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27 Gen 2021

La tipografia ecologica che offre un’occasione di lavoro e recupero ai detenuti

Scritto da: Valentina D'Amora

Vi raccontiamo la storia della tipografia KC che dal 1987 intreccia l'amore per la stampa a quella per i libri. Nel 2009 ha scelto di rivoluzionare l’intero processo di stampa, diventando la prima tipografia certificata FSC® in Liguria e la prima certificata Eco-print© in Italia. Un progetto ambientale ma anche sociale, perché coinvolge attivamente alcuni detenuti del carcere di Genova Pontedecimo con un progetto formativo.

Conosco personalmente Giacomo Chiarella da fine 2018: lo incontro la prima volta per parlare di un progetto editoriale ancora acerbo e mi ritrovo subito ad ascoltare con piacere le sue idee, il suo approccio e a visionare il campionario di carte secondo lui più adatte. Nel tempo mi accorgo che Giacomo è sempre indaffaratissimo, ma è una persona che sa fermarsi ad ascoltare i dubbi e, soprattutto, le visioni dei suoi clienti. L’esperienza prosegue e il libro viene pubblicato da KC Edizioni, la casa editrice integrata alla tipografia. Il risultato è molto curato e il taglio artigianale viene notato da chiunque prenda in mano il volume. Tutto’oggi la tipografia rimane, per me, un punto di riferimento per stampe di qualunque tipo, perché sa coniugare la passione per le arti grafiche con l’amore per l’ambiente, tema su cui sono molto sensibile.

L’ho intervistato per raccontarvi la sua storia.

Giacomo Chiarella in tipografia

L’APPROCCIO ECOLOGICO

Giacomo inizia a lavorare nel mondo delle stampe sin da ragazzo, affiancando il papà, Kicco Chiarella, da cui deriva il nome della tipografia. Mi confessa che, nonostante subito non ne fosse entusiasta, con il passare del tempo, si appassiona sempre di più a questo mestiere, così legato all’arte e alla cultura.

Poco più di dieci anni fa, arriva il momento della conversione al green. «Nel 2009 ci siamo ritrovati con i macchinari obsoleti. Le scelte erano due: rinnovarsi o chiudere, perché in questo settore le attrezzature sono fondamentali e si tratta di investimenti piuttosto onerosi. Allora abbiamo deciso di proseguire, pensando al futuro».

La bicicletta per le consegne

Giacomo mi racconta che ora tutta l’energia utilizzata durante il processo di stampa proviene interamente da fonti rinnovabili, gli inchiostri usati sono a base acqua e cera vegetale e i sistemi di lavaggio sono fortemente ridotti e operati evitando solventi chimici. In più, tutte le carte proposte sono certificate FSC®: quelle riciclate sono sbiancate senza l’utilizzo di cloro e provengono da cartiere selezionate personalmente per trasparenza nei cicli produttivi. Un’ecologia a tutto tondo, in una tipografia dove si respira l’amore per l’ambiente e la passione per questa professione. «Per lavorare bene è fondamentale il clima di fiducia e amicizia che si vive qui. D’altronde, passiamo più tempo insieme ai colleghi che a casa, per questo è importante lavorare concentrati, ma sempre con il sorriso».

IL CIELO IN UNA STAMPA

Nel 2016 Giacomo decide di aprire una succursale della tipografia all’interno della casa circondariale di Pontedecimo. L’obiettivo è quello di formare un gruppo di persone detenute al lavoro di stampa e legatoria, valorizzando l’attività lavorativa all’interno del carcere. «In questi cinque anni, il progetto si sta sviluppando bene, tanto che siamo riusciti a inquadrare e ad assumere anche alcuni di loro e ad aumentare il gruppo di detenuti in borsa lavoro».

Un’idea che riesce concretamente a rendere la detenzione un periodo di recupero, per far sì che chi è dentro possa avere gli strumenti per reinserirsi nel circuito sociale, una volta fuori. «Chi ha lavorato con noi ha imparato molto e sono tanti quelli che, dopo essere usciti, sono venuti a ringraziarci non solo per aver dato loro una base economica, ma soprattutto quella salute mentale che il lavoro ti dà. Questo progetto è davvero un’ancora di salvezza per loro».

«Per me il carcere era un luogo completamente nuovo e non nascondo che è un ambiente molto pesante, per noi che entriamo, per chi ci lavora ma soprattutto per loro, che sono dentro. Bisogna pensare qualcosa che possa aiutarli, altrimenti la loro condizione non può che peggiorare. Per questo sono contento di essere riuscito a proporre questo progetto formativo che sviluppa qualcosa di positivo».

Un’azienda, quella di Giacomo, che non è interessata esclusivamente alla crescita economica, ma si proietta verso il futuro, della società e dell’ambiente. Un bell’esempio di impresa profit che sa lavorare, facendo del bene.

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