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23 Ott 2020

SPIGA: il forno sociale per la rigenerazione artigiana della periferia

Scritto da: Lorena Di Maria

Nella periferia di Torino un gruppo di sei giovani architetti, designers e ingegneri stanno dando vita al loro grande sogno condiviso: costruire un forno collettivo per riscoprire la tradizione del saper fare e coinvolgere le nuove generazioni. Si chiamerà Forno Sociale S.P.I.G.A e avrà l’obiettivo di attrarre nuovi giovani artigiani che qui potranno dar vita alle proprie botteghe e spazio alla loro creatività, favorendo processi di inclusione dal basso coinvolgendo gli abitanti.

Immaginiamo un quartiere che attraverso la panificazione collettiva riscopra il piacere del voler stare insieme. Immaginiamo famiglie, amici, vicini di casa o, ancora più in grande, un’intera comunità che si ritrova e si riscopre preparando il pane. A Torino Arthur, Antonella, Danilo, Maria, Egidio e Serafino lo hanno già immaginato e stanno trasformando questo sogno in realtà. Come? Con il Progetto SPIGA, un forno sociale che attrarrà una nuova generazione artigiana che qui farà rivivere tradizioni ormai perdute.

Ad oggi i progetti che vogliono realizzare sono già tantissimi! Ad esempio, far rivivere la lunga tradizione della panificazione, ritrovare il contatto con un cibo sano e nutriente, creare consapevolezza sulla biodiversità dei cereali attraverso la progettazione di una biblioteca del grano e avviare un progetto dal basso che coinvolga tutti. Ce lo siamo fatti raccontare da Giuseppe Deplano, responsabile del progetto AgroBarriera di RE.TE. ONG e e Maria Scalisi, architetto, che, insieme ad Arthur, Antonella, Danilo, Egidio e Serafino sono i co-fondatori di questo bellissimo progetto in divenire.

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Cos’è il Forno Sociale SPIGA?

SPIGA è un acronimo e significa “Spazio di Panificazione Inclusivo per la Generazione Artigiana”. È un progetto sociale dal basso che si innesta all’interno di un quartiere di frontiera complesso come Barriera di Milano a Torino. Qui, tra contrasti evidenti, innovazione sociale, multietnicità, intendiamo attivare un processo: partire da uno spazio e un oggetto fisico per dare alla comunità la possibilità di esprimersi attraverso l’autoproduzione del pane e la divulgazione della cultura del cibo sano in città.

Da che sogno nasce l’idea del progetto?

Il sogno a cui abbiamo dato forma con SPIGA nasce qualche anno fa al Boschetto, l’orto urbano di via Petrella a Torino, all’interno di un laboratorio di panificazione naturale. Al termine, i partecipanti tornarono a casa a cuocere le pagnotte autoprodotte. In quel momento, confrontandoci anche con gli ortisti, iniziammo ad avere questa idea: realizzare un forno sociale in Barriera di Milano, accessibile a tutti, in cui le persone possano coltivare e instaurare relazioni, confrontarsi, nutrirsi di nuove energie, cucinare il pane insieme e rafforzare il senso di comunità.
Quando si è presentata l’occasione di partecipare al festival dell’architettura “Bottom Up, la città si trasforma dal basso”, abbiamo deciso di metterci in gioco e di lavorare sulla periferia Torinese portando avanti la nostra “visione”.

Da chi è composto il team?

Il nostro è un team molto eterogeneo: siamo sei amici con diverse competenze – architetti, designer sistemici, ingegneri e educatori – sensibili ai temi della sostenibilità, della biodiversità, dell’empowerment della comunità. Abbiamo lavorato fianco a fianco agli ortisti del Boschetto, rappresentati da Serafino Calderone, costruendo insieme un progetto che parta dai desideri della comunità locale. Vincere questo bando ci ha dimostrato che unire le forze per una causa comune è il miglior modo per diventare il cambiamento che vorremmo vedere.

Come vi immaginate questo spazio e quali attività, workshop e incontri vorreste proporre?

Ci immaginiamo uno spazio multietnico e dinamico in cui il pane è il legante della narrazione; l’elemento che aiuta a raccontare le diverse culture e a generare processi inclusivi. Ci immaginiamo diversi eventi in cui, attraverso il pane, le persone possano entrare in relazione e potenziare la propria rete sociale. Ci immaginiamo di avvicinare tante persone all’acquisto di pane di qualità. Il nostro obiettivo è la consapevolezza alimentare; ad oggi siamo consapevoli della disinformazione legata alla qualità del cibo soprattutto tra le fasce delicate, e dello spreco alimentare in cui il pane fa da protagonista. In questo contesto, le attività con i più piccoli e le famiglie avranno un ruolo ludico/divulgativo di contrasto alla povertà educativa, andando a lavorare anche sull’empowerment familiare.

Vorreste coinvolgere altre realtà?

Pensiamo che questo non debba essere un progetto puntuale e localizzato! Il nostro forno, infatti, sarà mobile, il che consentirà di creare altre occasioni di scambio nel quartiere, ma anche di essere ospitati in altri luoghi in cui poter portare avanti la nostra missione. Ci piacerebbe coinvolgere i mulini del territorio dando loro uno spazio in città in cui potersi raccontare attraverso i loro prodotti e specialità. E poi ci piacerebbe ampliare la rete di condomini che utilizza pasta madre. Ci abbiamo pensato durante il lockdown e, per sopperire alla mancanza di lievito di birra negli alimentari, abbiamo dato vita al progetto “Contiene pasta madre”, una mappatura che consente di rendere i palazzi cittadini o le case di paese dei veri “contenitori” di pasta madre, da condividere con chi lo desidera. 

Perché è importante per voi avvicinare le giovani generazioni all’artigianato?

Crediamo che l’artigianato sia un mezzo importantissimo per comprendere i processi di produzione e per poter essere padroni delle azioni che vengono svolte su una qualsiasi attività artigianale. Avere il completo controllo del prodotto che si vuole ottenere è una condizione di cui le nuove generazioni, noi compresi, spesso non godono, limitandosi ad essere utenti passivi di un prodotto finito. Il prodotto artigianale è invece importante per far sorgere le domande legate al come viene fatto, come viene realizzato e, di conseguenza, alla qualità: qualità del cibo, qualità dei prodotti.

E la conoscenza dei grani?

I grani, ad esempio, rientrano nelle domande da porsi. La nostra idea è quella di introdurre le nuove generazioni e tutti i curiosi al discorso legato ai miscugli evolutivi, che hanno come concetto base la sostenibilità ambientale e l’impatto dell’agricoltura sull’ecosistema. Il miscuglio, infatti, essendo composto da diverse specie di grano tenero, grano duro o orzo, permette un minore impatto ambientale della coltivazione. È un processo naturale, in cui si pianta, si semina e si raccoglie, senza l’utilizzo di mezzi meccanici per irrigare, fertilizzare o utilizzare erbicidi chimici.

Insomma, il forno comunitario vuole essere un condensatore sociale in grado di attivare processi di “biodiversità comunitaria” che riaccenda l’attenzione sul valore delle relazioni, della condivisione e dello scambio. Soprattutto in questo periodo, in cui la pandemia ha messo a dura prova le relazioni umane. Per questo motivo facciamo un grande in bocca al lupo a tutto il team del progetto SPIGA, in attesa di vederlo realizzato e trovarci, un giorno, a mangiare tutti insieme il pane preparato e cotto al Boschetto!

Per contribuire alla sua realizzazione è possibile fare una donazione tramite la campagna di crowdfunding. C’è tempo fino a fine ottobre!

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
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