Informarsi
conoscere
agire

italia che cambia
5 Nov 2020

“Talenti e imprese mortificati”. Dialogo con Dario Apicella sulla chiusura dei teatri e il contraccolpo sui lavoratori

Scritto da: Valentina D'Amora

Cosa potrebbero e avrebbero potuto fare le istituzioni per tutelare il mondo della cultura? Quali sono le conseguenze della chiusura dei teatri e di tutti gli spettacoli oggi? Ne abbiamo parlato con l'attore Dario Apicella, convinto della necessità di una riforma profonda del settore che valorizzi e tuteli l'arte e ogni singolo lavoratore del settore.

Abbiamo conosciuto Dario Apicella quest’estate: lui non è solo un narratore per bambini, ma anche un attore, formatosi alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, che si occupa di formazione in ambito teatrale, curando laboratori di recitazione presso scuole di teatro e musical.

Anche con lui ho voluto affrontare il tema della chiusura dei teatri.

 «Proprio pochi mesi prima della pandemia – mi racconta Dario – ho visto con i miei occhi cosa accade nei reparti di rianimazione e ciò mi impone, come essere umano e come cittadino, di usare il buon senso e la prudenza: era prevedibile che i contagi sarebbero aumentati con la riapertura delle scuole e la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, così come è prevedibile che i casi aumentino ancora con l’arrivo della stagione fredda. Eppure le istituzioni hanno atteso gli eventi, senza agire preventivamente sui trasporti, sulla sanità, sul sostegno alle imprese e ai lavoratori che oggi necessitano di interventi rapidi e decisi».

LA MORTIFICAZIONE DEL LAVORO

Lavorare in emergenza crea confusione, calendari stravolti e continui rinvii e adeguamenti che, dalla sera alla mattina, comportano perdite economiche per le imprese e per i lavoratori, richiedendo, inoltre, un continuo lavoro di riprogettazione. «Fornire linee guida per l’adeguamento dei teatri, delle scuole di danza, dei centri sportivi e di altre strutture culturali e ricreative e poi chiudere tutto, anche solo temporaneamente, significa mortificare il lavoro di chi, spesso di tasca propria, si è attivato per riprendere “in sicurezza” la propria attività». E Dario si riferisce soprattutto alle piccole realtà culturali e teatrali che non ricevono sovvenzioni dalla Stato, ma che valorizzano i territori e creano relazioni. «Oggi possiamo solo sperare nell’attuazione di misure concrete che aiutino i lavoratori e le imprese dei settori colpiti ad affrontare questo momento (io, nel mio piccolo, sono ancora in attesa dei 600,00 € di aprile 2020).

LAVORARE A SINGHIOZZO

«Dal 23 di febbraio lavoro pochissimo e male, poiché molti eventi sono stati annullati, rimandati, poi di nuovo annullati: tutto questo è frustrante, dal punto di vista umano, e avvilente, dal punto di vista economico e professionale. E pensare che ho sempre cercato di impegnarmi su più fronti, proprio per assicurarmi una certa continuità di lavoro: teatro, editoria, promozione alla lettura nelle scuole, nelle biblioteche e nei musei, laboratori teatrali e di aggiornamento per insegnanti, tutti settori oggi tra i più penalizzati dal virus e dalle decisioni politico-amministrative».

Mi racconta anche che sono moltissimi i professionisti con cui collabora (attori, danzatori, operatori culturali e didattici) che hanno subito un contraccolpo durissimo, dal punto di vista economico, ma anche psicologico. La maggior parte di loro sono liberi professionisti, lavoratori autonomi o collaboratori occasionali che non possono contare su stipendi fissi (dice che i più fortunati, hanno un introito mensile paragonabile a quello di un operaio non specializzato), ma che lavorano quotidianamente e con passione, pur senza grossi margini di guadagno e senza prospettive certe.

