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2 Ott 2020

“Cerchiamo terreni incolti da assegnare in gestione”: l’appello dell’Associazione Fondiaria monregalese

Scritto da: Pietro Cigna

Recuperare le superfici agricole e prendersi cura del territorio per garantire una produzione locale e sperimentare colture sostenibili: l’associazione Fondiaria monregalese è un esempio virtuoso della provincia di Cuneo e, attiva in più di una sessantina di comuni, aiuta a garantire la creazione di nuove attività di lavoro e lo sviluppo del territorio. Abbiamo intervistato il suo presidente Vittorio Camilla, che ci ha raccontato l'importante impegno delle associazioni fondiarie nella valorizzazione del territorio.

Per mitigare i cambiamenti climatici viene spesso elogiato il ruolo degli alberi nel sequestrare anidride carbonica dall’atmosfera, e di conseguenza siamo portati a pensare che qualsiasi espansione del bosco sia da considerarsi positiva. Se così fosse, dovremmo celebrare il successo del nostro Paese nel ridurre le proprie emissioni climalteranti dato che la superficie boschiva italiana è aumentata addirittura del 75% negli ultimi 80 anni. Ma la realtà, in questo caso come in tutti quelli che riguardano gli ecosistemi in cui viviamo, è più complessa di quanto appare.

L’espansione del bosco evidenzia l’enorme perdita di superficie agricola utilizzata (SAU), ovvero la quantità di terra destinata alla produzione agricola in Italia. Solamente tra il 1990 e il 2016, ne è stata persa circa il 20%, corrispondente a circa 3 milioni di ettari di terreni coltivati. Non diversa è la situazione del Piemonte e della Provincia di Cuneo, dove l’agricoltura si è progressivamente concentrata in pianura, a discapito dei territori collinari (fatta eccezione per alcune colture specifiche come la vigna ed il nocciolo nelle Langhe e nel Roero) e di montagna. 

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È quindi vero che ci sono più alberi a sequestrare anidride carbonica, ma se dobbiamo bruciare carburante per trasportare da lontano il cibo che non siamo più in grado di produrre localmente riduciamo davvero il nostro impatto ecologico? Evidentemente no. E la risposta è ulteriormente supportata dal fatto che l’abbandono del territorio causa un aumento del dissesto idrogeologico e del rischio di incendi, e il bosco d’invasione può diventare l’habitat naturale di alcuni parassiti.

Recuperare almeno in parte la superficie agricola abbandonata risulta quindi fondamentale per ridurre i danni ambientali del nostro sistema economico. E risulta anche un’opportunità per sperimentare forme di agricoltura più giusta e sostenibile, un’agricoltura che si differenzi da quella industriale, causa principale dell’abbandono di terreni di collina e montagna difficili da lavorare con le grandi attrezzature moderne. Ritornare a coltivare in queste zone richiede però la possibilità di generare un ritorno economico per gli agricoltori, e la frammentazione fondiaria pone molto spesso un serio ostacolo su questo percorso.

Per ovviare a questo problema, a inizio 2019 la Regione Piemonte si è dotata di uno strumento innovativo nel panorama legislativo italiano: quello delle associazioni fondiarie. Queste sono libere unioni senza scopo di lucro fra proprietari di terreni pubblici o privati i quali, pur mantenendo la proprietà individuale del fondo decidono di affidarlo all’associazione affinché lo gestisca e lo valorizzi. Le associazioni permettono quindi di raggruppare aree agricole o boschi, abbandonati o incolti, che aumentano in valore economico e produttività nel momento in cui raggiungono una superficie sufficientemente ampia. 

Una delle ultime nate nel cuneese è l’Associazione Fondiaria Monregalese, che fin da subito si è distinta dalle altre per la notevole estensione territoriale sulla quale insiste. Sono infatti oggetto della sua attenzione tutti e 64 i comuni del monregalese, l’area prevalentemente collinare e montana circostante la città di Mondovì. L’Associazione Fondiaria monregalese è nata a fine 2019 e, come mi racconta il suo presidente Vittorio Camilla, «ambisce a contrastare la frammentazione di proprietà e lo scarso reddito agricolo che ha indotto ad un progressivo abbandono dei centri rurali e delle proprietà stesse, con effetto finora irreversibile».

L’aspirazione non è quindi limitata a recuperare terreni agricoli, ma ad influenzare tutti i comparti della zona. «A livello sociale, è infatti importantissimo l’aspetto di valorizzazione economica del territorio, l’avvio di pratiche virtuose che garantiscono la creazione di nuove attività di lavoro e da queste lo sviluppo di tutto l’indotto produttivo, sia commerciale che turistico», prosegue il presidente Camilla. 

Si tratta di un vero e proprio approccio di sistema grazie al quale l’associazione, essendo riuscita a coinvolgere un numero così alto di comuni, ha le potenzialità di ricevere in gestione un elevato numero di fondi da assegnare successivamente ad aziende agricole già presenti o di nuova costituzione. Di concerto con i comuni, l’associazione fondiaria ha inoltre il compito di mappare i terreni incolti e di redigere e attuare un piano di gestione del territorio che preveda un equilibrio tra le esigenze di produzione agricola e forestale e quelle di conservazione dell’ambiente e del paesaggio.

Ma il percorso intrapreso non è stato finora semplice, come mi spiega ancora Vittorio Camilla. «Il progetto trova ostacolo nell’indifferenza, nella sfiducia, nei sospetti di coloro che dovrebbero impegnarsi in queste problematiche. Tra questi sospetti quello più ingiustificato riguarda la mancata restituzione del terreno se il proprietario lo desidera». La legge regionale infatti, prevede chiaramente il diritto di recesso del proprietario del terreno, nei limiti del rispetto del ritmo biologico delle annate agrarie e del capitale eventualmente investito sul fondo durante la gestione associata. In quest’ultimo caso, il proprietario che recede è tenuto a compensare la quota di capitale non ancora recuperata dall’associazione.

Nonostante siano iniziate ad arrivare le prime disponibilità di terreni sia da parte di soggetti pubblici che di privati, sono necessari più conferimenti affinché l’associazione fondiaria monregalese possa esprimere al meglio le sua potenzialità di recupero di superficie agricola e di cura del territorio. Ed è proprio questo l’appello che il presidente Camilla fa a tutti i proprietari di terreni incolti nel monregalese, affermando che «occorre una mirata azione di accompagnamento e di informazione.  Anche per questi aspetti ci vuole impegno di quella minoranza attiva, consapevole che per progredire bisogna cambiare. L’Italia cambierà se noi riusciamo a cambiare».

E noi, che l’Italia che Cambia la vediamo e raccontiamo quotidianamente, non possiamo che rilanciare l’appello a tutti i proprietari di terreni incolti dell’area interessata: conferite i vostri terreni all’Associazione Fondiaria monregalese!

Per informazioni su come aderire, potete scrivere direttamente all’indirizzo mail: afmonregalese@gmail.com 

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