18 Set 2020

Quando l’arte crea comunità, svela la bellezza delle periferie e promuove la trasformazione sociale

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Ad Imperia l'associazione Popoli in Arte porta avanti dal 2007 processi di trasformazione sociale ed educazione popolare in contesti periferici, utilizzando l'arte come strumento di cambiamento. Un esempio è Roverino, quartiere periferico di Ventimiglia, dove da due anni alcuni educatori popolari di Popoli in Arte, insieme ad artisti, cooperano insieme per il cambiamento.

Imperia - A Sanremo, in provincia di Imperia, l’associazione Popoli in Arte dal 2007 si occupa di processi di trasformazione sociale e partecipazione attiva in Italia e non solo. L’associazione è nata da un piccolo gruppo di persone con esperienze di cooperazione internazionale alle spalle, la cui visione prende spunto dagli insegnamenti del pedagogista brasiliano Paulo Freire, precursore dell’educazione popolare.

Quest’ultima prevede, tra i suoi pensieri fondanti, la creazione e il supporto di un dialogo educativo che abbia una dimensione sia relazionale che di comunione e condivisione della comunità.

Popoli in Arte 2

Art-educazione: lavorare per la bellezza e la socialità
L’Art-educazione è una variante dell’educazione popolare e, sotto questo grande cappello, Popoli in Arte porta avanti da anni una serie di attività e progetti che utilizzano l’arte come strumento per innescare processi di cambiamento all’interno di territori popolari, influenzando le persone che vivono quotidianamente quello specifico luogo. L’arte diviene così il pretesto per avvicinarsi ad un territorio, entrare nelle dinamiche popolari, instaurando relazioni sociali con gli abitanti della comunità, per innescando cambiamenti.

Figure professionali come l’educatore popolare, divengono così i protagonisti e gli accompagnatori del processo che porterà ad attivare il cambiamento, partendo dalle risorse già esistenti, e raccogliendo esigenze, dubbi e richieste che la stessa comunità comunica. «Spesso le città sono luoghi che nascondono bellezze – mi racconta Maria Paolo Rottino, presidente dell’associazione -, ma anche angoli e luoghi di decadenza e bruttezza. Ciò che Popoli in Arte cerca di fare è innescare processi di trasformazione della comunità, che passino attraverso la metamorfosi di luoghi rappresentativi per il territorio. Ogni processo inizia con la domanda “Di cosa necessitano questo territorio e questa comunità?”».

Popoli in Arte 3

Il caso di Roverino
Un esempio di trasformazione è quello di Roverino, quartiere cittadino periferico molto popoloso di Ventimiglia, dove da due anni alcuni educatori popolari di Popoli in Arte, insieme ad artisti, cooperano per il cambiamento.
«Abbiamo realizzato due murales da quando il progetto è iniziato; ad ognuno di essi è preceduta una storia di relazioni con le persone, gruppi del quartiere, associazioni, amministrazioni pubbliche, esercizi commerciali, istituti scolastici. Abbiamo cercato di coinvolgere ogni abitante della comunità del quartiere. Nel conoscerli e creare una relazione “vera” con ognuno di loro, abbiamo indagato su quali fossero i problemi percepiti del quartiere. Nell’esempio di Roverino il principale è stato quello dell’immigrazione: questo quartiere, infatti, ha subito negli anni un forte afflusso di abitanti migranti, creando così tensioni nella comunità multietnica venutasi a creare».

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Popoli in Arte 5

Ma come creare relazioni? Maria Paola ha le idee molto chiare: «Abbiamo sin da subito identificato alcuni punti di ascolto, luoghi centrali del territorio, che fossero spazi privilegiati per poter entrare in contatto con i diversi componenti della comunità abitante: la bocciofila, frequentata abitualmente da pensionati e persone anziane, e il comitato di quartiere, che ha rivestito un ruolo importante nel supportarci e nel gestire gli incontri di comunità. Anche gli istituti scolastici sono stati un luogo di osservazione importante per conoscere il territorio: oltre ad attivare un dialogo con gli insegnanti, siamo andati per diversi mesi all’uscita della scuola per incontrare i genitori, soprattutto le mamme, che spesso sono frontiere che lavorano la notte in territorio francese e si occupano di giorno della gestione quotidiana delle esigenze della propria famiglia».

Colorare è una festa!
Chiedo poi a Maria Paola in che modo viene organizzata e gestita la realizzazione dell’opera da parte dell’artista e dei cittadini: «Gli artisti coinvolti si sono occupati del disegno principale, mentre la colorazione era compito degli abitanti che avevano dato il loro contributo per decidere insieme il soggetto da creare. Anche i piccoli schizzi realizzati durante le fasi precedenti dei partecipanti, sono stati ripresi dagli artisti, e trasformati in parti del disegno più ampio: in questo modo ogni abitante ha potuto identificarsi in quell’opera. Inoltre, nei giorni in cui è proseguita la realizzazione e la colorazione del murales, ogni persona che passava da lì, ha potuto unirsi e prenderne a farne parte. Ad ogni giorno di pittura, inoltre, seguiva una festa, un momento di condivisione ludico. Questi attimi sono stati parte integrante e importante del processo, momenti fondamentali per la comunità. Durante queste celebrazioni le persone, infatti, si potevano incontrare, raccontare il proprio vissuto, condividere esperienze e conoscere concittadini che solitamente non avevano modo di incontrare».

Popoli in Arte 4

Il futuro
Quando chiedo a Maria Paola quali sono i prossimi passi per Popoli in Arte mi risponde: «Roverino ci ha insegnato molto: dall’esperienza di questi due anni un gruppo di persone ci ha comunicato che vuole creare una nuova associazione per portare avanti il processo in atto. Inoltre, è sorta l’esigenza da parte di molti di poter avere un piazza cittadina, un luogo di ritrovo per tutti, che ad oggi è inesistente. Sono stati già identificati due posti possibili. Abbiamo riportato all’amministrazione quanto emerso, sperando possa essere utile ad una futura trasformazione del quartiere. Nel frattempo, abbiamo partecipato a nuovi bandi per finanziare un nuovo murales, al quale seguirà un nuovo processo di comunità. Speriamo di poter presto essere in grado di sostenere le richieste che ci sono arrivate da parte del quartiere. Stiamo anche attivando un progetto molto simile a Vallecrosia. In questo caso è stata l’amministrazione a cercarci, dopo aver conosciuto l’esperienza di Roverino. Il covid ha bloccato l’inizio del progetto, previsto per quest’inverno, ma contiamo di poter avviare quanto prima questa nuova avventura».

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