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12 Dic 2019

Miletta, il rifugio degli animali salvati dalla schiavitù

Scritto da: Liala Graziano

Il Rifugio Miletta, ora Centro di Recupero per Animali Selvatici del novarese, è da considerarsi il trait d’union tra essere umano e animale, il luogo in cui la solidarietà abbandona la compassione e si veste di simpatia. Obiettivo del Rifugio è prendersi cura di animali in difficoltà recuperati da situazioni di grave sofferenza o abbandono reinserendoli nel loro habitat naturale oppure ospitandoli nella struttura e consentendo loro di riacquistare una nuova dignità, libertà e fiducia.

Nel Comune di Agrate Conturbia, in un’oasi verde di circa tre ettari, sorge il Rifugio Miletta, un’organizzazione no-profit nata nel 2013 dal sogno di Alessandra Motta coadiuvata da Giorgio Muratore e da un gruppo di volontari che rendono possibile ogni giorno la trasformazione del sogno in realtà.

L’obiettivo del Rifugio è prendersi cura di animali in difficoltà recuperati da situazioni di grave sofferenza o abbandono e, quando è possibile, reinserirli nel loro habitat naturale oppure ospitarli a vita nella struttura consentendo loro di riacquistare dignità, libertà e fiducia. Ogni ospite, indipendentemente dalla specie, diventa un individuo unico, irripetibile, protagonista della propria vita, che in piena libertà può condividere con nuovi compagni di viaggio, bipedi o quadrupedi, una relazione fondata sull’empatia e sul mutuo soccorso conditi da quella giocosità tipica degli esseri più puri e semplici.

«Esiste un luogo in noi dove secoli di pregiudizi hanno seppellito la compassione, ma se ci lasciamo attraversare dal loro sguardo, sentiamo tutto il peso di una civiltà fondata sullo sfruttamento di individui capaci di patire, vittime di una violenza istituzionalizzata. Se lasciamo che i loro occhi ci guardino, proviamo un forte imbarazzo per il genere umano e per tutte le sue nefandezze».

Mensilmente il Rifugio Miletta apre il cancello a chi vuole trascorrere qualche ora all’aria aperta e vivere la magia del contatto con animali sereni, pacifici, coccoloni e curiosi (sono infatti molto attratti dalle borse personali e dal loro contenuto!), che esprimono perfettamente il proprio carattere e la propria individualità.

Francesco, il volontario che ci accompagna nella visita, ci racconta la storia personale dei vari ospiti: si conosce così la vicenda di Bartolo, un asinello destinato ad essere macellato a sei mesi di vita per diventare un piatto tipico piemontese e che per coincidenze fortuite è giunto al Rifugio dove vive serenamente con gli altri animali.

Si incontra Margherita, destinata a essere il primo premio a una lotteria di paese e successivamente trasformata in prosciutto e salame, una dolcissima maialina divenuta invece adulta al Rifugio, che sa come strappare una coccola ai visitatori. Betta attira l’attenzione perché è sostenuta nelle zampe posteriori da un carrellino che le consente una vita normale. E’ una capretta che a poche ore dalla nascita è stata morsa da un pony e ha riportato la lesione della colonna. Ora vive con tutti gli altri ospiti che sanno di doverle fare spazio perché quando corre travolge tutti.

Tante storie che si intrecciano, amicizie e simpatie che fioriscono, a volte anche litigi, come avviene in tutte le comunità. Durante la passeggiata si conoscono cani, gatti, capre, mucche, asini, maiali, cinghiali, cervi… e le vicissitudini a lieto fine che li hanno portati a trovare accoglienza e affetto.

Dopo la visita guidata al Rifugio, un paio d’ore di tenerezza, simpatia e riflessione, è scontato il passaggio da una visione antropocentrica a una paritaria e ancor di più: la volontà di contribuire alla custodia di esseri che dovrebbero essere nostri compagni di vita e che troppo spesso sono considerati schiavi a nostro uso e consumo. Si abbattono inoltre ideologie per le quali si dividono specie di animali in “da compagnia” o “da carne” perché tutti hanno diritto di vivere quel dono chiamato vita.

Ci si sente piccoli al confronto dei volontari che dedicano parte del loro tempo al servizio incondizionato, ma questo può anche diventare lo stimolo a imitarli, e i campi in cui agire sono davvero tanti…

Certo, le difficoltà e le necessità al Rifugio Miletta sono molte e a volte sembrano insormontabili, ma ecco l’input che sostiene la loro attività: «A volte smarriamo il senso del nostro agire, sentiamo la vita scorrere via velocemente e ci sembra che tutti i nostri sforzi siano vani. È allora che ci torna alla mente lo sguardo dell’ultimo animale salvato e ogni dubbio svanisce, le forze ritornano con la consapevolezza di non poter mollare mai».

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