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9 Lug 2020

Il Mio Nido di Treviglio: rivoluzionare la scuola a partire da 0 anni! – Scuola che Cambia #7

Scritto da: Daniel Tarozzi
Riprese di: PAOLO CIGNINI,DANILO CASERTANO,DANIEL TAROZZI
Montaggio di: PAOLO CIGNINI
Regia di: DANIEL TAROZZI

Chi ha detto che è preferibile che due fratelli o sorelle non frequentino la stessa classe o scuola? Perché ci sono tante educatrici e pochi educatori nelle aule italiane? È davvero opportuno o necessario separare i bambini da 0 a 3 anni da quelli da 4 a 6? E se provassimo ad abbattere questo muro e superare altre regole e consuetudini della scuola tradizionale? È quanto sta sperimentando con successo il Mio Nido di Treviglio, tra Milano e Bergamo, che a partire dalla primissima infanzia sta capovolgendo alcune pratiche e principi da tempo cristallizzati nel sistema scolastico.

Settima tappa. La penultima di questo primo viaggio nella Scuola che Cambia. Siamo risalti verso nord, nord-ovest e siamo giunti in Lombardia. Qui ci dirigiamo a Treviglio, tra Milano e Bergamo, per visitare un Nido che rimette in discussione molte delle convinzioni su questo tipo di istituto.

Appena entrati restiamo colpiti dalla Natura che ha invaso le mura della scuola. Nelle precedenti esperienze, infatti, abbiamo visto scuole materne in cui i bambini venivano portati fuori dalle mura per incontrare la Natura. Anche qui questo avviene, ma essendo il contesto geografico meno adatto a questo tipo di esperienza, la fondatrice – Elisa Pierri – ha deciso di portare la Natura dentro le aule. Ed ecco che ovunque vediamo rami, pigne, bambini che dipingono in piedi, su muri tappezzati di carta da pacchi, con pennelli fatti di rami di pino, su banchi luminosi, ovunque. Colori, odori, emozioni.

I bambini apparecchiano la tavola, prima di pranzo. Con piatti veri, bicchieri di vetro, posate, brocche e tovaglioli di stoffa. Apparecchiano e non rompono le stoviglie. I bambini sono grandicelli, piccoli, piccolissimi. Già perché qui, in questo nido che non è solo un nido, si trovano bambini da zero ai sei anni. Stupiti? Se non lo siete e perché, come me, non avete ancora avuto figli. Se avete sobbalzato, invece, siete genitori o educatori e sapete come tra il nido la materna esista una sorta di muro invisibile, quasi dogmatico, che prevede che i bimbi da zero a tre anni seguano un percorso e quelli da tre a sei un altro. Questo per non farli confondere. Per permettere un loro corretto sviluppo. Per permettere ai fratelli di sviluppare la loro autonomia.

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Ma siamo sicuri che sia giusto così? Elisa Pierri, fondatrice di questa scuola, nonché autoeletta educatrice imperfetta ha deciso di provare ad abbattere questo muro e ha fondato questo istituto che ospita circa 50 bambini di diverse età, molti fratelli tra loro, apparentemente con grande soddisfazione di genitori e bambini.

Elisa – che fin da bambina voleva fare questo mestiere – ci spiega come sia paradossale che si considerino un problema le interazioni tra le diverse età, quando queste avvengono normalmente tra fratelli e sorelle. «Siamo in uno spazio sperimentale 0/6 che ha abbattuto il muro che separa il nido dall’infanzia. Normalmente sono due mondi che non comunicano. Se le due classi sono vicine si parla addirittura di “promiscuità”. Secondo noi è fondamentale che i fratelli frequentino la stessa scuola, lo stesso ambiente. Così imparano a conoscersi meglio, in contesti diversi, e finiscono con il collaborare anche a casa». In effetti diversi genitori ci confermano la riuscita dell’esperimento e ci confidano anche come sia un sollievo per loro non dover correre tra istituti diversi, riunioni diverse, pulmini diversi e così via.

I bambini trascorrono parte della giornata in giardino. Il resto in aule in cui la natura trabocca. Ovunque materiali naturali, paglia, colori. Per ottenere materiali naturali da loro assenti si sono messi in rete con altri istituti di altre zone geografiche. In questo modo si educa alla conoscenza delle distanze, si parla – con messaggi vocali – con bambini lontani. Si scopre il valore dell’amicizia.

Inoltre, Elisa ha deciso di proporre – tra il corpo docente – anche un maestro. Sì, un maschio. In un momento storico in cui finalmente i papà sono sempre più presenti, infatti, perché mai escludere dai percorsi educativi le figure maschili? Ho provato a descrivere quanto ho vissuto, ma se volete davvero capirne di più guardate il mini-documentario che vi proponiamo all’interno di questa pagina. Io vi saluto con le parole di Danilo Casertano, nostro compagno di viaggio nella scuola che cambia: «Dove c’è cura c’è tutto» mi confida emozionato alla fine di questa giornata. Il resto viene dopo.

Dal sito di Elisa Pierri

L’educatrice imperfetta:
Stasera sfatiamo un mito.
Le educatrici, gli educatori sono Donne, talvolta uomini con una vita che non deve mostrare costantemente perfezione.
Gli educatori hanno una loro vita, gli educatori escono la sera ( quando gli restano le forze );
Gli educatori al mattino hanno sonno.
Gli educatori bevono in compagnia.
Gli educatori talvolta fumano.
Gli educatori dicono parolacce.
Gli educatori si arrabbiano, amano, si intristiscono.
Gli educatori vivono problemi quotidiani come tutte le persone.
Gli educatori sono Donne e Uomini e come tali sono imperfetti, ma è solo ammettendolo che riescono a non portare nessuna imperfezione all’interno del loro lavoro.
Fingere che non sia così è pericoloso.

Per seguire Elisa entra nel suo gruppo.

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