma a quella dell’equità, della pace, della cooperazione.

#IoNonMiRassegno 5/12/2019

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