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17 Dic 2019

Il rito senza tempo della transumanza diventa patrimonio Unesco

Scritto da: Lorena Di Maria

I pastori sono i custodi degli alpeggi e, lungo i percorsi di montagna, hanno accompagnato i nostri territori attraverso secoli di storia, difendendo quell’equilibrio che intercorre tra uomo e animale, tra uomo e natura. Ora la transumanza è dichiarata patrimonio culturale immateriale dell'Unesco, confermando il valore sociale, economico e ambientale di questa antica pratica.

Ricordo che quando ero piccola riconoscevo subito l’arrivo dell’autunno. Era più o meno nel periodo del mio compleanno, quando con la mia famiglia partivamo per la montagna approfittando degli ultimi giorni caldi di fine settembre. Quest’occasione coincideva con il momento in cui si festeggiava il rientro delle mandrie dagli alpeggi, proprio quando la stagione calda lasciava spazio a quella fredda.

Il passaggio di un pastore con i suoi animali era sinonimo di festa. Ho ancora impressi nella memoria il transito di lunghe mandrie di mucche, il suono dei campanacci, l’odore di quell’autunno ormai in arrivo. Ricordo le persone che, intorno a me, osservavano quel passaggio quasi fosse un momento celebrativo, un antico rito che raccontava una storia lunga secoli.

La parola transumanza deriva dal verbo “transumare” che significa attraversare, transitare sul suolo. Così i pastori attraversano da secoli, al ritmo delle stagioni che si susseguono, sentieri scavati dal lento calpestio di greggi e mandrie, lunghe o brevi distanze scandite dalla ciclicità del tempo che rievocano antiche usanze e che si fondono nel carattere identitario dei nostri territori.

Ora, questa tradizionale pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame lungo i tratturi e verso condizioni climatiche migliori, è stata iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Una buona notizia risultante dal parere favorevole espresso all’unanimità dai ventiquattro Paesi rappresentanti proprio in questi giorni, durante il comitato intergovernativo di Bogotà, in Colombia.

La transumanza è considerata una delle pratiche di allevamento più sostenibili ed efficienti attraverso una migrazione stagionale delle mandrie e delle greggi verso i pascoli in alta quota nei periodi primaverili e verso le pianure più miti in quelli autunnali, per approfittare del nutrimento fresco e stagionale che la natura offre.

I pastori transumanti hanno una conoscenza approfondita dell’ambiente, dei cambiamenti climatici e dell’equilibrio ecologico tra uomo e animale. Diventano quindi custodi degli alpeggi salvaguardando gli ecosistemi montani e la loro biodiversità, contribuendo ad ottimizzare l’utilizzo delle risorse foraggere. Ma rappresentano anche un presidio sul territorio per la prevenzione del dissesto idrogeologico, la riduzione della desertificazione e dello spopolamento delle aree montane.

Con questa nomina l’Italia ha acquisito il primato mondiale dei riconoscimenti in ambito rurale e agroalimentare, i cui esempi rappresentativi spaziano per tutto il Paese a partire dal Piemonte con la tecnica dei muretti a secco e dei paesaggi vitivinicoli delle Langhe e del Prosecco.

Considerare la transumanza un elemento della cultura immateriale del nostro Paese significa innanzitutto valorizzare i territori tutelandone storia e cultura, incentivandone il turismo di montagna e la gastronomia. Riconoscerne il valore dovrebbe essere un maggior stimolo capace di incidere positivamente sul lavoro dei pastori e sulla promozione di una filiera locale che disincentivi la concorrenza dei prodotti stranieri spacciati per nazionali. Ma anche sul consumo di suolo che sta riducendo drasticamente gli spazi e i percorsi tradizionali utilizzati proprio per la transumanza.

Come riportato sul sito di Uncem – Unione dei Comuni e degli Enti montani, il presidente Marco Bussone ha affermato che la transumanza è «l’emblema della montagna che resiste. È forza dei margari, uso sapiente dei territori, salire e scendere metafisica rappresentazione della vita. La Transumanza è la montagna. È anche quella forza dei pastori locali che sfidano, nelle gare per la gestione dei pascoli, fantomatiche aziende agricole dell’altrove che provano a speculare sui territori a danno delle comunità locali. La Transumanza è la scelta di proteggere e ridare vita ai territori».

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