LA SUA VISIONE SUL TEATRO DI OGGI

E se siamo tutti d’accordo che questa pandemia ha fatto affiorare tutta una serie di criticità in diversi ambiti professionali, a partire dalla scuola, oggi vengono a galla anche le nette incongruenze interne alla gestione dei lavoratori del settore teatrale.

«La categoria dei professionisti dello spettacolo in Italia è da sempre poco sostenuta e scarsamente incentivata: mi riferisco in particolare agli artisti sconosciuti al grande pubblico, di fatto lavoratori “fantasma”.  Non esistono strategie e progetti sistematici, ben definiti dallo Stato, per promuovere e sostenere gli artisti e, più in generale, i lavoratori di questo settore. E oggi, a mio avviso, emerge anche una scarsa consapevolezza, da parte degli stessi artisti, riguardo a quelli che sono gli aspetti previdenziali, amministrativi, gestionali, fiscali, contributivi del lavoro e dei diritti e dei doveri connessi alla professione. Sono pochi infatti i commercialisti e consulenti del lavoro che conoscono bene la materia e possono fornire adeguata consulenza».

Questo non vale, naturalmente, per coloro che sono inseriti stabilmente nell’ambito dei grandi teatri pubblici e privati sovvenzionati dallo Stato. Sono ancora tanti, però, i professionisti che, per poter lavorare, spesso accettano contratti sottopagati o investono soldi, tempo ed energie per sviluppare progetti teatrali senza aver accesso alla cassa integrazione e ad altri ammortizzatori sociali.

«Si spera – conclude –  che questa fase porti ad una maggiore consapevolezza, prima di tutto da parte degli artisti, affinché si possa avviare una riforma profonda e completa dell’ambito teatrale che valorizzi e tuteli i talenti e, più in generale, ogni singolo lavoratore di un settore strategico per il nostro paese, potenzialmente capace di migliorare le condizioni culturali, economiche e sociali di interi territori e comunità».

Stiamo perdendo la capacità di sognare eppure l’Italia è costellata di straordinarie esperienze di cambiamento! 
Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana. 
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Grazie per contribuire all’Italia che Cambia

Mentre gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i cambiamenti in atto, noi scegliamo un’informazione diversa, vera, che aiuti davvero le persone nella propria vita quotidiana.
Chiediamo il tuo contributo per cambiare l’immaginario e quindi la realtà!

Mappa

Newsletter

Visione2040

Mi piace

Italia che cambia

Sempre più persone, come te, comprendono la necessità di un giornalismo indipendente e costruttivo.
Italia che Cambia è da sempre impegnata nella diffusione di notizie che contribuiscano a costruire un nuovo immaginario sul nostro Paese, fornendo esempi concreti per la transizione verso un mondo migliore. Abbiamo scelto di mantenere le nostre notizie gratuite e disponibili per tutti, riconoscendo l’importanza che ciascuno di noi abbia accesso a un giornalismo accurato e costruttivo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Se ne hai la possibilità contribuisci a Italia che Cambia oggi anche con un piccolo contributo.

Il contributo di ogni lettore, piccolo o grande, ha grande valore ed è essenziale per proteggere l’editoria indipendente.

Contribuisci

Natale col Covid – Io Non Mi Rassegno #266

|

LaCasaRotta: da cascina abbandonata ad ecovillaggio diffuso dove ritornare a essere comunità – Io faccio così #309

|

La legge di attrazione: come il pensiero positivo può trasformare la nostra vita

|

Boscopiano: un gruppo di giovani realizza il sogno di far rivivere la propria valle

|

Pace, inclusione e solidarietà: l’impegno di Melagrana per la tutela dei diritti umani

|

The Great Reset, il futuro prossimo. Come la crisi del Covid potrebbe cambiare il mondo

|

Progetto Happiness: in viaggio intorno al mondo alla ricerca della felicità

|

Irene, la pittrice che dipinge gli sguardi delle donne vittime di violenza