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30 Gen 2020

GOEL, le cooperative che hanno “fatto la festa” alle mafie – Io faccio così #277

Scritto da: Daniel Tarozzi
Video realizzato da: Paolo Cignini

Per non arrendersi alla 'ndrangheta non è sufficiente contrastarla a livello economico o legale, ma occorre combatterla soprattutto sul piano dell'immaginario. In Calabria abbiamo incontrato Vincenzo Linarello che ci ha raccontato l'esperienza di GOEL – Gruppo cooperativo, una rete di aziende che sta costruendo un altro tipo di economia partendo dal cuore della Locride e dimostrando che si possono combattere le mafie creando alternative concrete e “festose”.

Vincenzo Linarello è dal 2016 tra i Fellow di Ashoka: imprenditori sociali che offrono soluzioni innovative per affrontare i problemi più urgenti della società. Ha ricevuto questo riconoscimento per gli importanti risultati ottenuti da GOEL – Gruppo Cooperativo nella creazione di un’economia parallela alla mafia collegando questo nuovo ecosistema a un’economia positiva nel resto d’Italia e non solo.

«Dopo ogni aggressione facciamo una festa e la chiamiamo festa della ripartenza. Coinvolgiamo la comunità locale e l’opinione pubblica nazionale invitandole a stringersi intorno alla vittima. Tutto ciò porterà sostegno, aiuto e opportunità per la vittima stessa. Dopo qualche mese promuoviamo un report pubblico in cui spieghiamo ai mafiosi quanti vantaggi ha avuto la vittima della loro aggressione, sottolineando, quindi, quanto questa sia stata “positiva”. Dopo la terza festa di ripartenza… sono trascorsi due anni e non abbiamo più avuto danni seri. Un tempo lunghissimo».

Una festa… Quando la più terribile e sanguinaria tra le mafie (o una delle più terribili), colpisce, loro che fanno? Organizzano una festa! Quando per la prima volta ho ascoltato queste parole sono rimasto incredulo. Eppure è così. Vincenzo Linarello, Presidente di GOEL – Gruppo Cooperativo, mi spiega che per non arrendersi alla ‘ndrangheta non è sufficiente contrastarla a livello economico o legale, ma occorre combatterla soprattutto sul piano dell’immaginario. «Non dobbiamo mai arrenderci, mai mostrarci piegati o sconfitti. Le mafie prosperano sullo sconforto e cercano di creare un clima di depressione sociale. Sanno che la depressione fa stare buona la gente». E allora vai con le feste!

Per racchiudere l’eccezionalità di questa storia credo basti questo stralcio di intervista. Ma non è tutto, anzi è solo un dettaglio. Cominciamo dall’inizio.

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Il riscattatore
La prima volta che incontrai Vincenzo Linarello fu nel lontano 2012 nella sede di GOEL, a Gioiosa Ionica, nei pressi del cuore pulsante della Locride, in Calabria. Già allora potei apprezzare i risultati ottenuti da questa organizzazione, ma in occasione della video-intervista che vi proponiamo qui sopra ho potuto coglierne fino in fondo le mille sfaccettature e la straordinaria originalità.

«GOEL – ci spiega Linarello – nasce nel 2003 con la voglia di innescare un processo di riscatto e cambiamento per contrastare il sistema che la ‘ndrangheta ha creato insieme alle massoneria deviate; un sistema di corruzione che genera depressione economica e di disoccupazione».
Le origini, però, sono precedenti: «A metà degli anni ’90 avviammo in ambito ecclesiale un’esperienza di incubatore, il CreaLavoro, da cui nacquero diverse cooperative. Cominciammo quindi a interrogarci sul futuro della nostra regione e ci rendemmo presto conto di come in Calabria la precarietà fosse stata elevata a strumento di governo del territorio, generando dipendenza e controllo dei voti e delle risorse pubbliche».

