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27 Nov 2019

Nel Monferrato si valorizza il territorio attraverso l’accoglienza

Scritto da: Lorena Di Maria

Promuovere il turismo lento attraverso la valorizzazione del territorio è già realtà col progetto “8 Basso Monferrato” di Piam Onlus Asti, che ha creato un modello innovativo, virtuoso ed etico di promozione del territorio. Si tratta della realizzazione di un tragitto di 80 km che mette in sinergia 15 diversi Comuni del Monferrato e la manutenzione e pulizia della sentieristica sarà gestita grazie al coinvolgimento di rifugiati, dimostrando che l’accoglienza può diventare chiave per lo sviluppo locale.

Può l’accoglienza rappresentare una risorsa per i piccoli Comuni e contribuire a far emergere il potenziale dei territori grazie al coinvolgimento di persone migranti? La risposta è sì e ce lo testimonia il progetto “8 Basso Monferrato. Turismo attivo tra natura e cultura” che nasce nella primavera del 2019 e che ci viene raccontato da Alberto Mossino, presidente di Piam Onlus, che da anni, nell’astigiano, porta avanti progetti virtuosi di accoglienza e integrazione di richiedenti asilo, profughi e rifugiati.

Questa volta l’intento dell’associazione è quello di proporre il recupero e la valorizzazione della sentieristica del territorio, proprio nell’area dove Piam gestisce progetti di accoglienza per profughi e rifugiati, in collaborazione con le amministrazioni comunali locali.

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“8 Basso Monferrato” favorisce un processo di rigenerazione rurale attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale: ad oggi sono più di 80 i km suddivisi su 15 comuni, percorribili a piedi o in bici e mettendo in contatto i punti di maggiore interesse dell’area come castelli, scorci paesaggistici o luoghi di rilevanza naturalistica, in un percorso che ha assunto proprio la forma di un 8 e che ha dato il nome al progetto. Il tutto generando un turismo lento e a costo zero, basato su un modello innovativo, virtuoso ed etico, il cui intento è produrre ricadute positive in termini di maggiore fruibilità dei sentieri.

«Abbiamo dato avvio ad un processo generativo di sviluppo locale. Spesso, c’è la credenza che i territori si impoveriscano perchè le risorse vengono distribuite agli stranieri. In realtà, ciò che molti non sanno, è che proprio dove sono presenti dei percorsi positivi di accoglienza, si creano i presupposti per lo sviluppo locale» ci spiega Alberto Mossino.

Il tragitto, di percorrenza medio-bassa, si snoda fra sentieri del CAI, sentieri dei Santi ed in prevalenza su strade sterrate. Attraverso la mappatura dei percorsi e delle strutture ricettive come b&b, agriturismi e maneggi l’obiettivo è coinvolgere le realtà che operano su questo territorio e costruire insieme collaborazioni e sinergie a livello locale. È stata scelta quest’area proprio perchè risulta meno valorizzata rispetto ad altre zone dell’Astigiano in quanto è a rischio idrogeologico e vede un crescente spopolamento e una riduzione delle attività commerciali e dei servizi.

«Crediamo nelle potenzialità non ancora sviluppate del territorio e nel turismo come chiave per attivarle – spiega Alberto Mossino – per questo motivo abbiamo messo in comunicazione sindaci che non si sono mai parlati in questi anni e per noi è una grande vittoria. Tutte le iniziative e le sentieristiche prima erano gestite individualmente dai singoli comuni. Attraverso quest’idea abbiamo dimostrato loro che è possibile essere insieme sia parte di un unico territorio che di un’unica comunità».

Il progetto rivolto ai migranti è un elemento fondamentale della promozione dello sviluppo locale in quanto saranno proprio i giovani rifugiati a gestire le attività di manutenzione e di pulizia dei sentieri. «Ora, proprio nei territori in cui abbiamo avviato anni fa l’integrazione delle persone migranti, non parliamo più di “accoglienza” ma di “promozione turistica del territorio”. Se non avessimo avviato dei percorsi con queste persone attraverso lo Sprar, non avremmo mai pensato di promuovere la valorizzazione territoriale in questa modalità e avremmo perso l’occasione di far cooperare 15 comuni con lo stesso obiettivo».

L’idea si basa proprio sul concetto di mutuo aiuto tra rifugiati e territorio che, come racconta Alberto Mossino, rappresentano due vulnerabilità che si sostengono a vicenda: “da una parte si tratta di una vulnerabilità sociale ed innegabile di un richiedente asilo e dall’altro una vulnerabilità data dalla fragilità di questi territori, dove le comunità sono più isolate e a rischio spopolamento”.

Al progetto hanno aderito diverse realtà fra le quali il laboratorio informatico OpenLab di Asti, Bewood Outdoor Brigade e il Dipartimento di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico di Torino. Quest’ultimo, ci spiega Alberto Mossino, contribuisce allo studio per la “museizzazione” del patrimonio della zona, attraverso una narrazione del territorio come se fosse un museo diffuso.

«Il turismo, consapevole, sostenibile e rispettoso dei luoghi e di chi li vive, può rappresentare la chiave di svolta per favorire un processo di rigenerazione rurale che passa dalla valorizzazione del patrimonio culturale e naturale ed è frutto di sinergie e collaborazioni fra tutti i soggetti, pubblici e privati, che operano sul territorio».

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