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8 Apr 2020

Dedalo: la musicoterapia che aiuta le famiglie in difficoltà

Scritto da: Liala Graziano

A Novara la Cooperativa Sociale Dedalo utilizza la musicoterapia per aiutare le famiglie in difficoltà e accompagnare bambini e ragazzi diversamente abili e con difficoltà relazionali, trasformandola in una vera e propria medicina dell’anima che cura e crea inclusione.

La musicoterapia ha origini antiche e il suo uso risale a tempi molto remoti. Anticamente, ma ancora oggi presso popolazioni tribali, veniva utilizzata una musica ritmica per scacciare gli spiriti maligni, ai quali venivano attribuite le origini delle malattie. Per gli sciamani la musica era il mezzo per ottenere la massima concentrazione attraverso ritmi molto lenti. Anche nell’antica Grecia la musica veniva posta al centro della vita sociale e religiosa; Aristotele affermava che i suoni hanno un potere catartico e liberatorio, di limitazione delle tensioni psichiche.

Anche definita “medicina dell’anima”, l’arte del ritmo contribuisce a raggiungere la calma interiore, la serenità e consente all’individuo una migliore accettazione di sé e un maggiore uso delle proprie capacità e possibilità.

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Il primo trattato ufficiale di musicoterapia risale alla prima metà del 1700, quando era ancora ben lontana dall’essere riconosciuta come una scienza ed è solo nel 1944 che il Michigan State College inaugura il primo corso quadriennale per specialisti in tale disciplina. Oggi la musicoterapia è utilizzata in tutto il mondo a scopo educativo, riabilitativo, terapeutico, soprattutto nei confronti di persone con disagi di carattere psico-fisico per migliorare la qualità della vita, sia dal punto di vista fisico che intellettuale e sociale.

Ken Bruscia, docente di musicoterapia alla Temple University sostiene che «La musicoterapia è un processo sistematico di intervento ove il terapeuta aiuta il soggetto a migliorare il proprio stato di salute, utilizzando le esperienze musicali e le relazioni che si sviluppano attraverso di esse, come forze di cambiamento».

Perché si possa parlare di musicoterapia occorre dunque, accanto all’esperienza musicale, una relazione che si viene a instaurare tra chi manifesta un disagio o una difficoltà e un terapeuta, con l’obiettivo di aiutare a superare le criticità per migliorare lo stato di salute psico-fisica della persona.

La musica diventa in questo senso lo strumento attraverso il quale instaurare un’esperienza relazionale, ma allo stesso tempo, l’instaurarsi della relazione tra un musicoterapeuta e un paziente crea le condizioni indispensabili perché la musica possa assumere la sua funzione terapeutica.

La Cooperativa sociale Dedalo, fondata nel 1995 a Novara, tra le sue tante attività basate sulla musicoterapia, dedica uno spazio all’accoglienza di famiglie che vivono un momento di difficoltà genitoriale, accompagnandole e sostenendole nella crescita dei figli, convinta che le fragilità del singolo vadano condivise e affrontate tutti insieme. Organizza incontri individuali e di gruppo rivolti a bambini, ragazzi e giovani adulti con diverse abilità, difficoltà comportamentali, relazionali e nella gestione delle emozioni.

Il lavoro terapeutico è da intendersi come un lavoro di equipe, dove la figura del musicoterapeuta è affiancata da una pedagogista e da uno psicologo psicoterapeuta dell’età evolutiva, che utilizzano come strumento di terapia anche laboratori psicomotori, musicali e teatrali. Non è necessario intraprendere un percorso di studi musicali per farne esperienza: una melodia, un ritmo, un tessuto armonico, un testo non sono che alcuni dei caratteri che possono influire sul nostro stato d’animo.

Un altro aspetto caratterizzante di Dedalo è UPBEAT, l’orchestra multiculturale dei ragazzi di periferia. UpBeat in musica è il “levare musicale”, quel gesto che muove l’attacco musicale. E’ la scintilla iniziale. Ma in inglese significa anche “ottimista”, “allegro”.

Siamo a Sant’Agabio, area caratterizzata da un forte disagio sociale e un alto tasso di abbandono scolastico, qui è stata creata un’orchestra multietnica ispirata al Sistema “orchestrale” venezuelano di Abreu, avvalendosi anche dell’aiuto della comunità di Sant’Egidio che vive per scelta, vocazione e missione la vita delle periferie. Viene proposto un progetto che ha obiettivi sociali e interculturali, che vuole accompagnare una fase delicata nella vita dei ragazzi con un’esperienza fortemente orientata alla responsabilità e alla condivisione.  Si tratta di un percorso inclusivo, che contrasta emergenze di povertà educativa attraverso la partecipazione di giovani musicisti con obiettivi di cittadinanza attiva. Questo presidio culturale utilizza linguaggi artistici per valorizzare competenze relazionali ed emotive.

Dedalo gestisce il project management programmando l’attività formativa e concertistica, la Comunità di Sant’Egidio cura il rapporto con le rispettive comunità di quartiere, segnalando studenti con specifiche necessità, su cui il progetto vuole intervenire con lezioni individuali per l’acquisizione di competenze trasversali (consapevolezza di sé, autostima, cittadinanza globale).

«L’attività è pensata su un target di circa 80-100 minori (11-16 anni). Vogliamo sviluppare attraverso il lavoro didattico l’esperienza musicale e favorire una corretta gestione emotiva e comportamentale, con un’attenzione per il rispetto reciproco e la collaborazione. Crediamo nella crescita personale all’interno di un gruppo e lavoriamo sulla qualità dell’interazione come stimolo per la creatività, perseguendo una cultura dell’impegno e del protagonismo positivo».

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