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31 Ago 2020

Il Parco delle Farfalle di Ceparana: un laboratorio dell’arte del vivere insieme

Scritto da: Valentina D'Amora

Nato con l’idea di creare uno spazio che fosse davvero dedicato a tutti i bambini, a prescindere dalle loro abilità, il Parco delle farfalle è diventato da subito un luogo di ritrovo da 0 a 99 anni, dove famiglie, ragazzi e anziani si incontrano e sviluppano quotidianamente la comunità.

La condivisione dei problemi porta a dare vita a delle risposte concrete e questo è un valore aggiunto sia per i progetti che per le comunità che li sostengono. Il Parco delle Farfalle è molto più di un parco giochi. Progettato senza barriere, con giochi accessibili e percorsi tattili e olfattivi che stimolano le abilità di tutti i bambini, è un luogo sfaccettato: lungo i sentieri è facile trovare ragazzi stesi sui loro teli a studiare, gruppi di persone anziane a chiacchierare e tante famiglie a giocare in serenità. A quadrare il cerchio è la gestione del parco, affidata ad adulti diversamente abili del centro socio-educativo Il Nuovo Volo.

L’area, che fino al 2016 versava in stato di abbandono, è stata riqualificata nell’ambito del progetto di Su La Testa Onlus, realizzato con il contributo della Fondazione Carispezia nel bando “Verso un welfare di comunità: la famiglia come risorsa”, grazie anche al coinvolgimento attivo dei migranti ospiti della comunità, che si sono occupati della piantumazione degli alberi.

Di com’è nata e si è sviluppata l’idea, ne ho parlato con la dott.ssa Enza Famulare della cooperativa Lindbergh, psicologa e responsabile del progetto.

Il territorio aveva mostrato un bisogno a cui voi avete dato una risposta?

Questo parco è l’esempio lampante di come la metodologia partecipata dia vita a dei frutti meravigliosi, con risultati anche sul lungo termine. Grazie al sindaco Alberto Battilani, che, volendo procedere a una riqualificazione dell’area in cui sorge il parco, ci diede l’input per avviare questa avventura che ha coinvolto buona parte del mondo dell’associazionismo territoriale. Abbiamo fatto in modo di far partecipare tutti alla realizzazione del parco: ogni piccolo dettaglio di questo luogo è stato condiviso. In questo modo le cose funzionano perché rispondono a dei bisogni reali. Abbiamo deciso di lasciare quest’area aperta al pubblico e di non chiuderla, nemmeno di notte: in tre anni non abbiamo riscontrato alcun atto di vandalismo. Questo significa che è un luogo che è stato letteralmente adottato dagli abitanti, ma soprattutto è amato e rispettato.  D’altronde, se si fossero verificati atti vandalici, ci saremmo seduti per terra e avremmo ricostruito il parco, zolla per zolla: nessuno avrebbe potuto distruggere la nostra idea.

Com’è strutturato il parco?

Tra i valori ispiratori del parco c’è la bellezza. Oltre al parco giochi inclusivo, senza barriere, in cui tutti i bambini possono giocare insieme, liberi di esplorare e fare esperienze fondamentali per crescere, c’è un giardino sensoriale, dove è possibile far passare le carrozzine e, attraverso i profumi e il tocco dei fiori e delle piante presenti, riconoscere la posizione in cui ci si trova. Nel parco c’è anche la Casetta della Lavanda, un chiosco gestito dalle persone diversamente abili del centro Il Nuovo Volo, che offre informazioni ai visitatori, prepara la merenda ai bambini, con prodotti rigorosamente locali, e gestisce le attività ludiche, realizzate durante l’arco dell’anno.

L’obiettivo era dare un segnale di speranza alle famiglie di bambini disabili: un domani anche loro potranno avere un futuro e costruirsi una vita indipendente, proprio come i ragazzi che lavorano al chiosco. Adesso nel parco c’è anche un orto sociale, inaugurato da una mamma senegalese con la sua bambina e una nonna ceparanense e la sua nipotina, arrivate tutte e quattro insieme, con le primissime piantine da interrare. Un momento ricco di significato che rappresenta un luogo di incontro tra diverse culture e generazioni, in cui ognuno porta il proprio contributo per la comunità. Siamo tutti davvero orgogliosi di questo parco, perché siamo riusciti a mettere le ali a quelle che prima erano delle semplici idee: questa, per noi, è un’emozione grandissima.

Ed è quasi commossa quando mi rivela che è proprio questa la ragione per cui ha scelto di portare avanti questo lavoro: realizzare progetti che fanno bene alla collettività a 360°.

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