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11 Set 2020

Tutti a scuola con le mascherine usa e getta? Tonnellate di rifiuti da incenerire

Con l'imminente rientro a scuola si prospetta l'utilizzo quotidiano di milioni di mascherine usa e getta, che si tramuteranno in tonnellate di rifiuti da smaltire. Eppure le alternative sostenibili e sicure esistono. Andrà tutto bene? Il rischio dell'ennesimo disastro ambientale appare sempre più concreto.

Dai divisori in plexiglass ai banchi con le ruote, fino alle sedie senza banchi… Da mesi se ne sentono letteralmente di tutti i colori in merito alle misure da adottare negli istituti scolastici per prevenire il contagio e limitare il rischio di diffusione del Covid-19. Tra eccentriche ipotesi, annunci e smentite, oggi, alla vigilia del tanto atteso e discusso ritorno a scuola, una cosa appare certa: l’utilizzo di una quantità enorme di mascherine chirurgiche usa e getta, con buona pace dell’ambiente, puntualmente sacrificato sull’altare della pandemia. Come se crisi ecologica ed emergenze sanitarie nulla avessero a che fare.

Il Governo ha annunciato pochi giorni fa che verranno distribuite 11 milioni di mascherine al giorno a disposizione degli studenti e del personale scolastico. In una nota inviata oggi dal Ministero dell’Istruzione ai dirigenti scolastici viene confermato l’avvio della “distribuzione di mascherine monouso di tipo chirurgico, gel igienizzante e arredi presso le istituzioni scolastiche”. Perché non promuovere invece l’uso in sicurezza di mascherine riutilizzabili?

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«Che la scuola venga inondata di 11 milioni di mascherine usa e getta al giorno, è quanto di più scellerato, inquinante, malsano, diseducativo che si potesse leggere», scrive in una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, l’organizzazione ambientalista Zero Waste Italy, che aggiunge: «Appare semplicemente inconcepibile come la migliore pensata per tutelare la Salute, nella fattispecie del Covid-19 che aggredisce i polmoni, sia un boom di produzione di migliaia di tonnellate di rifiuti indifferenziati da bruciare negli inceneritori».

Nella lettera l’organizzazione sottolinea che lo scorso giugno come Zero Waste Italy ha siglato un Protocollo di intesa con una cooperativa bolognese che offre un’alternativa sostenibile e sicura alle mascherine usa e getta. «Invitiamo il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e tutto il Governo ad un netto ravvedimento ed auspichiamo un confronto responsabile e chiarificatore mettendo sul tavolo benefici e costi, non solo economici ma anche ambientali e sociali».

Quella di Zero Waste Italy non è l’unica voce alzatasi contro il possibile massiccio utilizzo a scuola di mascherine chirurgiche usa e getta.

«Le scuole non sono ospedali, secondo me c’era modo di usare altri tipi di maschere. Ad esempio, si poteva fare come le squadre di calcio, che hanno le loro mascherine brandizzate. Le mascherine di tessuto avrebbero avuto la stessa efficacia in termini di protezione ma un impatto ambientale decisamente inferiore, soprattutto guardando al mondo post-epidemia», ha affermato l’ex commissario all’emergenza sanitaria in Emilia Romagna Sergio Venturi.

Sulla stessa linea anche Stefano Vignaroli, presidente della Commissione Ecomafie, che riferisce all’Adnkronos: «La scelta di dare agli studenti mascherine monouso è sbagliata su tutta la linea e va rivista. Con 11 milioni di mascherine chirurgiche al giorno per gli studenti, le scuole sforneranno quotidianamente 44 tonnellate di rifiuti da incenerire».

La commissione Ecomafia stimava in 100mila tonnellate da metà a fine 2020 il dato medio della produzione di rifiuti correlata alle mascherine monouso. «Adesso – aggiunge Vignaroli – vanno aggiunte le mascherine provenienti dalle scuole».

«Proteggere la salute dei ragazzi è sacrosanto – aggiunge Vignaroli, secondo cui lo stesso risultato «si può ottenere con le mascherine di comunità, evitando una enorme mole di usa e getta che va ad appesantire il nostro sistema impiantistico per il trattamento dei rifiuti e non è certo educativo per i ragazzi, ai quali invece la scuola dovrebbe dare il buon esempio anche sul fronte della difesa dell’ambiente».

All’impatto ambientale dei dispositivi usa e getta ha fatto riferimento anche il presidente di Legambiente Stefano Ciafani il quale ha sottolineato che «ci sono in circolazione mascherine riutilizzabili certificate dal ministero della Salute che sono uguali alle mascherine chirurgiche usa e getta. Al Cts e al commissario Arcuri, dunque, chiediamo di non fornire 11 milioni al giorno di mascherine monouso ma fornire 11 milioni di mascherine riutilizzabili certificate fornendo agli studenti tutte le informazioni su come lavare e stirare questi dispositivi».

Ciafani ricorda poi che tante aziende italiane hanno riconvertito le proprie produzioni per le mascherine certificate: «Hanno fatto investimenti e noi che facciamo? Andiamo a comprare quelle usa e getta chissà da dove».

La risposta del Ministero dell’Ambiente in merito alla questione è riportata dall’Adnkronos: «Siamo in contatto con il ministero dell’Istruzione e in attesa di sapere se l’utilizzo della mascherina chirurgica usa e getta sarà un obbligo o una raccomandazione, consapevoli che c’è la necessità di far usare agli studenti prodotti certificati».

Continuiamo a domandarci: andrà tutto bene? Il rischio è che il tanto atteso e sperato ritorno a scuola possa comportare l’ennesimo disastro ambientale che si ripercuoterà in particolare proprio sulle nuove generazioni, quelle per le quali, al contrario, questa crisi avrebbe forse potuto rappresentare l’occasione per la costruzione lungimirante e collettiva di un’altra normalità, più sana e sostenibile.

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