Non a caso, quindi, decisero di chiamare il nuovo organismo GOEL. Questo termine, infatti, deriva dal “dizionario biblico”. Come ci ha spiegato Linarello, infatti, «in antichità, quando qualcuno non aveva i soldi per pagare un debito diventava schiavo. Per liberarlo era solitamente necessario l’intervento dei famigliari. Il GOEL era un estraneo che in maniera del tutto disinteressata pagava il prezzo del riscatto e restituiva la persona a uno stato di cittadino libero. Letteralmente, quindi, GOEL può essere tradotto come “il riscattatore”».

«GOEL – continua Linarello – decide fin da subito di innescare questo processo di cambiamento in Calabria dimostrando che l’etica non è una scelta di retroguardia per animi nobili, ma la via maestra dello sviluppo economico di una intera regione». Per farlo era necessario testimoniare come questo tipo di scelte fossero più efficace ed efficienti della pseudo-economia mafiosa, che sembrava essere l’unica possibilità in alcune aree della regione.

I fallimenti della ‘Ndrangheta e una nuova economia sociale ed etica
Per fare questo GOEL delegittima costantemente la ‘ndrangheta con una azione di comunicazione che mette in evidenza gli aspetti fallimentari della sua azione. Linarello ci ricorda – ad esempio – come questa organizzazione criminale, considerata la “numero uno” al mondo nel suo genere, abbia prodotto la regione più povera d’Europa, che è appunto la Calabria. Un fallimento totale…

Da un lato occorre quindi mettere in evidenza le contraddizioni e i fallimenti della ‘ndrangheta, dall’altro mostrare e costruire esempi di economia sociale ed etica che funzionano davvero. Ed è quanto è avvenuto con le tante cooperative nate intorno a GOEL: progetti di accoglienza di minori “a rischio”, progetti con i migranti, progetti di sanità, ma anche e soprattutto aziende che si ribellano alla ‘ndrangheta e ottengono – nel farlo – un vantaggio economico oltre che etico.

Tra questi troviamo realtà appartenenti a diversi ambiti. Si va da I viaggi di GOEL – tour operator specializzato nel turismo responsabile, ambientale, enogastronomico, culturale e sociale che premia ristoranti e alberghi che si sono ribellati alla mafia o che sono stati confiscati – a GOEL BIO – la prima cooperativa agricola fatta di aziende che si sono ribellate alla mafia.

I risultati sono sbalorditivi. Nel caso delle arance, ad esempio, si è passati da una situazione in cui i produttori vendevano le proprie arance venivano a 10-15 centesimi al chilo ad una in cui quegli stessi produttori riescono a guadagnare 40 centesimi al chilo. «È il prezzo più alto pagato per le arance in Calabria – ci conferma Linarello – E chi lo ha ottenuto? Le aziende che si sono ribellate alla mafia. Allora vuoi vedere che ribellarsi alla mafia conviene?».

Non poteva mancare la moda. Vincenzo ha le idee chiare: «Per recuperare e rilanciare la prestigiosissima tradizione della tessitura a mano calabrese ci siamo inventati il primo marchio di alta moda etica in Italia, Cangiari. Lo abbiamo sviluppato con le donne del territorio che hanno voluto caparbiamente recuperare questa tradizione che ora vogliamo esportare in tutto il mondo attraverso l’e-commerce».

Numeri che fanno futuro
Oggi GOEL è composto da 12 cooperative sociali, 2 cooperative di conferimento agricolo, 2 associazioni di volontariato, 1 fondazione e 29 aziende prevalentemente agricole per un totale di circa 200 dipendenti e 150 collaboratori (il 70% donne). Secondo Linarello, però, la più grande soddisfazione è un’altra: «Quando facciamo le assemblee vediamo la comunità provenienti da diverse zone della Calabria confrontarsi… gli agricoltori stanno ad ascoltare con interesse quello che è successo in ambito turistico, gli operatori turistici vedono cosa è successo nel campo della moda, le operaie tessili vedono come proseguono i progetti sociali e tutti insieme si sentono parte di una comunità di riscatto che vuole cambiare le cose in Calabria. Molte di queste persone non partono consapevoli ma lo diventano toccando con mano come pur tra tante difficoltà un’alternativa è possibile».




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